Commenti lasciati sulle bacheche online che spingono i politici a riesumare emendamenti ammazza-blog e piazze digitali equiparate più ad articoli di stampa che a una “piazza” virtuale. Responsabili di spazi web ritenuti colpevoli per commenti lasciati da altri. E se la persona offesa ricopre una carica pubblica cresce l’allarme e si ipotizzano anche norme più stringenti. Eppure in Europa come negli Stati Uniti c’è maggiore tolleranza sui contenuti online specie da parte dei politici e di chi è esposto mediaticamente, come dimostra anche una recente sentenza della Corte europea.
Nelle ultime settimane abbiamo assistito a una escalation di preoccupazione nei confronti di ciò che può accadere in Rete. Prima la presidente della Camera Laura Boldrini, che a fronte di un fotomontaggio circolato online e alle minacce ricevute, ha ricordato il problema del “controllo del web”. Poi Piero Grasso, seconda carica dello Stato, che sostiene la necessità di “avere delle leggi che colpiscano i reati commessi attraverso il web, di qualsiasi tipo: dall’insulto alla minaccia, dall’ingiuria alle cose anche più gravi”. Eppure le leggi ci sono già anche se, come ha sottolineato Boldrini, il problema sono i tempi della giustizia: troppo lunghi.