Gentili iscritti alla newsletter Nexa,
grazie per i continui spunti e per lo spazio di
discussione che giornalmente contribuite a creare su questo
canale.
Vorrei questa volta scrivervi io, per la prima
volta, per porvi alcune riflessioni inerenti all'argomento
“Fact-checking" delle notizie da parte di Facebook.
Come sicuramente avrete avuto modo di leggere nei
giorni scorsi, infatti, i vertici del più famoso social network si
stanno adoperando per poter implementare una soluzione che permetta
di smascherare notizie false postate sul canale. Potete leggerne,
se non ne siete al corrente,
qui e
qui
Questo cambiamento risulta ai miei occhi
fondamentale per tanti aspetti, specialmente nel legame con il
diritto. Vorrei porre a voi, allora, tre riflessioni. Nella
speranza di avviare un bel dibattito.
1) Un eventuale controllo sulla falsità della
notizia viene affidata all'operato umano: a seguito della
segnalazione da parte di un utente un team dedicato al
fact-checking controllerà e - nel caso in cui la notizia sia
considerata falsa - notificherà al lettore/utente la situazione.
Ciò lascia a mio parere aperti larghi spazi d'ombra: quale potere
avranno Facebook e le società ad esso ricondotte per il
Fact-Checking sulle notizie segnalate? Dovremo ritenere questo
potere indipendente, privo di influenze da qualsiasi ingerenza
esterna? In altre parole: potrà Facebook essere in grado di
canalizzare l'informazione? Ciò comporterebbe notevoli violazioni
al diritto di informazione e ad essere informati.
2) Come trattare la satira e il diritto alla
satira? Può essa sfociare in mala-informazione? Potrà essere
"censurata" dal team di Facebook? E se sì, sarà ciò
legittimo?
3. In ultimo, un' ipotesi a più lungo termine. Per
ora si è deciso di affidare il controllo a persone fisiche. Lo
stesso Mark Zuckerberg però non esclude che in futuro questa
"mansione" possa essere affidata a macchine e, dunque, ad
algoritmi. Saranno allora gli algoritmi a decidere cosa è vero da
cosa è falso? Non intendo qui sindacare l'idea di notizia giusta o
sbagliata, ma di fatto "provato" o "non provato" (Un'informazione
supportata da dati o no).
Poste queste riflessioni, spero vogliate espormi
qual è il vostro pensiero.
Cordialmente,
Juris Doctor,
Università di Bologna