On 21/06/2019, Davide Carboni <dcarboni@gmail.com> wrote:
Sarebbe bello in teoria, ma in pratica come potrebbe essere controllato?
Nello stesso modo in cui si controllano le licenze software nelle aziende. O le dichiarazioni dei redditi. ;-)
E forse non è bello neanche in teoria, in fondo se un privato riesce a metter su un business con dati pubblici bravo lui. Sarà suo interesse fare in modo che la sorgente dei suoi dati sia tutelata dalla distruzione, ma non vedo spazio per una forzatura legislativa.
Il problema non è impedire lo sfruttamento commerciale, ma la privatizzazione. Se un'azienda riesce a mettere su un business model basato sui dati pubblici va benissimo, purché i modelli che ne trae rimangano bene comune. L'esito più probabile è che i dati di queste banche dati, raccolti, organizzati e distribuiti a spese della comunità, vadano ad arricchire banche dati private. Se fossero copyleft, tali banche dati dovrebbero diventare bene comune esse stesse. In questo modo i Commons si arricchirebbero invece di impoverirsi. Perché nel momento in cui usi dati pubblici per arricchire la tua base dati privata, aumenti il valore relativo della tua base dati privata e riduci il valore relativo di quella in comune. Come si definisce l'atto di un privato che entra in un museo pubblico, sostituisce un oggetto con una copia di minor valore e aggiunge l'oggetto sottratto alla propria collezione privata? A me sembra la stessa fattispecie, solo effettuata con maggior destrezza. ;-) Giacomo