Grazie della segnalazione. Articolo interessante e spunto di
riflessione.
L'articolista, dopo aver constatato in modo dettagliato quanto
squilibrato sia il mondo plasmato dalla tecnologia, si augura
che emerga "un nuovo corpo
intermedio dedicato a traghettare la governance
dell’intelligenza artificiale verso un senso di bene comune"
con il "compito di mediare l’interazione tra lo sviluppo
tecnologico avanzato e le politiche governative, assicurando
che l’innovazione proceda di pari passo con il benessere
sociale e l’equilibrio ecologico".
Si aspetta che sia il mondo dell'associazionismo a svolgere
questo ruolo: "Il mondo cooperativistico è uno dei luoghi
importanti dove ricercare e sviluppare un’intelligenza
artificiale bene comune".
Anche se non approfondisce
il ragionamento su come questo possa avvenire, è auspicabile e ragionevole che ciò accada,
Come lo stesso autore riconosce, il miglioramento della
condizione dei cittadini e dei
lavoratori delle precedenti espressioni delle società
industriali si è ottenuto con la "contestazione delle
decisioni prese dalle élite riguardo alla tecnologia e alle
condizioni di lavoro".
Il processo che ha portato a "modificare le strutture di potere sociale nel
XIX secolo", a dispetto del tono irenista
dell'articolo, è stato
però cruento.
Spero di essere smentito da qualche collega, ma non vedo da parte
degli informatici né moratorie né obiezioni di
coscienza a questa spirale autodistruttiva: il vorace
appetito industriale si espande esponenzialmente, nonostante siano
ben pochi quelli che se ne saziano, e chi lavora a sviluppare e
diffondere queste tecnologie è sempre un membro rispettato della
nostra società. Chi non è d'accordo può sempre cambiare lavoro.
Con l'obiezione di coscienza si reclama il diritto di continuare fare il proprio lavoro ma all'interno di confini morali nei quali potersi riconoscere.
Con la moratoria una categoria protegge la collettività
dagli abusi e dalle conseguenze nefaste del proprio operato
astenendosi da alcune applicazioni (come hanno fatto i biologi, ad
esempio) e così facendo difende la propria reputazione.
Perciò rilancio la domanda e chiedo, senza retorica: a chi
spetterà il compito di moderare le conseguenze dell'asservimento
della cibernetica e dell'informatica alla distruttività
industriale? Che tipo di realtà intermedia possiamo immaginare che
adempia a questo compito storico? Che ruolo possono avere gli
informatici?
Alberto
Considerazioni interessanti, buona lettura
dl
https://michelekettmaier.nova100.ilsole24ore.com/2024/02/26/per-unintelligenza-artificiale-bene-comune/
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don Luca PeyronPastorale Universitaria - Apostolato DigitaleArcidiocesi di Torino