"Quello che è successo in
una scuola del torinese è la prova lampante che la tecnologia
interattiva non è neutrale.
Lo erano quelle analogiche con le quali l'interazione passava
attraverso un uso coattivamente consapevole, sapevamo che stavano
telefonando, sapevamo che stavamo scrivendo, sapevamo che dietro
le immagini della televisione vi era un processo attivato da un
mercato, che ci riguardava fino ad un certo punto, che il più
delle volte ci era estraneo e ci lasciava estranei al mezzo.
Con i mezzi analogici non ci siamo mai imposessati del mezzo di
produzione, lo abbiamo subito, in qualche modo ci lasciava una
certa innocenza.
Con l'interazione siamo diventati produttori e consumatori, al
tempo stesso, di comunicazione di massa, anche se l'audience si
limita al nostro gruppo sociale ristretto, la potenza ridonda su
tutto quello a cui abbiamo dato accesso.
Quello che facciamo non riguarda più la nostra identità ma la
nostra rappresentazione e la riproduzione del nostro agire ha
sempre soltanto il nome di : ' tecnologia interattiva '.
Quello che hanno fatto le due ragazzine non lo avrebbero mai fatto
senza un sistema complesso di interazione, con un mezzo di
produzione ed un bacino di utenza.
Essere testimoni di un evento, una coetanea che sta male, con
altri mezzi avrebbe avuto una dinamica diversa.
Poteva diventare una conversazione al telefono ore dopo, a casa.
Poteva diventare un'appunto sul diario alla sera, una lettera
scritta il giorno seguente, il racconto agli amici il giorno dopo.
Azioni da farsi dopo la lentezza di una riflessione, dopo aver
masticato l'evento ed avere interagito con la disciplina
dell'attesa.
Doveva diventare una vera esperienza, passata attraverso non una
rappresentazione ma una identificazione. Considerare che si è lì
in quel momento è una pratica che ha bisogno di tempo, ha bisogno
di maturare neglli anni, non si è lì in quel momento da ragazzini.
Soprattutto quando c'è un mezzo interattivo che ti fa sembrare che
lì in quel momento quello che devi fare ( il tuo imperativo
categorico ) è interagire col mezzo e non con la tua persona e
l'altro.
La persona che sta male, quella che si butta dalla finestra,
quella che picchia un compagno, il compagno picchiato diventano '
set rappresentativi ' di un evento irripetibile ed in quanto tale
da rappresentarsi per il proprio pubblico. La macchina di
produzione e di consumo. Quella che prima non esisteva.
Quello che ci sta attorno diventa oggetto di produzione del qui e
ora con la retorica perversa della televisione,
dell'intrattenimento, del dovere di scambio di esperienze senza
esperienza.
Le persone sono oggetti della nostra rappresentazione retorica.
Lo facciamo tutti quando sentiamo l'urgenza irrefrenabile di
apparire nella cornice dell'interazione, quando invece di fermarci
a riflettere compulsiamo sulla tastiera.
Non lo avremmo mai fatto senza il mezzo interattivo, che ci
permette di essere proprio qui e ora.
La risposta della scuola è stata la punizione alla persona,
avrebbero dovuto punire il mezzo sospendendo l'uso dello
smartphone in ogni ambito scolastico per tutti, compresi gli
insegnanti.
Non siamo maturi noi con una tecnologia che ci sta sopraffacendo
figuriamoci persone immature per definizione scolastica.
C'è la nostra urgenza nel capire che dentro una complessità, di
cui conosciamo benissimo le implicazioni tecnologiche, ma quasi
nulla di quelle umane e sociali, dobbiamo avere l'umiltà di
affermare la nostra ignoranza con tutte le sue consequenze.
Perchè qui c'è di mezzo un cambiamento, un cambiamento
antropologico e nessuno può dire se sarà positivo o meno.
Perchè il cambiamento in se non è mai neutrale."