2010/10/3 MANTELERO ALESSANDRO <alessandro.mantelero@polito.it>:
Se si tratta di un'iperbole, come per il neo-diritto di "sparare str..." (coniato da Forno nel link), l'affermazione sul rapporto fra diritto di critica e diffamazione ci può stare.
Non l'ho coniato io, era nel link, però lo condivido tutto ;)
Se invece ragioniamo in termini giuridici, il diritto di critica trova in Italia un'adeguata tutela che consente maglie più ampie rispetto alla mera cronaca, in termini di continenza verbale, ed ancor più viene concesso alla fattispecie tipica dalla critica politica, mentre nel caso della satira si giunge a poter superare anche, entro certi limiti, il requisito di veridicità dei fatti intesa come rappresentazione effettiva del reale. Che poi in Italia qualsiasi soggetto, politico o no, che subisce una critica decida di ricorre in giudizio o di attivarsi per avviare un processo penale è un'altra cosa: l'alto tasso di litigiosità sul tema non vuol dire poi che le corti diano ragione a tutti e tanto meno che non vi sia una legislazione democratica sul tema.
Qui invece dissento molto, perché la tutela è puramente teorica per l'uomo comune della strada. Questa legislazione forse è adatta per chi professionalmente si occupa di comunicazione e quindi mette in conto questo tipo di incidenti. Si tratta di una sorta di rischio di impresa, per cui i giornali sono atrezzati e accantonano i fondi necessari. Per un privato cittadino la cosa è insostenibile, perché solo la minaccia di una querela porta nel migliore dei casi a rimuovere il contenuto senza discutere, mentre nel caso di effettiva querela può portare a degli effetti estorsivi, perché spesso il risarcimento chiesto è "conveniente" rispetto ai costi monetari e morali di una causa penale, dall'esito comunque incerto (un eufemismo quando la critica è rivolta a magistrati, molto attivi nell'usare questo strumento per "tutalare" il proprio onore; con una metafora calcistica sarebbe come andare con la propria squadretta di dilettanti a giocare al Santiago Bernabeu contro il Real Madrid). Il problema di fondo gravissimo che vedo in questo è che a leggere le critiche che che si trovano nei blog e discutendone con non giuristi (specie con le persone più giovani, abituate ad una certa libertà di espressione) non vedo nessun dubbio sulla liceità di criticare il potente di turno, anche con espressioni forti e talvolta al limite dell'ingiurioso. Se si mostrano le stesse cose ad avvocati invece non c'è mai dubbio: tutto oltre il limite della "continenza". Per me quando tra quello che viene ritenuto lecito e quello che viene punito penalmente c'è un così forte divario, tanto che porzioni significative della popolazione nemmeno concepiscono di potere commettere un reato, vuol dire che c'è un profondo divario tra la legge e la realtà, cosa che porta a profonde ingiustizie visto che in pratica si è soggetti alla permalosità del potente di turno. Per questo preferisco quasi la mancanza di ipocrisia di Maroni, rispetto alla situazione attuale. Con un "bavaglio" alla rete almeno tutti sarebbero consci di cosa rischiano e potrebbero prendere adeguate contromisure, mentre il falso senso di sicurezza attuale porta solo alla possibilità di punire chi è scomodo con facilità e precisione chirurgica.
Considerato poi che contrapposto al diritto, costituzionalmente garantito, alla libertà di espressione v'è il diritto all'onore ed alla reputazione, altrettanto garantito dalla Carta fondamentale, non pare così democratico consentire a chiunque il "diritto di dire stronzate", dimenticandosi degli effetti lesivi sui terzi. In proposito che dire "Tornare indietro di 40 anni? Alla Rupe Tarpea bisognerebbe tornare!" risulti agli orecchi di una famiglia con un figlio down una semplice "iperbole" mi pare assai discutibile! La democrazia, mi sembra, è prima di tutti rispetto per gli altri, non può esserci una libera espansione delle mie libertà ove essa danneggi quella altrui. Se poi invece si voleva argomentare una teoria scientifica, fermi i limiti penali posti nell'interesse della collettività (perché altrimenti diciamo che è democrazia anche esaltare i crimini!), si sarebbe dovuto farlo in tali termini, offrendo documentazione in proposito ed evitando dunque un'espressione che in quanto tale può solamente risultare offensiva.
Ragionando diversamente allora anche la frase del caso Google "Salve, siamo dell'associazione Vivi down, un nostro mongolo si è cagato addosso e mò non sappiamo che minchia fare perchè l'odore di merda c'è entrato nelle narici" poteva essere una semplice descrizione di un fatto avvenuto... peccato che dei giudici "antidemocratici" a Torino non l'abbiano capito!
(a proposito: non furono condannati solo per questioni di violazione della normativa sulla privacy?) Non vedo come si possano accumunare le due cose e per me non sono neppure pertineti con il discorso. Nel primo caso non c'è e non ci può essere una parte lesa, e non c'è neppure istigazione a delinquere (su cui ci sarebbe pure da discutere(. Nel secondo caso invece c'è qualcosa che va ben oltre la diffamazione, si tratta di una vera violenza perpretata nei confronti del bambino down, ben più grave del'offesa all'onore. -- Fabio Forno, Ooros srl jabber id: ff@jabber.bluendo.com