Non sono d'accordo. Mi pare che "*ratiocinari comparatur ad intelligere sicut moveri ad quiescere vel acquirere ad habere" *esattamente rappresenti un possibile distinzione tra intelligenza computazionale e biologica. Quindi *intelligere*, e intelligenza, rimane termine che ben si può applicare alla macchina. Ovviamente, Tommaso parlava d'altro ma il pensiero è assoluto e *mutatis mutandis* applicabile a scenari ulteriori. Infine, non ho competenze tecniche e ho conoscenze aneddotiche limitate ma questo (nel caso sia come rappresentato): http://www.cloudpainter.com/ (in particolare questa descrizione del processo creativo: https://www.youtube.com/watch?v=h8QKcHWKKvI&t=30s) mi pare si approssimi in maniera sorprendente al processo creativo umano. Mi pare, in conclusione, irrilevante che da un lato vi siano sequenze di 0 e 1 e dall'altro sinapsi neuronali. Rimangono due forme di intelligenza, *quorum unum est perfecti, aliud autem imperfecti* (per ora), come dice Tommaso. Con i saluti più cordiali, Giancarlo On Wed, Mar 20, 2019 at 12:09 AM Giacomo <giacomo@tesio.it> wrote:
On March 19, 2019 6:32:54 PM UTC, GC F <gcfrosio@gmail.com> wrote:
Ricordo un insegnate salesiano in prima media che diceva che nell'etimologia delle parole sono nascosti i segreti dell'umanità.
Su questo mi avrebbe trovato d'accordo.
Con lo scorrere del tempo, nella lingua stratifica l'esperienza e la riflessione collettiva di una popolazione.
Ma la nostra è una posizione molto minoritaria in questo momento. Pensa che gli americani hanno inventato una locuzione per opporsi a qualunque uso dell'etimologia per veicolare un intuizione: "etymological fallacy".
C'è pure una pagina Wikipedia: https://en.m.wikipedia.org/wiki/Etymological_fallacy :-)
Non sia mai che chi di storia e cultura ne abbia stratificata parecchia anche solo nei muri, si possa trovare in vantaggio dialettico! :-D
Dunque, il termine intelligenza si adatterebbe bene alle proprietà dell'automa, che sarebbe, secondo Tommaso d'Aquino, intelligente ma non raziocinante o ancora, forse, sempre secondo Tommaso, dotato di *intellectus practicus* ma non di *intellectus speculativus* che contemplerebbe la verità.
Io conosco due possibili etimologie di intelligenza:
- intus legere: leggere (comprendere) in profondita - inter legere: leggere fra le righe, comprendere oltre l'evidenza, al di là delle apparenze
Le AI non sanno fare niente di tutto questo.
La riflessione di Tommaso d'Aquino era volta ad altre domande. E dubito che avrebbe preso bene l'interazione con Alexa... :-)
L'automa non ha alcun intelletto. È una cosa. Un oggetto che esegue pedissequamente la propria programmazione, una istruzione dopo l'altra.
Qualche programma è scritto in modo da cambiare, in modo opaco (aka estremamente costoso da debuggare), la propria configurazione a fronte di determinati input. E questo (a causa del linguaggio con cui viene impropriamente descritto) può venire erroneamente interpretato come "apprendimento", perché ovviamente se cambi la configurazione di un programma questo poi si comporta in un modo diverso.
Ma se parliamo più semplicemente di input, output e configurazione, tutto diventa piu chiaro e semplice.
Una rete neurale artificiale non solo non ha, ma non ha bisogno di intelligenza per funzionare.
Per questo non dovremmo chiamarla rete neurale, perché non ha nulla che ricordi lontanamente un neurone, umano o animale. È un insieme di matrici numeriche nella memoria di un computer che viene usato per fare poco più che somme e moltiplicazioni su dei numeri in input al fine di ottenere dei numeri in output. Queste matrici sono ottenute con un processo statistico di calibrazione che parte (di solito) da valori casuali o pseudo casuali e cerca di modificarli iterattivamente per approssimare i risultati noti.
Tutto qui. Niente intelligenza (eccetto quella umana). Niente magia. Niente poesia. Niente.
Solo codice e dati. Lunghe sequenze di zero e uno.
"Se è in Python è Machine Learning, se è in PowerPoint è Artificial Intelligence".
Giacomo