Buongiorno, Vincenzo Mario Bruno Giorgino <vincenzo.giorgino@unito.it> writes:
Questo è proprio uno dei nodi centrali: la sovranità del dato,
Scusate se faccio il pedante ma di che categoria (classe) di dato stiamo parlando? Nel contesto di questo thread /pare/ essere il dato personale, anzi il dato *sensibile* personale, visto che si parla di dati sanitari sulla pandemia covid-19. Per favore quando parliamo di dati non dimentichiamoci che quelli personali /sono/ considerati *molto speciali* e direi che su questo la giurisprudenza negli ultimi 20 anni (più?), fino ad arrivare al GDPR, ha "decretato" che la sovranità del dato personale è in capo alla persona che lo ha fornito: sbaglio? Sulla "sovranità" del dato *non* personale raccolto in banche dati valgono i diritti d'autore. [...]
I mercatisti sostengono che il dato è di proprietà individuale e deve essere compensato economicamente da chi lo usa, gli statalisti propendono per silos gestiti dallo stato
Gli "umanitaristi" come me sostengono che il dato personale (che identifica un aspetto di una persona) NON possa essere scambiato sul mercato in modo analogo a come non possono essere scambiati organi o, meno drammaticamente, scambiato il sangue (in Italia è vietato per legge [1]). Ecco la nuova buzzword: "i dati personali sono il sangue della democrazia". :-D Io non vedo cosa impedisca di stabilire una volta per tutte delle norme che vadano in tal senso: divieto del traffico di dati personali. A me non piacciono ontologicamente i divieti ma in questo frangente storico non imporne uno del genere è Troppo Pericoloso™
la terza opzione prevede che i cittadini ne abbiano la sovranità e possano metterli in comune affinché ne traggano vantaggio collettivo.
...e io che ho sempre pensato che lo Stato, la cui sovranità appartiene al popolo, avesse (anche) il compito di raccogliere e condividere le risorse affinché i cittadini ne traggano vantaggio collettivo; invece ci vuole una terza opzione... mumble
*And everything in between...* A me pare che questo sia il nodo da affrontare in questi tempi. Questa ultima opzione è tipica dell'economia del commoning, del *mettere in comune* .
Non voglio stare a sindacare a chi debba spettare il compito di attuare un'economia del commoning, noto che ciò implica l'assunto (che io condivido) che ora viene attuata un'economia del landlording. Voglio però sottolineare che tecnicamente è possibile, basta "solo" la volontà politica di farlo utilizzando gli strumenti che lo consentono. (Ho l'impressione che questa volontà manchi). Il "trucchetto" tecnico per rendere possibile l'imagazzinamento dei dati sensibili anonimizzati in un "database distribuito pubblico non aggregato" (la prima che parla di blockchain... zac! :-P ) si chiama "Blind Signature" [2] ed è stato presentato al mondo nel 1983 (no, non è un refuso) da David Chaum... è quella roba che sta dietro al sistema di pagamento elettronico GNU Taler. --8<---------------cut here---------------start------------->8--- Blind signatures can also be used to provide unlinkability, which prevents the signer from linking the blinded message it signs to a later un-blinded version that it may be called upon to verify. In this case, the signer's response is first "un-blinded" prior to verification in such a way that the signature remains valid for the un-blinded message. This can be useful in schemes where anonymity is required. --8<---------------cut here---------------end--------------->8--- Quindi, lo stesso sistema potrebbe essere utilizzato per consentire alle persone di far "blind firmare" digitalmente il proprio referto d'esame a chi lo redige e quindi consentirgli successivamente di consegnare [3] tali risultati "blind firmati" con la garanzia che egli rimanga ANONIMO. [4] Ça va sanse dire che i dati contenuti nel referto, diciamo la parte "consegnabile" del referto, NON devono consentire la (ri)identificazione della persona e QUINDI occorre una certa qual sensibilità nel /escludere/ dal referto i dati che potrebbero essere utilizzati allo scopo... ma, scusate l'arroganza, non ci vuole un genio per capire che tra quei dati NON ci deve essere l'indirizzo, il telefono, il codice fiscale.... La stessa *identica* cosa varrebbe anche per i dati fiscali, che potrebbero essere forniti pubblicamente senza compromettere l'anonimato del contribuente... e così via. Voilà: ecco il sistema tecnico per consentire agli operatori pubblici di organizzare una raccolta anonima, obbligatoria o volontaria in funzione del contesto (penso al censimento, per esempio), di dati sensibilissimi con la garanzia che chi li conferisce rimanga anonimo: sbaglio? Perdonatemi ma secondo me le chiacchiere stanno a zero. :-D Ora veniamo al resto dei dati: cosa impedisce allo Stato di organizzare "database distribuiti non aggregati" che contengono i dati, ove occorre anonimizzati col metodo di cui sopra, di /tutto/ quello che lo stato già *misura*? Banale esempio: c'era davvero bisogno di Google per (ri)mappare la terra e le nostre strade per (ri)creare le mappe digitalizzate e mettere quei dati a disposizione dei cittadini, in questo modo consentendo (anche) attraverso l'app "Google Maps" su smartphone un tracciamento geolocalizzato /inserito/ nello schema che ben conosciamo di scambio con alcune agenzie di intelligence? La mappatura pubblica non sarebbe invece un bel compito da affidare agli uffici tecnici dei nostri comuni? Lo strumento c'è e si chiama OpenStreetMap (manca lo street view? Patches wellcome!). ...e /quando/ il contrasto/adattamento al cambiamento climatico sarà un business analogo all'AdTech faremo fare la stessa cosa con le misurazioni delle condizioni atmosferiche e climatiche delle nostre città, fiumi, mari? E col controllo idrogeologico del territorio? ...e con i sensori di allarme sullo "stato di salute" di un ponte? ...tutto perché "noi" non siamo in grado di organizzarci per farlo collettivamente: chi é Stato? Anche qui: tecnicamente c'è TUTTO quello che serve, anche le competenze /locali/ delle persone abbondano, quindi ripeto: perdonatemi ma le chiacchiere stanno a zero. :-D Guardate il pianeta BigData, salite in orbita a 40Km, spostatevi di 15 gradi a sinistra (o a destra se vi va, l'orbita è circolare) così uscite dal cono d'ombra: eccola la stella BigPublicData! Mercatisti... he he he :-D Saluti, Giovanni. [...] [1] https://www.ilgiornale.it/news/cronache/quasi-mille-euro-litro-cos-funziona-... il donatore non può ricevere compenso economico, i successivi passaggi avvengono attraverso compenso economico per ripagare il processo di trasformazione, immagazzinamento e logistico; il tutto gestito da un pubblico registro. [2] https://en.wikipedia.org/wiki/Blind_signature [3] mumble mumble: Huston abbiamo un problema, non esiste un sistema di comunicazione anonimo... ohibò: ci toccherà farlo con la chiavette USB. [4] parola grossa garanzia: c'è sempre il rischio che il sistema di chi "blind firma" venga compromesso e che questo consenta il "leak" di tutti i dati, compresi quelli identificativi, quindi addio anonimità... /quindi/ il sistema va gestito cum granu salis e deve essere allo stato dell'arte (software libero riproducibile e bootstrappabble). BTW non siamo parlando di voto politico elettronico. -- Giovanni Biscuolo Noi, incompetenti come siamo, non abbiamo alcun titolo per suggerire alcunché.