March 29, 2019
1:09 p.m.
In data domenica 24 marzo 2019 16:19:24 CET, Stefano Quintarelli ha scritto: > non credo che fu fatta per ragioni di marketing... Forse si. Si legge: "The Rockefeller Foundation is being asked to provide financial support for the project on the following basis: 1. Salaries of $1200 for each faculty level participant who is not being supported by his own organization. It is expected, for example, that the participants from Bell Laboratories and IBM Corporation will be supported by these organizations while those from Dartmouth and Harvard will require foundation support. 2. Salaries of $700 for up to two graduate students. 3. Railway fare for participants coming from a distance. 4. Rent for people who are simultaneously renting elsewhere. 5. Secretarial expenses of $650, $500 for a secretary and $150 for duplicating expenses. 6. Organization expenses of $200. (Includes expense of reproducing preliminary work by participants and travel necessary for organization purposes. 7. Expenses for two or three people visiting for a short time. ". Forse lo scopo del documento era quello di raccogliere fondi per fare ricerca. > all'epoca (agosto del 1955) erano in 4 ad occuparsene... > > questo e' il paper originale in cui apparve il termine per la prima volta > http://www-formal.stanford.edu/jmc/history/dartmouth/dartmouth.html Oggi siamo qui https://en.wikipedia.org/wiki/Artificial_intelligence In sostanza, oggi l'espressione "Intelligenza Artificiale" è un'espressione polisenso ed a perimetro variabile. Evidenzio questa frase: "As machines become increasingly capable, tasks considered to require "intelligence" are often removed from the definition of AI, a phenomenon known as the AI effect. A quip in Tesler's Theorem says "AI is whatever hasn't been done yet."" https://en.wikipedia.org/wiki/AI_effect Peraltro, gli autori non credo intendessero definire "intelligenza". Alla fine scrivono: "For the present purpose the artificial intelligence problem is taken to be that of making a machine behave in ways that would be called intelligent if a human were so behaving.". > > We propose that a 2 month, 10 man study of artificial intelligence be > carried out during the summer of 1956 at Dartmouth College in Hanover, > New Hampshire. The study is to proceed on the basis of the conjecture > that every aspect of learning or any other feature of intelligence can > in principle be so precisely described that a machine can be made to > simulate it. An attempt will be made to find how to make machines use > language, form abstractions and concepts, solve kinds of problems now > reserved for humans, and improve themselves. We think that a significant > advance can be made in one or more of these problems if a carefully > selected group of scientists work on it together for a summer. > > (ottimisti) Alla luce dei fatti (64 anni e migliaia di progetti di ricerca dopo) è difficile non essere d'accordo. m.c. > > ciao!, s. > > On 24/03/2019 14:49, Marco Ciurcina wrote: > > Personalmente, ho due certezze. > > > > 1) La scelta dell'espressione "intelligenza artificiale" è > > straordinariamente intelligente dal punto di vista del marketing. > > > > 2) È stupido pensare che ci sia un significato univoco dell'espressione > > "intelligenza artificiale". > > > > IMHO, per evitare superflue perdite di tempo sui forvianti significati > > impliciti d'un espressione chiaramente (e volutamente) ambigua, per > > riferirsi genericamente alle tecnologie che si includono nell'espressione > > "intelligenza artificiale" sarebbe meglio usare altre espressioni. > > > > Chessò, "supercazzola artificiale". > > > > m.c. > > > > > > In data venerdì 22 marzo 2019 18:55:09 CET, armeo@mail.nexacenter.org ha > > > > scritto: > >> Un giorno, dopo molti anni di collaborazione, la direzione de La > >> > >> Stampa mi cacciò accusandomi di essere un estremista. Da quel giorno > >> scopro spesso di avere opinioni molto diverse da quelle dominanti, ma > >> generalmente scelgo di non manifestarle, sopratutto se sono autorevoli > >> le opinioni dominanti diverse dalle mie. > >> > >> Sulla questione dell'intelligenza artificiale ho un'opinione molto > >> > >> diversa da quella dominante, ma avendo scoperto che alcuni autorevoli > >> colleghi hanno manifestato su Nexa idee vicine alle mie, ho deciso di > >> rinunciare alla prudenza e pronunciarmi. Speriamo che Nexa non mi cacci > >> come fece La Stampa. > >> > >> Alcuni amici che ni hanno preceduto su Nexa hanno parlato di > >> > >> un'intelligenza artificiale "diversa". Da "estremista" io affermo invece > >> che l'intelligenza artificiale non esiste. > >> > >> Conosco le previsioni di alcuni autorevoli studiosi, stelle di > >> > >> prima grandezza nel firmamento dell'informatica, secondo le quali nel > >> 2029 la capacità di elaborazione di un singolo processore INTEL sarà > >> pari alla capacità elaborativa di un cervello umano, mentre nel 2040 la > >> capacità di elaborazione dei computer supererà quella degli individui > >> umani e delle specie pensanti. > >> > >> Io temo che quelle previsioni siano state costruite su modelli > >> > >> biologici destinati ad essere superati in futuro da modelli molto più > >> complessi di quelli nei quali oggi crediamo. Ricordo, ad esempio, che il > >> numero totale di atomi dell'universo può essere scritto con 80 cifre > >> decimali, mentre il numero scritto nel nostro DNA richiede oltre due > >> miliardi di cifre decimali. E' vero che il nostro cervello contiene 100 > >> miliardi di neuroni e che i calcolatori delle prossime generazioni > >> conterranno miliardi di unità centrali di elaborazioni, ma ancora non > >> sappiamo come elaborino informazione i mille miliardi di miliardi di > >> sinapsi che operano nel nostro cervello. > >> > >> Comunque, non intendo negare che si stia aprendo un universo di > >> > >> nuove aree applicative di grande rilevanza anche industriale ed > >> economica, come la guida di veicoli o la diagnosi automatica di > >> patologie mediche, ma la loro realizzazione non sarà il frutto di una > >> magica intelligenza artificiale, ma il prodotto di tanta intelligenza > >> naturale e nuove difficili discipline scientifiche, come "data mining" > >> e "deep learning". E' una sfida internazionale alla quale un paese come > >> il nostro deve assolutamente partecipare ai fini della sua > >> sopravvivenza. A questo scopo non serviranno nè la partecipazione ad un > >> astratto dibattito internazionale con Putin e Xi Jinping, nè > >> l'acquisizione "chiavi in mano" di prodotti del mercato, ma molto studio > >> a partire dalla scuola primaria e moltissimo lavoro nei laboratori di > >> ricerca e nelle imprese. > >> > >> Il 20/03/2019 12:41, GC F ha scritto: > >>> Non sono d'accordo. Mi pare che "/ratiocinari comparatur ad > >>> intelligere sicut moveri ad _quiescere_ vel acquirere ad _habere_" > >>> /esattamente rappresenti un possibile distinzione tra intelligenza > >>> computazionale e biologica. Quindi /intelligere/, e intelligenza, > >>> rimane termine che ben si può applicare alla macchina. Ovviamente, > >>> Tommaso parlava d'altro ma il pensiero è assoluto e /mutatis mutandis/ > >>> applicabile a scenari ulteriori. > >>> > >>> Infine, non ho competenze tecniche e ho conoscenze aneddotiche > >>> limitate ma questo (nel caso sia come rappresentato): > >>> http://www.cloudpainter.com/ (in particolare questa descrizione del > >>> processo creativo: https://www.youtube.com/watch?v=h8QKcHWKKvI&t=30s) > >>> mi pare si approssimi in maniera sorprendente al processo creativo > >>> umano. Mi pare, in conclusione, irrilevante che da un lato vi siano > >>> sequenze di 0 e 1 e dall'altro sinapsi neuronali. Rimangono due forme > >>> di intelligenza, /quorum unum est perfecti, aliud autem > >>> imperfecti/(per ora), come dice Tommaso. > >>> > >>> Con i saluti più cordiali, > >>> > >>> Giancarlo > >>> > >>> On Wed, Mar 20, 2019 at 12:09 AM Giacomo <giacomo@tesio.it > >>> > >>> <mailto:giacomo@tesio.it>> wrote: > >>> On March 19, 2019 6:32:54 PM UTC, GC F <gcfrosio@gmail.com > >>> > >>> <mailto:gcfrosio@gmail.com>> wrote: > >>> >Ricordo un insegnate salesiano in prima media che diceva che > >>> >nell'etimologia delle parole sono nascosti i segreti dell'umanità. > >>> > >>> Su questo mi avrebbe trovato d'accordo. > >>> > >>> Con lo scorrere del tempo, nella lingua stratifica l'esperienza e > >>> la riflessione collettiva di una popolazione. > >>> > >>> Ma la nostra è una posizione molto minoritaria in questo momento. > >>> Pensa che gli americani hanno inventato una locuzione per opporsi > >>> a qualunque uso dell'etimologia per veicolare un intuizione: > >>> "etymological fallacy". > >>> > >>> C'è pure una pagina Wikipedia: > >>> https://en.m.wikipedia.org/wiki/Etymological_fallacy :-) > >>> > >>> Non sia mai che chi di storia e cultura ne abbia stratificata > >>> parecchia anche solo nei muri, si possa trovare in vantaggio > >>> dialettico! :-D > >>> > >>> >Dunque, il > >>> >termine intelligenza si adatterebbe bene alle proprietà > >>> > >>> dell'automa, che > >>> > >>> >sarebbe, secondo Tommaso d'Aquino, intelligente ma non > >>> >raziocinante o > >>> >ancora, forse, sempre secondo Tommaso, dotato di *intellectus > >>> > >>> practicus* > >>> > >>> >ma non di *intellectus speculativus* che contemplerebbe la verità. > >>> > >>> Io conosco due possibili etimologie di intelligenza: > >>> > >>> - intus legere: leggere (comprendere) in profondita > >>> - inter legere: leggere fra le righe, comprendere oltre > >>> l'evidenza, al di là delle apparenze > >>> > >>> Le AI non sanno fare niente di tutto questo. > >>> > >>> La riflessione di Tommaso d'Aquino era volta ad altre domande. > >>> E dubito che avrebbe preso bene l'interazione con Alexa... :-) > >>> > >>> > >>> L'automa non ha alcun intelletto. > >>> È una cosa. Un oggetto che esegue pedissequamente la propria > >>> programmazione, una istruzione dopo l'altra. > >>> > >>> Qualche programma è scritto in modo da cambiare, in modo opaco > >>> (aka estremamente costoso da debuggare), la propria configurazione > >>> a fronte di determinati input. > >>> E questo (a causa del linguaggio con cui viene impropriamente > >>> descritto) può venire erroneamente interpretato come > >>> "apprendimento", perché ovviamente se cambi la configurazione di > >>> un programma questo poi si comporta in un modo diverso. > >>> > >>> Ma se parliamo più semplicemente di input, output e > >>> configurazione, tutto diventa piu chiaro e semplice. > >>> > >>> > >>> Una rete neurale artificiale non solo non ha, ma non ha bisogno di > >>> intelligenza per funzionare. > >>> > >>> Per questo non dovremmo chiamarla rete neurale, perché non ha > >>> nulla che ricordi lontanamente un neurone, umano o animale. > >>> È un insieme di matrici numeriche nella memoria di un computer che > >>> viene usato per fare poco più che somme e moltiplicazioni su dei > >>> numeri in input al fine di ottenere dei numeri in output. > >>> Queste matrici sono ottenute con un processo statistico di > >>> calibrazione che parte (di solito) da valori casuali o pseudo > >>> casuali e cerca di modificarli iterattivamente per approssimare i > >>> risultati noti. > >>> > >>> Tutto qui. > >>> Niente intelligenza (eccetto quella umana). > >>> Niente magia. > >>> Niente poesia. > >>> Niente. > >>> > >>> Solo codice e dati. Lunghe sequenze di zero e uno. > >>> > >>> > >>> "Se è in Python è Machine Learning, se è in PowerPoint è > >>> Artificial Intelligence". > >>> > >>> > >>> > >>> Giacomo > >>> > >>> _______________________________________________ > >>> nexa mailing list > >>> nexa@server-nexa.polito.it > >>> https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa > > > > _______________________________________________ > > nexa mailing list > > nexa@server-nexa.polito.it > > https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa