Molto interessante. :-)

Il giorno 28 giugno 2018 11:23, Stefano Quintarelli <stefano@quintarelli.it> ha scritto:

On 28/06/2018 09:44, Giacomo Tesio wrote:
Ma a valle di una analisi tanto intelligente, credo che andrebbe presa in considerazione la possibilità di ripristinare tale proprietà privata

in effetti Varian ha detto un paio di giorni fa che i beni immateriali non sono rivali e sono solo parzialmente escludibili.

questo - in ultima analisi - giustifica il controllo centrale e con esso l'assenza di interoperabilita'.

Mi sfugge completamente il ragionamento.
 
la crittografia (in certa misura anche una blockchain) consente di rendere nostri i nostri dati e di chiederne percio' la decentralizzazione. IPFS e' una tecnologica abilitante (penso anche soporattutto alla crittografia omomorfica, man mano che ci arriviamo)

(lasciamo un momento la blockchain a parte, che personalmente considero pura fuffa)

La crittografia, in particolare quella totalmente omomorfica (che per il momento, a quanto ne so, è troppo costosa dal punto di vista computazionale per essere utile nella pratica), non è garanzia di sicurezza o riservatezza.

Potrebbe mitigare il problema di eseguire operazioni e storare dati su computer controllati da sconosciuti di cui non ci fidiamo.

Ma una soluzione più semplice, più efficace e più economica, è usare computer controllati da persone di cui ci fidiamo.
 

Al contrario, forse la proprietà privata dei beni immateriali (o meglio l'assoluta libertà di fruttamento economico) è persino più sostenibile e positiva della proprietà privata di beni materiali.

puo' essere. una delle proposte in giro per il mondo e' appunto la collettivizazione dei dati, dire che tutti i dati sono pubblici.

Beh, se per dati si intende anche software, musica, video, telefonate, email, transazioni bancarie... potrei persino essere d'accordo!

Non sono pazzo: se TUTTI i dati fossero pubblici, una serie di nuove interessantissime dinamiche potrebbero bilanciare il problema della privacy.

Da un giorno all'altro, potremmo individuare ed arrestare mafiosi, truffatori, corrotti, corruttori...

Nonostante i rischi (che forse siamo condizionati a sopravvalutare) sarei proprio curioso di "vedere l'effetto che fa!" :-D
 
io posso essere socialista e pensare che sia bene il controllo centralista dell'informazione (controllato dallo stato) o posso essere capitalista e pensare altrettanto che sia bene - come dice varian- (controllato da privati)

E se fossi umanista? O se fossi cristiano?

Possibile che l'unica altarnativa al capitalismo che riusciamo a pensare è sempre il comunismo/socialismo?

Suvvia, un po' di fantasia! :-D

 
- la dimensione nazionale: lo stato era in condizione di imporre le proprie leggi sul proprio territorio con un potere fisico e culturale soverchiante rispetto a quello delle aziende presenti

questo e' il ruolo della Politica. e' vero che hanno un potere soverchiante rispetto alle aziende locali, ma non rispetto allo Stato.

Temo che Facebook (in USA e in UK) abbia dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio quanto ti sbagli.


- la dimensione globale pone gli stati sovrani (ed in particolare le democrazie) in condizione di svantaggio nei confronti di capitali che operano a livello internazionale

solo perche' la politica non decide di intervenire.

Appunto! E perché non decide di intervenire?

 

Se *la computazione degli Europei fosse distribuita nelle case* invece che concentrata nel "cloud" (termine nebuloso che significa la server farm di qualche multinazionale")?

e' la tesi dell'articolo. ci vuole piu' decentralismo.

La differenza è su cosa e come decentralizzare.
 

l'articolo sul giornale conclude

[...] ovvero con più mercato. [...]

la versione estesa e' piu' puntuale e recita

[...] ovvero con più interventi a favore del mercato, favorendo una minore concentrazione dell’informazione e regolamentando le esternalità negative. [...]

(chissà perché, ma questo taglio non mi sorprende... :-D)

Il punto è che ridurre artificialmente la concentrazione dell'informazione, disintermediare per legge, produce un sistema instabile che ricade nella centralizzazione dopo un certo periodo.

Visto che citavi Varian, ti propongo questa analisi di Kleiner: http://wiki.p2pfoundation.net/Counter-Anti-Disintermediation


In sostanza, per decentralizzare in modo stabile, bisogna stabilire meccanismi stabili che contrastino le tecniche anti-disintermediazione utilizzati dai colossi multinazionali di cui stiamo parlando.
 
il fatto che sia "distribuita nelle case" non mi pare cosi' rilevante.

Distribuire la computazione nelle case, vuol dire porla sotto il controllo diretto delle persone.
Vuol dire metterle in condizione di comprendere il sistema e di esserne parte attiva.
 

penso sia piu' rilevante il fatto che il suo controllo sia nella disponibilita' dell'utente che possa scegliere.
io penso che a tendere "vivremo in un computer" ovvero che le nostre funzioni di calcolo, storage potranno essere dovunque (in tasca, in casa, in uno o piu' DC sparsi in giro per il mondo, sui computer di altri (fogging)) e che la nostra identita' sia l'asset competitvo ultimo, che il suo controllo debba essere nella disponibilita' dell'utente

Inizio a trovare fastidiosa la parola utente.

La politica non dovrebbe pensare ai Cittadini?


Perché è di cittadinanza che stiamo parlando.

Chi oggi non domina l'informatica, è dominato attraverso di essa.
Non è molto diverso da chi non sapeva leggere, scrivere e contare tre cento anni fa.


Non è un cittadino. E' un suddito.



A presto!


Giacomo