Il 25/02/2010 20:27, Masera Anna ha scritto: (nel quote il lettore di Anna Masera)
Primo, i siti non sono caselli autostradali. Mentre i reati contestati a Google sono possibili solo in quanto sussiste il servizio di Google, quello di guidare senza patente preesiste al casello e non ha bisogno dell'autostrada per essere commesso. Oltretutto, a quanto si è capito, quello che il giudice milanese contesta a Google non è il fatto di aver pubblicato i filmati ma il fatto di non aver rispettato l'indirizzo europeo di rimuovere i contenuti illeciti non appena informati della loro esistenza ( Google lo ha fatto circa due mesi dopo, dato che la reclame è l'anima del commercio).
I reati perpetrati dai soggetti che hanno vessato il ragazzo con disabilità sono possibili in una miriade di altri modi in Rete e fuori dalla Rete. In rete, tramite qualsiasi altra piattaforma UGC, tramite disseminazione nei newsgroups, tramite disseminazione su siti propri, su portali serverless, tramite disseminazione in p2p, per mezzo di IRC, tramite Gopher, tramite un servizio di file repository, tramite Darknet. Credo che il lettore confonda Internet con una frazione minuscola della stessa, cioè il World Wide Web, anzi quella parte del World Wide Web "occupata" da Google. L'analogia con l'autostrada regge perché il "reato originale" è quello della vessazione e del maltrattamento, e successivamente della disseminazione del contenuto. Inoltre, dobbiamo anche considerare che un reato commesso all'interno della rete autostradale (per esempio un incidente mortale provocato da un autista in stato di ebbrezza) non comporta la responsabilità dei dirigenti della società che gestisce le autostrade, esattamente perché la societa è un mere conduit (con la dovuta diligenza: manto d'asfalto curato, recinzioni ecc.), sebbene lucri sull'utilizzo della propria infrastruttura in maniera certamente più diretta di Google Video (i clienti della società autostrade pagano direttamente in denaro, gli utenti che usfruiscono dei servizi di Google Video pagano indirettamente con la propria attenzione verso banner pubblicitari o non pagano affatto). Il rispetto della rimozione dei contenuti è stato ottemperato, contrariamente a quanto dice il lettore, perché i contenuti sono stati rimossi 120 minuti dopo la segnalazione appropriata. Non mi pare fondata la tesi del PM secondo la quale la rimozione è stata tardiva perché vi sarebbero stati dei commenti al video che invitavano alla rimozione, in quanto quei commenti sono parte integrante dei contenuti che Google non ha l'obbligo di monitorare; questo sembrerebbe confermato inoltre dall'assoluzione dall'imputazione di diffamazione per i dirigenti di Google. In ogni caso qui andrebbe fatta maggior chiarezza, perché come segnalava David Orban, in Google Video nel 2006 non si potevano proprio immettere commenti ai video. Fra parentesi, vorrei anche far notare che quel reato è venuto a galla, e i colpevoli sono stati identificati, grazie a Google: sono convinto che dal momento del fatto ci siano stati centinaia e centinaia di altri fenomeni di bullismo di cui non sappiamo niente e i cui responsabili non sono stati perseguiti. Seguendo la politica dello struzzo, il lettore forse insinua che è meglio non sapere?
Secondo, il nocciolo degli affari pubblicitari di Google , diversamente da quello delle autostrade, consiste proprio nel poter mettere in rete senza controllo. Di nuovo, al casello non servono controlli perché vi si arriva dopo aver già commesso il reato ( anche se privi di patente) . Invece Google pretende di non dover controllare niente proprio in nome dei propri interessi commerciali, dimenticando che gli interessi commerciali non sono una questione di principio equiparabile al come dare regole per la libera circolazione delle idee e di per sé necessitano il rispetto di regole ( del tipo igienico oppure antisofisticazioni oppure antimonopolio, etc.).
Google pretende di non essere soggetto ad un obbligo generale di sorveglianza non per i propri interessi commerciali, ma per impossibilità tecnica e soprattutto in base a precise disposizioni di legge (art. 15 direttiva 2000/31/EC). Ancora, nell'analogia con la società di gestione delle autostrade, per lo stato di mere conduit la stessa non è obbligata a sottoporre ad alcool test tutti i clienti che utilizzano la rete, né ne avrebbe la possibilità tecnica. L'alcool test è di esclusiva competenza delle forze dell'ordine.
In ambo i casi non è pensabile che Google (in questo caso) possa fare liberamente tutto senza avere la responsabilità di quello che fa. Questa connessione tra libertà e responsabilità è l'abc del liberalismo che non a caso i liberisti vogliono travolgere nel segno della legge della giungla ( che liberale non è).
La ho disturbata perché si tratta di questioni molto importanti ( costruire norme per organizzare l'esercizio della libertà) su cui penso sia indispensabile l'apporto di ogni persona che la voglia davvero.
All'opposto della presunta legge della giungla citata, le direttive europee armonizzano il mercato interno creando un bilanciamento fra le esigenze imprenditoriali e i diritti fondamentali e civili dei cittadini. A dirla tutta, Google è attualmente sbilanciato verso posizioni censorie, perché rimuove (per esempio da YouTube) contenuti dichiarati illegali non dalle autorità, ma da attori privati (per esempio sedicenti possessori di monopolio intellettuale su opere di remix e mashup e su opere che godrebbero dell'esenzione dal copyright per il diritto di cronaca o di satira) senza offrire preventiva possibilità di replica alla controparte (la segnalazione va comunque inviata tramite i canali appropriati, non certo tramite un commentino al video). L'auspicata costruzione delle "norme per organizzare l'esercizio della libertà", che come formulazione suona un po' pericolosa (chi controlla i controllori? chi si arroga il diritto di scrivere ancora altre norme per organizzare l'esercizio delle libertà? non bastano le carte costituzionali e le convenzioni sui diritti umani? perché il lettore sente l'esigenza di ri-organizzare e ri-codificare l'esercizio delle libertà?), viene in ogni caso distrutta da questa sentenza, che affida allo stesso soggetto imputato il ruolo di controllore preventivo dei contenuti. Lungi dall'essere una punizione per gli imprenditori Malvagi contro i buoni e bravi cittadini, questa sentenza può avere come effetto una sostanziale riduzione della libertà di espressione dei cittadini a favore del controllo privato sulla stessa libertà d'espressione da parte delle grandi corporazioni o addirittura di appositi organismi creati ad hoc dai governi.