Il 26/05/21 19:37, Stefano Maffulli ha scritto:
[....]
Serve tenere presente che *oggi* non ci sono alternative alle cloud di Google, Amazon e Microsoft.

Nel contesto di questa lista, questa affermazione è troppo generica.

Che significa: "non ci sono alternative alle cloud di Google, Amazon e Microsoft"?

....oppure

...e potrei continuare.


Secondo me ci sono dei fattori che non possono essere trascurati (e che vedo trattati _pochissimo_ nelle discussioni, anche qui, fra tecnici):


Le alternative locali sono indietro di oltre 10 anni, sia per dimensioni sia per funzionalità. E il PNRR mette "cloud" al centro della strategia digitale del paese. Ci sono da recuperare 15 anni di arretratezza, anni in cui anche l'open source si è fermato a guardare, lasciando la *pratica* del cloud in mano ai colossi. Mai come oggi c'è stato così tanto software libero che in pochi però sanno far funzionare a scala.

Se allarghiamo il discorso a tutto l'IT del Paese (e non, quindi, alla sola PA), allora è chiaro che i servizi di Aruba (o di TopHost, o di Hetzner, o di OVH) _NON_ sono paragonabili a quello di AWS. Ed un'azienda "moderna" (la prima che mi viene in mente, è Bending Spoons) tende necessariamente a guardare in direzione USA (perche' è li che trova quello di cui ha bisogno)

Ma il nostro focus _NON_ è l'IT del Paese. È quello della PA. Una PA che è indietro millemila anni, in ambito IT. E paradossalmente questo è un vantaggio, perche' in questo contesto, "cloud" = "IAAS". E l'"IAAS" è _DISPONIBILE_ gia', nel nostro territorio (e in Europa).

A quale "arretratezza" ti riferisci? Forse al fatto che nelle ASL, negli Atenei, al Ministero delle Finanze, e in tanti altri posti "pubblici", la parola LAMP fa ancora tendenza? Se si, che relazione ha questo "problema" con il fatto che Amazon, Google e Microsoft rappresentino  scelte obbligate?

Attenzione: _NON_ sto dicendo che non esista un ritardo. Tutt'altro. È solo che quel ritardo _NON_ si colma adottando massicciamente le piattaforme GAM. Quel ritardo puo' essere colmato solo passando dalla realizzazione di nuove applicazioni (cloud-native) e dalla predisposizione di piani di adozione/migrazione "adeguati". E dovrei pensare che questo _NON_ sia possibile nel nostro Paese? Oggi?


 Gli italiani in OpenStack erano Garr, INFN ed Enter, tutte con pochi spiccioli. Il che mi fa supporre che nelle 3 grosse aziende citate non ci sono le competenze di scala al livello necessario ad offrire servizi alternativi agli ultra-scale.

La missione di GARR _NON_ è quella di essere il "cloud-provider della P.A.". È quella di fornire connettività (e servizi "accessori") alla Comunità della Ricerca. E già solo per fare questo, ha (da tempo) metabolizzato il fatto che "automazione" e "orchestrazione" sono indispensabili (per fare efficacemente il suo lavoro). Probabilmente l'avvicinamento ad OpenStack (ed a K8S) va letto in questa ottica, ossia funzionale alle proprie necessita'. Non al fatto di candidarsi ad essere cloud-provider verso terzi.


Ci saranno sicuramente ottimi ingegneri e dipartimenti forti a TIM/Fincantieri/Leonardo, ma ho l'impressione che il C-level negli ultimi 10 anni non ha sviluppato le competenze necessarie a gestire un cloud in grande scala con progetti open source, anche solo compute+storage+network (non parlando dei servizi tipo dbaas, serverless, etc)?  Sbaglio?

Da almeno 20 anni l'IT del nostro Paese è "attività commerciale". Fare IT, nel privato, significa "comprare software" e "rivenderlo", a volte arricchito con una percentuale piu' o meno trascurabile di valore aggiunto. Fare IT significa _VENDERE_ hardware e software pacchettizzato. I nomi che hai citato sono eccellenze in questo ambito (aka: comprano e vendono _molto_). Non ho alcun dubbio (e, con me, molti altri "tecnici") sul fatto che i paradigmi che stanno alla base del F/OSS manchino totalmente nelle agende dei C-level citati: perche' dovrebbero esserci? (non e' una domanda retorica).

Questi temi, pero', sono _POLITICI_. È compito della Politica affrontare (e risolvere, ammesso che li condivida) questi problemi.

E l'infrastruttura cloud su cui poggiare l'IT pubblico del Paese.... è probabilmente la prima decisione che dovrà essere presa (ammesso che non sia stata gia' fatta).

A me terrorizza il fatto che continuo a sentire, ovunque, che nel nostro Paese ci sono "11.000 datacenter" e che "molti di questi non sono sicuri". Nessuno dice che, quasi certamente, in quei 11.000 datacenter è incluso l'antibagno del Comune XYZ (che, insieme alla scopa ed al carrello delle pulizie, vede a terra anche il server con il locale gestionale). E nessuno riflette sul fatto che la "sicurezza" è stata misurata valutando il livello di TLS supportato (quando supportato) sul sito web istituzionale.

Questa (del magazzino delle scope, e del TLS istituzionale) è la realta' nella PA di oggi. Non è quella delle architetture cloud-native. E contrattualizzare i rapporti con google, microsoft e amazon, non credo risolverà molto (anzi).


Secondo me bisogna avere bene in mente questo stato di fatto per poter offrire piani credibili di indipendenza tecnologica all'Italia e all'Europa.

mi piacerebbe vederne almeno uno di questi "piani credibili". Finora io non ho visto nulla, se non articoli (generici), mail (generiche) e qualche chiacchiera. Ma di "piani" --almeno per come intendo io la parola "piano"-- _zero_.


Scusate la prolissità

My 0.02€

Bye,
DV


-- 
Damiano Verzulli
e-mail: damiano@verzulli.it
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possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
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"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
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