I programmatori di
oggi, ma anche gli analisti e su su,
sono come i falegnami odierni: sanno solo assemblare
ed adattare.
Io la chiamo infatti informatica-ikea.
Idem per i siti web, ormai la maggioranza sono fatti con
wordpress.
Col beneplacito degli imprenditori che risparmiano (così
credono)
ma al committente non lo dicono.
Anche se spesso, rifare il codice da zero sarebbe meglio,
non occorrerebbe studiare software altrui, spesso mal
documentato,
che magari è inutilmente pesante per il progetto ... e
non
parliamo se occorre
trovarvi dei bug.
Peccato che pochi ne siano capaci.
Ci sono i pochi veri informatici che preparano
le librerie di base, i framework, le classi, i plugin, e gli
altri campano di rendita.
Danni del software gratuito (cosiddetto libero).
Io faccio tutto, dall'informatico (nel senso di Antonio) giù
giù
fino al riparatore di tastiere.
Utilizzo praticamente tutti i linguaggi presenti a passati,
mi sono creato mie piattaforme e librerie e sono indipendente.
Quando però partecipavo a progetti di gruppo, rabbirividivo
nel vedere dei capi-progetto, laureati in informatica,
che tiravano fuori idea balzane, tutto perchè non conoscevano
il linguaggio che si era deciso di adottare (e spesso
sbagliavano
a sceglierlo) e non ne sapevao i limiti e i pregi.
Infatti, adesso, o faccio io il capo-progetto (e mi delego parte
del codice
più il disegno del db) o ne sto fuori.
Perciò concordo con Antonio che anche il mega-informatico
deve saper programmare, magari non specializzatissimo,
ma questo è la base di tutto.
Quasi tutti gli allenatori di calcio erano prima dei bravi
calciatori.
Tralascio poi i rapporti con i "manager" e con i commerciali che
sarebbe lunghissimo ...
Accenno solo che i vari "framework" spesso sono una palla al
piede.
Servono per utilizzare manodopera meno skill ed utilizzarla tipo
catena-di-montaggio.
Poi si lamentano che il server dell'Inps crasha ad ogni nuovo
decreto e che
confonde gli utenti.
Vincenzo.
Grazie Antonio
solo per chiarire che dal mio punto di vista essere un informatico vuol dire saper programmare. Chi non si è "sporcato le mani" col codice non è un informatico. Punto.
Per dirlo con le parole di Donald Knuth «the best computer scientists are thoroughly grounded in basic concepts of how computer actually work; and indeed the essence of computer science is an ability to understand many levels of abstraction simultaneously.» [Keynote Address at the 8th Annual Conference on Innovation and Technology in Computer Science Education (ITiCSE-03)]
Ciao, Enrico
Il 28/04/2021 10:19, Antonio Iacono ha scritto:
Esiste infine, come per l'ingegneria tradizionale, tra la scuola e l'università, la funzione intermedia del quadro tecnico. Un esempio, preso dall'ingegneria civile, è quello del geometra, ruolo indispensabile, perché non tutti hanno bisogno di costruire grattacieli, mentre molti devono realizzare "modeste costruzioni civili". Moltissime micro e piccole imprese italiane non hanno necessità di un laureato per le loro esigenze informatiche, gli basterebbe un diplomato, anche qui che sia preparato come un "informatico" in grado di definire un progetto in relazione alle esigenze dell'utente e non semplicemente come un "programmatore" che genera codice.
L'analogia con l'ingegneria civile mi piace tantissimo :)
Il programmatore è il muratore o il carpentiere.
L'informatico è l'ingegnere, l'architetto o, per piccoli progetti, il geometra.
L'ingegnere non deve "impastare il cemento" ma se qualche volta, nella
vita, l'ha fatto, gli tornerà sicuramente utile.
L'informatico non deve programmare ma se a volte "si sporca le mani"
con il codice, male non fa.
Un ipermercato ormai lo si costruisce in un paio di settimane,
prefabbricati e via.
Ma a nessun ingegnere/geometra/muratore verrebbe in mente di usare i
prefabbricati per una "costruzione civile".
Nell'informatica attuale (per niente "buona"), purtroppo sì.
Antonio
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