Ciao Raffaele! Grazie per avermi incluso in questa bella combriccola di congiurati. Ho letto con interesse gli scambi precedenti e vi proporrei una domanda preliminare: come possiamo pretendere che chi non è concretamente in grado di leggere, modificare e compilare i programmi che usa, possa comprendere l'importanza del software libero? Il software libero si trova di fronte due ostacoli: - software proprietario che può permettersi di essere gratuito - software open-source che esiste per facilitarne la diffusione Pensate per esempio ai browser ed ai protocolli web che esistono per permettere la sorveglianza e la manipolazione di massa attraverso i servizi dei GAFAM. Ormai anche Microsoft Edge si basa su Chromium. Accettare di competere sul loro terreno, perseguendo i loro obiettivi (market share etc...) con i loro metodi (facilità di utilizzo, lockin, marketing) e magari credendo pure di poter collaborare, di potersi fare sponsorizzare mantenendo la propria indipendenza... significa continuare ad esistere nell'irrilevanza. Perché oggi, quelle che sono 4 libertà per un élite di programmatori, sono PRIVILEGI che la maggioranza delle persone non possono permettersi. Inclusa quella di eseguire il software libero, laddove povertà, fretta, marketing, lock-in e network effect si combinano per costringerli su sistemi proprietari. Il software libero serve uno scopo: la liberazione della società cibernetica in cui siamo immersi. Se ci limitiamo a chiedere la predilezione del software libero, invece di pretendere la piena libertà per cui il software libero è uno strumento fondamentale, se non sfidiamo le assunzioni che l'egemonia culturale statunitense ci ha educato a accettare inconsapevolmente... non andremo da nessuna parte. Saremo solo la stampella politica per negare monopoli. Il surrogato economico per sfruttare l'effetto decoy. In pratica, uno strumento di legittimazione dello status quo.
cosa chiedereste al Governo e con quali motivazioni?
Un piano educativo ed industriale trentennale, per mettere la prossima generazione in condizione di avere il pieno controllo della propria vita cibernetica. Server in ogni casa, programmati ed amministrati da chi vi abita. Bambini che imparano il routing alle elementari, giocando ad essere routers e facendo viaggiare foglietti colorati da un capo all'altro dell'aula. In modo che vedano, accanto agli IP src/dst, il payload in chiaro e si comprendano perché la crittografia end-to-end è importante. Ragazzi che imparano a modificare i programmi che usano a scuola. Programmi che devono essere progettati per essere modificabili da ragazzi a scuola. Connessioni in fibra in tutte le scuole e le bibblioteche con server ed informatici pagati per REALIZZARE, MIGLIORARE E MANUTENERE i servizi che servono alla scuola oltre ovviamente ad insegnare ad insegnanti e studenti a fare altrettanto. Piccole aziende pagate per realizzare manutenere e diffondere questi beni comuni e questi servizi pubblici fondamentali. Attenzione: PICCOLE, e magari compartecipate dal pubblico, perché l'obiettivo NON DEVE essere la MASSIMIZZAZIONE dei profitti, ma la GARANZIA dei diritti PER TUTTI. L'unica speranza della prossima generazione è la nostra fiducia. Possono fare meglio di noi. Cose che noi non possiamo immaginare. Dobbiamo solo dargli la possibilità di dimostrarlo. Viviamo in una società cibernetica. Dobbiamo renderla una democrazia. I nostri figli potranno essere solo hacker... o robot. Cittadini o schiavi. Giacomo