Queste sono le vicende che viste dal vecchio continente fanno sorridere. O piangere.
Nella cara vecchia europa che del diritto alla protezione ha fatto una bandiera (spesso mal utilizzata per battaglie biecamente commerciali), non c'è un solo provider, access o content, che si ponga anche solo il problema.Non c'è un solo fornitore di servizi che si periti di fare un transparency report (l'unico che opera in IT che lo fa è Vodafone, e le richieste del law enforcement italiano sono impressionanti nei numeri).
L'ultimo P.M., per il più insignificante dei reati, può accedere con banali ordini di esibizione -che non sono mai sindacabili da un giudice- a dati che se gestiti in Italia vengono consegnati con sottomessa compiacenza e noncuranza, E non passa neppure per la mente che l'utente possa (o debba) esser avvisato, neanche quando il dato non è del "targhet" e non è affatto riferito al soggetto sottoposto ad indagine.
Una vertenza come quella di Microsoft in Italia non avrebbe neppure i parametri base per esser sollevata.
Però noi siamo i difensori della privacy...(e non parlatemi del radioso futuro del GDPR....)
Carlo