Il 08/10/2011 13:10, giuseppe mazziotti ha scritto:

4. Personalmente, avrei preferito leggere direttamente il position paper dei Verdi, che è comunque sintetico. Trovo quantomeno curioso che TorrentFreak abbia intervistato uno del PP per commentare un'iniziativa dei Verdi. Non si poteva sentire direttamente qualcuno degli Verdi, o degli estensori del documento?

Engström *è* "qualcuno dei Verdi".

TorrentFreak ha scelto esattamente la persona più adatta ed esattamente la persona forse più competente in materia, essendo Christian Engström il MEP dei Verdi al PE che fa parte del JURI (l'unico membro non sostituto insieme a Hafner), Committee for Legal Affairs, ed uno dei co-estensori del position paper in merito approvato praticamente all'unanimità dal gruppo.

Non mi risulta che ci sia alcuna incompatibilità fra questo position paper e le posizioni di molti partiti pirata nel mondo, incluso il Pirat Partiet svedese.



Infine, nel merito, a me pare che occorra distinguere, nel "pacchetto" proposto dai Verdi, le proposte con qualche possibilità di realizzazione da quelle politicamente irrealistiche, come per esempio quella sulla durata della protezione, che per andare sotto i 50 anni dalla morte dell'autore - v. Berna, art. 7 - o dalla pubblicazione o realizzazione dell'opera protetta - v. TRIPS, art. 12  - dovrebbe passare al vaglio delle convenzioni internazionali e dell'OMC. L'Europa dovrebbe farsi carico di queste proposte nella comunità internazionale per poi adottarle nel diritto europeo.. vi sembra realistico? per giunta in un momento in cui l'Europa ha esteso la durata dei diritti connessi?

Non è realistico a mio avviso solo per l'estesa infiltrazione in vari ambiti della Commissione, del Parlamento e del Consiglio, di persone che o hanno lavorato o hanno interessi personali legati a quelli dell'industria del copyright - vedi mie e-mail passate in questa lista sull'argomento. Tuttavia, oltre alla (a mio avviso auspicabile e doverosa da un punto di vista etico) disobbedienza civile, a livello di policy making da qualche parte bisogna pur partire. I trattati internazionali si possono e si devono cambiare, anzi questo avviene spesso, anche se purtroppo in senso inverso (cioè verso un'estensione dei monopoli intellettuali e verso misure di enforcement draconiane per proteggere i vetusti modelli di business dell'industria) a quello che porterebbe vantaggi alla società e agli artisti.

Per quanto riguarda gli accordi TRIPS, ACTA è una dimostrazione lampante (purtroppo "al contrario" di quella che auspico) di come, quando c'è la volontà (l'autodefinitasi "coalition of the willing"...), i TRIPS si possono scavalcare con disinvoltura e anche aggirando bellamente la WIPO e addirittura le convenzioni internazionali sui diritti umani.

Ciao,
Paolo