Ecco un esempio della ricerca che ha menzionato Giorgio:

http://www.kurzweilai.net/reducing-internet-and-telecom-greenhouse-gases

"Reducing Internet and telecom greenhouse gases

The information communications and technology (ICT) industry, which delivers Internet, video, voice and other cloud services, produces more than 830 million tons of carbon dioxide (CO2) annually — about 2 percent of global CO2 emissions — the same proportion as the aviation industry produces. This is expected to double by 2020.

Now researchers from the Centre for Energy-Efficient Telecommunications (CEET) and Bell Labs are reporting new models of emissions and energy consumption that could help reduce this carbon footprint.

The team notes that controlling those emissions requires more accurate models that take into account the data traffic, energy use, and CO2 production in networks and other elements of the ICT industry.

They developed and tested two new models that better estimate the energy consumption and CO2 emissions of Internet and telecommunications services. Both models delivered better estimates than the current “top-down” models.

The researchers suggest, based on their models, that more efficient power usage of facilities, more efficient use of energy-efficient equipment, and use of renewable energy sources are three keys to reducing ICT emissions of CO2."

Ricerca citata: “Methodologies for Assessing the Use-Phase Power Consumption and Greenhouse Gas Emissions of Telecommunications Network Services”
http://goo.gl/iJprx

David Orban
skype, twitter, linkedin, sl, etc: davidorban


2013/1/4 Giorgio Ventre <giorgio.ventre@unina.it>
Inoltre c'è una fortissima attività di ricerca in questo settore che sta portando a risutati davvero interessanti.
E poi ricordiamoci che la dipendenza dal fossile è legata a meccanismi di produzione e di consumo di energia ancora inefficienti.
I moderni data center, ad esempio, sono normalmente associati ad impianti fotovoltaici e di raffreddamento ad elevata efficienza energetica.

Mi affascina però la parte sull'uso utile della Rete. Nel senso che mi chiedo chi poi dovrebbe decidere cosa sia utile o meno.
Ed anche quella sui contenuti pesanti e della possibilità di altre vie per la loro diffusione.

Un cordiale saluto
Giorgio

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Prof. Ing. Giorgio Ventre
Dipartimento di Informatica e Sistemistica
Università degli Studi di Napoli Federico II
Via Claudio 21
80125, Napoli, Italy
Tel: +39 081 7683908  Fax: +39 081 7683816 Mob: +39 3807679372
E-mail: giorgio@unina.it
http://www.comics.unina.it
http://www.docenti.unina.it/giorgio.ventre
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On 03/01/2013 17:13, Stefano Quintarelli wrote:
energeticamente internet costa come una frazione di strada
se auspicabilmente passassimo a FTTH, ancora meno. (muovere fotoni costa meno energia chemuovere elettroni)

Il 03/01/2013 16:25, Laboratorio Eudemonia ha scritto:






Certamente i Presenti avranno già considerato la dipendenza di Internet dalle fonti d'energia fossile. Sono certo avrete dati precisi sia da un punto di vista quantitativo che qualitativo. La questione che oso porre allora è questa: vista l'attuale dipendenza di Internet dal petrolio, visto il presumibile esaurirsi di quest'ultimo, non sarebbe più opportuno consolidare le caratteristiche fondamentali della Rete piuttosto che rincorrere sue esasperate prestazioni?

Molte delle strade asfaltate periferiche oggi disponibili, nel caso il petrolio si esaurisse, difficilmente potrebbero essere mantenute in attività. Questo rischio lo stiamo correndo anche per quanto riguarda Internet? Se minimamente la risposta fosse vicina ad un sì, non sarebbe più opportuno intanto focalizzare la Rete su un uso utile, da un punto di vista civico, educativo, commerciale di base, piuttosto che cercare di farne, ora, un mezzo per vendere pesanti contenuti, i quali hanno già altre vie per diffondersi?


I migliori saluti,

Danilo D'Antonio





































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