On 13/02/21 15:45, Giacomo Tesio wrote:
Ciao Davide
Ciao Giacomo, grazie per la risposta, è sempre interessante quello che scrivi. Aggiungo qualche nota solo nei punti in cui voglio approfondire. (...)
Tutto il mondo dei computer e dell'informatica ruota intorno a questo CENTRALE obiettivo economico, su cui si fonda il capitalismo della sorveglianza.
Un altro errore interpretativo.
Questo obiettivo economico rimane comunque secondario rispetto a quello (geo)politico: non è una questione di soldi ma di Potere su scala planetaria.
Non vorrei che pensassimo alla "Economia" come al forziere di Zio Paperone pieno di denari. L'economia assegna un valore alle cose e tale valore ha un'influenza totalizzante sulle azioni delle persone. Il fatto (innegabile) che l'informatica materiale e immateriale TUTTA ruoti intorno al generazione di prodotti predittivi da vendere sul mercato dei comportamenti futuri, significa che le azioni che le persone compiono sono comunque legate (più o meno direttamente) a questo centrale e, rafforzo, UNICO obiettivo. Ci può ripugnare, ma è così. Esempi: chi fa la maggior parte dei commit al kernel Linux? Quali sono i prodotti software Open Source che hanno più commit? Quanti usano ancora l'espresisone Software Libero sul totale di quelli che si occupano di FOSS? Chi ha introdotto i container e che spazio hanno nella ricerca e nella innovazione? Chi ha introdotto la programmazione statistica e che impatto ha nella ricerca e nell'innovazione? Perché si è sviluppata così tanto la tecnologia delle GPU? Ecc. ecc. ecc. E' l'economia che muove il mondo in un sistema capitalistico. La tecnologia non può sottrarsi a questa relazione causa-effetto. E difatti non si sottrae, a dispetto dei nostri sforzi. Forse all'inizio non era così. Ma l'informatica come piace a noi è morta nel 2002, con i brevetti di Google sull'advertising mirato. E non ci siamo accorti del suo cadavere per almeno 10 anni. Questa considerazione spietata, aveva l'intento di suscitare la proposta di una exit strategy. E tu l'hai esposta qui nel seguito:
Dobbiamo creare un NUOVO modello interpretativo. Un po' come avvenne con Galileo o Einstein nella fisica.
L'informatica fornirà questa nuova chiave interpretativa.
Il punto è solo QUALE informatica. Nelle mani di chi? E "per farci cosa"? :-D
Quella dei GAFAM o quella degli hacker? Quella degli "imprenditori digitali" o quella dei "cittadini cibernetici"?
Solo che questa raffigurazione, per quanto affascinante, risulta pre-utopistica. Ossia non giunge alla concettualizzazione di una Utopia, che già sarebbe tantissimo, perché ci fornirebbe una direzione da seguire, lasciandoci solo il compito di trovare i mezzi più opportuni per perseguirla. A me, invece, sembra che l'esito delle nostre riflessioni, in generale, si attesti ad una elencazione di fondamenti ultra-condivisibili, che prefigurano un'Utopia, ma non si spinge fino a delinearne la sostanza. Lo affermo come stimolo e come impegno da perseguire unanimamente, se ci vogliamo riconoscere come una forza alternativa capace di edificare una società migliore. Troppo? :-) Buona giornata, Davide -- Ing. D. Davide Lamanna - CTO mobile: 340 4830930 voip: 06 916504256 fax: 06 233225276 Via Salaria, 292 - 00199 Roma www.binarioetico.it