Ben detto. Continuo a vedere l'attenzione su AGCOM legata solo agli aspetti televisivi. O al massimo alla gestione degli aspetti di regolamentazione dei TELCO. E sempre come problemi separati. Saluti Giorgio ======================================================================== Prof. Ing. Giorgio Ventre Dipartimento di Informatica e Sistemistica Università degli Studi di Napoli Federico II Via Claudio 21 80125, Napoli, Italy Tel: +39 081 7683908 Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3356264000 E-mail: giorgio@unina.it http://www.comics.unina.it http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre ======================================================================== On 13/06/2012 10.39, Blengino wrote:
E' però comunque una visione dei media audiovisivi e dell'informazione telecentrica.
Il problema oggi non è più (solo) un problema di assegnazione di frequenze e di pluralismo sul broadcasting, ma di preservare e non schiacciare il pluralismo fisiologico della rete e delle piattaforme web.
Se si continua a ragionare in termini di scarsità a tutela del pluralismo rischiamo di giustificare la lotta TV vs Web...
Insomma, manca un pezzo nel ragionamento di Zagrebelsky che anche da alcune affermazioni fatte all'Infedele non so quanto abbia metabolizzato il Web...
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*Da:*nexa-bounces@server-nexa.polito.it [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] *Per conto di *J.C. DE MARTIN *Inviato:* mercoledì 13 giugno 2012 9.09 *A:* NEXA List *Oggetto:* [nexa] V. Zagrebelsky: "Le nomine Agcom, e il primato del pluralismo" (La Stampa)
Segnalo questo splendido articolo di Vladimiro Zagrebelsky oggi su La Stampa.
juan carlos
*Le nomine Agcom e il primato del pluralismo*
/Vladimiro Zagrebelsky/
Sarebbe bene sostituire la misteriosa sigla della Agcom con il suo nome vero, per ricordare la natura e la missione di quella Autorità indipendente, che è istituita «per le garanzie nelle comunicazioni». Essa svolgerà un ruolo decisivo nella assegnazione delle frequenze per le trasmissioni televisive: un ruolo determinante per ciò che vedremo, ascolteremo e sapremo nei prossimi anni. La gravità degli attuali problemi economici, che monopolizzano le attenzioni e preoccupazioni, spinge a vedere solo il profilo economico di questioni che invece riguardano anche altre ed importanti esigenze. E' significativo che le critiche largamente portate alle recenti nomine dei componenti della Autorità finiscano spesso con il riflettersi solo sulle previsioni di comportamento di questo o quel commissario nelle decisioni che hanno conseguenze economiche sui vari operatori televisivi, attuali o potenziali.
Nessuno, specie di questi tempi, può sottovalutare la portata economica delle decisioni da prendere. Ma essa non deve esaurire l' attenzione di chi le prende, né la vigilanza della pubblica opinione. In un suo intervento a «Otto e mezzo» de La7, l'altro giorno il segretario del Pd ha menzionato la cacciata «politica» di Santoro dalla Rai come un esempio di inettitudine «economica» da parte di una impresa, che dovrebbe curare i suoi interessi. Difficile nascondere lo stupore: non un cenno al profilo che riguarda la qualità dell'informazione fornita dalla Rai, responsabile del servizio pubblico. Come se, al contrario, non ci fosse stato nulla da dire nel caso in cui il programma cancellato non avesse avuto grande audience. Evidentemente l'unica logica è ormai quella dei costi/ricavi economici.
La informazione, completa e pluralistica è un bene pubblico, condizione fondamentale di una società idonea a far vivere il sistema democratico.
[...]
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