Cara Barbara, ho seguito le tramissioni di cui parli, e mi erano piaciute molto. Ma mi riferivo ad un arco temporale più ampio. Facebook è stato fondato nel 2004 ed è diventato popolare in Europa nel 2008. Almeno fino alle rivelazioni di Snowden, nel 2013, il tecno-racconto è stato per lo più entusiastico (anche se già Morozov ha aperto molte crepe), specie visto che la primavera araba sembrava dare conferma a certe tesi. Poi con un processo graduale l'aria è cambiata, ed ancor più negli ultimi tre-quattro anni, ma come mi pare affermi anche tu, non so quanto del lavoro fatto da noi giornalisti e da studiosi come la Zuboff sia passato e sia stato recepito, non solo dalle elite, ma anche dall'uomo della strada. Dubito che il 90% della popolazione italiana conosca i nomi che citi, non certo per colpa di qualcuno in particolare, ma temo sia così. Per questo trovo utile che ci sia qualcosa del genere su Netflix, che, piaccia o meno e con tutti i limiti del caso, ha appunto un impatto diverso. On Sun, Sep 20, 2020 at 11:31 AM <barbaracarfagna@libero.it> wrote:
Caro Federico, Raiuno tv tedesca e la BBC mandano in onda da anni doc di 1h su questo tema. In Europa non è mai stato un tabù. Ti mando link a tre speciali. montati un anno fa, con interviste alla Zuboff , Jeron Lanier, Kleinrock, e si intitolaNo “riprendiamoci i dati” “La disillusione: il capitalismo della sorveglianza” “Datacrazia” (più chiaro di così...). L’impatto sociale della tv pubblica, purtroppo, ormai nelle élite europee è pari a zero rispetto a Netflix
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domenica 20 settembre 2020, 09:01 +0200 da federicogue@gmail.com < federicogue@gmail.com>:
Ho visto il documentario e l'ho trovato molto utile. Questa è una lista per addetti ai lavori, normale che per i presenti non ci siano novità, ma credo che per l'utente medio, lo stesso che liquida la questione privacy con "tanto io non ho niente da nascondere", la sola idea che il social non sia uno strumento, ma qualcosa di vivo, con i propri obiettivi e i propri sistemi di manipolazione per ottenerli, possa essere una rivelazione. Sul fatto che i social abbiano aspetti positivi, è vero, ma è anche vero che per diversi anni si è parlato solo di quelli, anche in molti giornalisti abbiamo abboccato all'idea (poi rivelatasi per quello che era - puerile): più connessi=democratici/felici/eguali.
Ora, per fortuna non è più tabù raccontare l'altra faccia della storia; come per esempio, qui: Facebook Has Been a Disaster for the World https://www.nytimes.com/2020/09/18/opinion/facebook-democracy.html
On Sun, Sep 20, 2020 at 5:51 AM barbaracarfagna--- via nexa < nexa@server-nexa.polito.it> wrote:
Certamente va visto ma, personalmente, non ho visto grandi novità in “social dilemma” rispetto al dibattito informato sul tema delle piattaforme. Ho visto la potenza di Netflix per chi vuole fare un rapido fundraising.
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sabato 19 settembre 2020, 23:11 +0200 da antiac@gmail.com < antiac@gmail.com>:
Per chi avesse visto il docufilm su Netflix una riflessione a contorno
Premesso che non ho visto il film, tuttavia un breve commento all'articolo vorrei lasciarlo, in particolare alle conclusioni a cui arriva.
"... ll limite di Social dilemma è che (come molti libri su questi temi) è realizzato più per lanciare allarmi che per costruire; più per spaventarci che per aiutarci ad avere una visione completa del fenomeno e soprattutto indicarci le possibili soluzioni a minacce, eccessi e storture del mondo digitale".
Evidentemente perché non c'è nulla da costruire, che soluzioni da "bacchetta magica" per rendere i social "buoni e utili" non ce ne sono, che non basta trasmettere il "Santo Rosario" per tranquillizzare le persone (quanto meno i credenti). L'articolista si lamenta che è stato dato pochissimo spazio alle parole in favore dei social di Tristan Harris "i social sono utilissimi per mille cose". Ma quando si difende un'idea, di queste mille cose, almeno qualcuna la devi proporre. Io è dal 2004 che attendo una di queste "cose utilissime" per potermi iscrivere. Rancilio avrebbe desiderato che nel documentario si fosse parlato più ampiamente del "Center for Humane Technology" che, a suo dire, sta svolgendo un grande lavoro positivo per cambiare il volto alla tecnologia. Peccato che la news più recente del sito [1] è un articolo del Los Angeles Times [2] non tenerissimo con Facebook & C. Chiudo con una frase riportata nel LA Times: "Justin Rosenstein points out, the latter’s “like” button was designed to be a tool for spreading “positivity and love,” not the behavioral tracking device it has become." Per trasmettere nuovamente "positività e amore", Facebook dovrebbe tornare indietro alla sua nascita, ma non credo che dalle parti di Menlo Park (e di Wall Street) siano molto d'accordo.
Antonio
[1] https://www.humanetech.com/news [2]
https://www.latimes.com/entertainment-arts/movies/story/2020-09-09/review-so... _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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