Consentitemi di condividere alcune riflessioni con voi, sperando con ciò di non tediarvi.

Si dice – dati alla mano – che la tendenza globale nel mondo della produzione ci porterà a una riduzione drastica dei posti di lavoro – saranno le “macchine” a svolgere molti lavori, e spariranno centinaia di milioni di posti di lavoro, alcune attività che non possono essere svolte grazie alle nuove tecnologie sopravvivranno, alcune a livello alto (lavori strapagati) e altre a livello basso (tipo donna delle pulizie; quel lavoro lì non lo fa un robot). Ora, a mio modesto avviso questa tendenza subirà un’accelerazione esponenziale a causa della crisi generata dal coronavirus. A partire dalla seconda metà dell’anno in corso sperimenteremo la prima grande crisi globale del nuovo secolo (nonostante il fatto che tra un anno o poco più ci sarà il vaccino per questo virus influenzale). Ma sarà peggiore di quella del 29 per una ragione semplicissima: non vedo nessuno in giro che si ponga come obiettivo delle politiche redistributive. Di conseguenza, è ragionevole supporre che si adotterà un po’ ovunque il modello Singapore, cioè una democrazia totalitaria volta a mantenere i privilegi del famoso un percento della popolazione composto dai possessori di patrimoni. Inutile dire che fine faranno la libertà di insegnamento e la libertà di parola. L’economia, grazie a misure stile piano Marshall a livello globale, in dieci anni si riprende, ma la democrazia mi sa che non tornerà tanto presto a farsi viva, se le cose stanno così come stanno ora.

Che ne pensate?

Giovanni