MANTELERO ALESSANDRO wrote:
l'articolo offre spunti interessanti che vanno oltre il tema specifico e si aprono ai profili etici
ciao a tutti :) è il mio primo messaggio in lista, ho già visto dei volti noti. ho letto l'articolo, è molto vario, bello che corriere.it abbia contenuti simili, quoto la parte conclusiva:
Google è convinto che così facendo l’azienda saprà sottrarsi a qualunque accusa di comportamento immorale: dopo tutto, la scelta finale spetta sempre all’utente! Il vero crimine tuttavia non è impedire agli utenti di scegliere, bensì contribuire a diffondere una tecnologia che, come Google e Facebook ben sanno, potrebbe recare danni incalcolabili. La loro più grande ipocrisia sta proprio nel fingere di non sapere come andrà realmente a finire questa storia.
senza contare, anche se l'opt-in dovesse divenire la prassi: . le foto sono comunque reperibili online, in modo massivo ed automatizzabile, e sono acquisibili per la creazione di database biometrici facciali (l'unica difesa, da un crawler che acquisce i volti, è pubblicare volti offuscati di default: implausibile) . quando un utente accetta la scansione dei dati biometrici, non la sta accettando "sul suo volto", ma "sulle sue foto", e ottimi articoli introduttivi come quello del corriere, mancano sempre dell'unica difesa che esiste nei social network: una rete sociale cosciente. Amici con la quale hai vissuto dei momenti personali, che abbiano a cuore la privacy quanto tu l'hai. perché su una rete di N persone, basta uno che "prova la nuova feature" per mandare a ramengo tutti gli scrupoli degli N-1 amici. volevo segnalarvi questo studio portato avanti da Alberto Camozzo, http://tagmenot.info/ ipotizzava un meccanismo di explicit opt-out usando un qrcode caratteristico da appendere in luoghi|magliette|oggetti, così da usare la foto stessa come vettore dell'opt-out. ciao, C