Ci sono momenti in cui fatti apparentemente separati cominciano a comporre un quadro. In Germania l’AfD ha appena vinto le elezioni regionali in Sassonia-Anhalt e Meclemburgo-Pomerania Anteriore. Negli Stati uniti l’amministrazione Trump ha associato l’antifascismo alla minaccia terroristica, sanzionando Autistici/Inventati. Anche il dibattito pubblico online è sempre più attraversato da guerre informazionali ibride. Trump, Netanyahu e Putin, pur attraverso traiettorie differenti, esercitano pressioni diverse sull’autonomia politica europea.
Le destre agitano la parola “sovranità” contro migranti, solidarietà e diritti, ma accettano la dipendenza dagli Stati uniti su energia, tecnologie, dati e infrastrutture strategiche. La sinistra dovrebbe fare l’opposto: costruire un’autonomia europea digitale, finanziaria e politica.
Autonomia digitale
Comunicazione, privacy e libertà di espressione non possono dipendere da infrastrutture controllate da poche corporation statunitensi. Le alternative esistono: infrastrutture pubbliche e cooperative, software libero, interoperabilità e privacy by design. Dobbiamo smettere di cedere diritti e libertà al tecnosoluzionismo, come se ogni problema politico e sociale potesse essere risolto con più dati, più server e più sorveglianza.
Autonomia politica europea come eredità delle Repubbliche antifasciste
L’ordine democratico europeo del dopoguerra nasce dal rifiuto del progetto nazifascista. La questione riguarda l’autonomia politica dell’Europa e la capacità di difendere i principi democratici e costituzionali su cui afferma di fondarsi. La Corte costituzionale italiana ha recentemente parlato di una “società europea”. Come ci ha insegnato Stefano Rodotà, se ieri la questione era costruire un’Europa dei diritti e non soltanto dei mercati, oggi quei diritti hanno bisogno delle condizioni materiali per non essere subordinati a decisioni prese altrove.
Autonomia finanziaria
Una blacklist frutto di un ordine esecutivo dell’amministrazione Trump non dovrebbe diventare, nei fatti, legge nel mercato europeo. Il caso A/I mostra il problema: banche e intermediari europei possono temere le secondary sanctions, l’esclusione dai circuiti internazionali di pagamento o difficoltà nell’operare in dollari. Ma l’Europa potrebbe rovesciare questa catena del rischio. Se rendesse vietato agli operatori europei conformarsi a determinate sanzioni extraterritoriali statunitensi, attraverso strumenti come il Blocking statute, la contraddizione risalirebbe verso Mastercard, Visa, PayPal e altri operatori globali. Il Parlamento europeo ha già chiesto di attivare il Blocking Statute per proteggere la Corte penale internazionale dalle sanzioni statunitensi.
Ora Salis, Scuderi e molte altre eurodeputate e eurodeputati hanno chiesto alla Commissione di intervenire anche sul caso A/I. Questa posizione sarebbe più forte se l’Unione disponesse di infrastrutture proprie: circuiti di pagamento, intermediari digitali indipendenti e sistemi capaci di garantire servizi finanziari essenziali. E sarebbe più forte se fosse sostenuta da una mobilitazione pubblica e popolare dal basso.
Autonomia politica, digitale e finanziaria non sono tre questioni separate. Sono tre facce della stessa domanda: può esistere uno spazio politico europeo, democratico, sociale e costituzionale se qualcun altro controlla una parte decisiva delle infrastrutture attraverso cui il vivere sociale e il dibattito pubblico si articolano in Europa?
La difesa dell’antifascismo e della nostra autonomia finanziaria, digitale e politica dalla pressione extraterritoriale esercitata attraverso le sanzioni Ofac potrebbe diventare una campagna europea dei prossimi anni, anche attraverso la European citizens’ initiative: uno spazio di convergenza tra movimenti dal basso, organizzazioni e istituzioni che ne subiscono gli effetti e rappresentanti politici impegnati su questi temi.