On 27/01/23 09:37, Damiano Verzulli wrote:
Il 27/01/23 09:11, Andrea Trentini ha scritto:
Mi è arrivata info che a breve la mail degli studenti verrà gestita da Microsoft (Office365)
https://www.unimi.it/it/archivio-avvisi/la-webmail-studentiunimiit-passa-mic...
Chiedo ai più esperti qui: Schrems II non aveva stabilito che USA non è un safe harbour? (e quindi saremmo in presenza di una violazione del GDPR?) O c'è sotto qualche arcano che non fa scattare violazione?
Un grosso bove ho sopra la lingua. Notevole che la "completa integrazione e sincronizzazione con l'ecosistema Microsoft 365 (Calendario, Teams, OneDrive, SharePoint, etc.)" sia rappresentata in https://www.unimi.it/it/archivio-avvisi/la-webmail-studentiunimiit-passa-mic... come un *vantaggio*: "Nonna che integrazione grossa che hai?" "È per sorvegliarti meglio!" Una "riduzione del danno" sarebbe cogliere l'occasione per insegnare agli studenti a cifrare la posta, per esempio nelle istruzioni per la configurazione del client. Ma non ci si pone il problema: https://auth.unimi.it/migrazione365/configurazione_thunderbird_outlook-IT.pd... Le università sono amministrazioni indipendenti, anche quando aderiscono a contratti negoziati collettivamente dalla Crui. Quindi, anche se si riuscisse a ottenere una pronuncia favorevole dal Garante per un caso singolo, si dovrebbe agire successivamente università per università. Le università potrebbero peraltro cooperare per un loro servizio di posta collettivo indipendente: ma quando viene loro imposta la competizione, questa idea semplice diventa complicatissima. Morale: se induci amministrativamente i piccoli a competere, ma continui ad accettare che i grandi detengano mostruosi monopoli, non stai incentivando la concorrenza: stai incentivando il monopolio. Neoliberalmente (ma non liberalmente), MCP