Ma ti riferisci alle rivoluzioni scientifiche - per volgarizzare una sorta di "balzo in avanti, di botto, della conoscenza umana" - oppure dei modi di produzione, anche del sapere?
Mi riferivo alle rivoluzioni scientifiche, anche se, come hai detto tu, sono fortemente connesse alla produzione. Khun distingue i periodi di "scienza normale" da quelli di "scienza straordinaria". La prima procede per accumulazione di conoscenza. Quando la scienza normale va in crisi, e questo può avvenire per una nuova teoria, per una scoperta scientifica dirompente (la scoperta dell'ossigeno, la fissione nucleare o, per quella che il ministro Cingolani ritiene prossima, la fusione nucleare), oppure, ma questo lo dico io, non Khun, per una "crisi sanitaria" devastante, allora c'è il cambio di paradigma. Improvvisamente campi della ricerca vengono preferiti ad altri (pensiamo alla enorme quantità di denaro pubblico destinata alla ricerca scientifica nel campo farmacologico). Altri assurgono a campi fondamentali in quanto indispensabili a garantire funzioni improcrastinabili ed urgenti del vivere civile (penso ad esempio al 5G, ormai non messo in discussione praticamente da nessuno). L'accelerazione richiesta su tutto quanto è digitale è prodromica alla nuova rivoluzione post-informatica. Sarà un progresso per l'umanità o solo per una parte di essa non lo possiamo sapere, ma senza la partecipazione di tutti (specie di chi è consapevole dei rischi), la bilancia penderà pericolosamente verso il secondo. Antonio