Splendida lettura. E anche gli approfondimenti linkati sono molto interessanti. In Italia, almeno per la mia esperienza di elementari e asili, i bambini non corrono ancora grandi pericoli. Per "fortuna" la scuola manca di fondi, e quei pochi che ha li spende malissimo. Direi in modo surreale. Di recente, in una riunione scolastica di 4 elementare, le maestre ci hanno spiegato che i bambini stavano imparando ad utilizzare Notepad in aula informatica. Una mamma ha chiesto "Notepad? non word?". La maestra ha spiegato che non ci sono i soldi per comprare Office, nonostante tutti gli sconti per le scuole. "Potrei installarvi io LibreOffice, se volete" ho proposto. La risposta della maestra, che è anche vicepreside dell'istituto, è stata stupefacente: "E' già stato proposto da altri genitori, ma sembra non sia possibile. Non c'è nessuno a cui fatturare.". Francamente non credo che il problema sia l'hardware, la luce dello schermo ha sicuramente effetto sul riposo, ma contribuisce in modo irrilevante al problema. Il problema è l'uso inconsapevole dei servizi forniti, che generano dipendenza come specifico obbiettivo di diversi business model. Non ci si può aspettare che le aziende abbandonino il proprio business model (ovvero chiudano) per tutelare i propri utenti. Anche perché spesso gli utenti non sono i clienti, ma la merce. Ma se da un lato la responsabilità di permettere/vietare certe attività che causano enormi costi sociali è del legislatore (e qui... ce ne sarebbe da dire..), la responsabilità di educare è nostra. Primariamente con l'esempio. E spiegando (e dunque prima, comprendendo) la tecnologia, senza berci le frottole che ci raccontano. Non è mai la tecnologia il problema. La prima applicazione social che sia stata inventata è la email. Giacomo 2018-01-26 8:49 GMT+01:00 Alberto Cammozzo <ac+nexa@zeromx.net>:
<https://www.theguardian.com/commentisfree/2018/jan/26/ children-tech-addicts-schools>
As a culture, we are finally waking up to the dark side of new technology. “The internet is broken”, declares the current issue of Wired, the tech insiders’ bible. Last month Rick Webb, an early digital investor, posted a blog titled “My internet mea culpa”. “I was wrong,” he wrote. “We all were.” He called on the architects of the web to admit that new technology had brought more harm than good. [...] Earlier this month the children’s commissioner for England warned that children starting secondary school were facing a social media “cliff edge” as they entered an online world of cyber-bullying and pornography. According to Public Health England, extended screen use correlates to emotional distress, anxiety and depression in children. The American College of Paediatricians associates it with sleep problems, obesity, increased aggression and low self-esteem. [..] _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa