È certamente difficile. Ma se non lo fate ora.... temo non ci sara' piu' 
occasione di farlo.

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Fate voi chi?
Negli anni ’90 è stato possibile fare nascere una soluzione comune come la rete GARR, perché:

1. L’intera comunità accademica si lamentava di non avere una rete adeguata alle proprie esigenze (assemblea CRUI dei delegati per la rete)
2. Un rettore coraggioso e incosciente (nel senso che non era del tutto cosciente di ciò a cui andava incontro, per sua stessa ammissione), si lasciò convincere che le università dovessero farsi la propria rete, convinto che il compito dell’università comprende quello di fare avanzare le conoscenze che possono avere ricadute dirette sulla società
3. Il suddetto rettore convinse il sottosegretario del MIUR che il progetto di rete della ricerca era una buona idea e che andava finanziata.
4. I monopolisti delle telecomunicazioni erano considerati dinosauri inefficienti
5. La tecnologia di rete che interessava a noi era diversa da quella che le telecom volevano imporre (ATM)

Oggi la situazione è cambiata:

1. Alla comunità accademica non interessa avere i propri servizi cloud e la CRUI fa da quinta colonna nel promuovere soluzioni commerciali
2. I rettori ragionano come spieghi tu, perché l’università deve essere gestita facendo quadrare i bilanci (effetto delle riforme neoliberiste)
3. Nessun politico si vuole impegnare in un’impresa che appare impegnativa (anche se il primo passo di qualunque impresa è un piccolo passo)
4. Le Big Tech sono considerate benevole dalla maggioranza
5. Le tecnologie che offrono non sono inadeguate

Coi fondi del PNRR si potrebbero fare grandi cose, ma se non c’è la spinta della comunità, non si parte.

Come ricorda ARM, i treni passano in continuazione, ma occorre un obiettivo condiviso e dei politici coraggiosi e incoscienti.

— Beppe

On 15 Nov 2021, at 18:09, <nexa-request@server-nexa.polito.it> <nexa-request@server-nexa.polito.it> wrote:

Date: Mon, 15 Nov 2021 17:45:29 +0100
From: Damiano Verzulli <damiano@verzulli.it>
To: nexa@server-nexa.polito.it
Subject: Re: [nexa]  Panel interessante (@GARR) su "Cloud Nazionale e
Sovranità Digitale"
Message-ID: <e44ba7e7-b82c-b794-9019-eb26cb9e18f0@verzulli.it>
Content-Type: text/plain; charset="utf-8"; Format="flowed"

Il 15/11/21 16:13, Stefano Quintarelli ha scritto:
I stand by ... quello che ho scritto

On 15/11/21 15:36, Damiano Verzulli wrote:
Il 15/11/21 11:28, Stefano Quintarelli ha scritto:
AFAIK, i problemi che hanno determinato lo stop all'app io non sono 
stati gli analytics usati ma il fatto che forzava i cittadini a 
ricevere obbligatoriamente le comunicazioni da tutte le 
amministrazioni [...]

  * nel Provvedimento del Garante 9668051 del 09/06/2021 [2] vengono 
esplicitamente
    rilevati "...gravi elementi di criticità..." rispetto a:
      o A) le interazioni dell’App IO con i servizi di Google e Mixpanel
      o B) l’attivazione automatica dei servizi offerti all’interno 
dell’App IO
      o C) l’utilizzo delle notifiche push


A) c'era, ma B) e C) erano le cose piu' gravi tese a determinare lo 
stop, perche' A) era veloce da fixare, B) e C) richiedevano di 
cambiare la logica dell'app e... nota bene... anche la missione e la 
strategia... tant'e' che e' stato necessario cambiare le regole della 
privacy per la PA.


lungi...issimo da me, il dubitare che "B" e "C" abbiamo avuto un "peso" 
diverso da "A". Ripeto: non lo metto in dubbio. Tra l'altro concordo al 
1000% sul fatto che "B" e "C" siano i veri noccioli della questione, a 
differenza di "A" (di cui concordo sul fatto che esista una soluzione 
tecnica relativamente banale da implementare).

Il punto che voglio sottolineare, pero', è un altro: a parità di 
problema, chi lo guarda con occhi "tecnici" (...perche' quel problema lo 
deve risolvere, in un modo o nell'altro) finisce per vedere una realta' 
profondamente diversa da quelli che, invece, lo guardano con occhi 
"politici" (...perche' a loro interessano le implicazioni che quel 
problema produce).

Quando messo davanti al Provvedimento del Garante, il "Vincenzo Di 
Nicola" di turno... finisce inevitabilmente per vedere "A", e solo "A". 
Perche' a lui, che è un "tecnico", interessa capire come recuperare i 
dati di telemetria delle applicazioni e come catturare i crash per 
post-elaborarli al fine di migliorare la APP. Il fatto che quella APP, 
poi, rischi di essere uno strumento che tenda ad "ingabbiare" il 
cittadino nei processi di comunicazione con le PP.AA., poco importa 
(perche' questo aspetto NON impatta sulla fruibilita' e scalabilità 
della APP).

Allo stesso modo, un Dirigente ICT di un Ateneo, che tipicamente opera 
in un contesto in cui:

 * il proprio staff spesso ha il mal di pancia (in quanto, a dispetto
   del lavoro e delle competenze profuse) è scarsamente considerato, al
   punto tale da vedersi riconosciuto un compenso al di sotto della
   media delle altre PP.AA.;
 * il proprio staff è --per banali questioni anagrafiche-- poco
   propenso a self-aggiornarsi rispetto all'evoluzione delle tecnologie
   con cui ha a che fare. Di conseguenza, è per il mantenimento dello
   status-quo (quando va bene);
 * la propria utenza richiede sempre e maggiormente un numero ed un
   livello qualitativo di servizi tecnologici, sempre piu' alto, e
   sempre piu' numeroso;
 * il top-management [tranne rarissime eccezioni - es.: PoliTO]
   continua a vedere l'ICT come un costo da ridurre, e non una leva su
   cui investire;
 * l'amministrazione centrale (Governo, Ministero, CRUI) spinge in modo
   rilevante la delocalizzazione di un numero sempre maggiore di
   servizi verso i GAM di turno;
 * la politica centrale (forze parlamentari) è in assordante silenzio
   e, quando prova ad entrare nel merito, in fortissimo affanno nel
   (cercare di) capire i punti in discussione

...in questo scenario, come puo' un Dirigente ostinarsi a mantenere 
internamente uno dei servizi piu' critici che ha, ossia l'infrastruttura 
di Posta Elettronica o anche l'intera piattaforma di storage e calcolo?

Senza un pro-Rettore all'informatica che abbia la visione "alta" dello 
sviluppo che un certo tipo di ICT può generare, come puo' quel Dirigente 
decidere di "comprarsi un guaio", ostinandosi al self-hosting?


Il mio invito è quello riflettere sempre sul fatto che lo stesso 
messaggio (es.: il citato comunicato del Garante) puo' essere letto in 
modi estremamente diversi a seconda della tipologia di ascoltatore.

Fosse dipeso da me, non avrei chiesto a Di Nicola: "/cosa ne pensi del 
cloud-nazionale?/" ma, piuttosto, "/quante persone credi servano per 
gestire una infrastruttura cloud che possa gestire 30.000.000 di utenti 
e qualche centinaio di migliaia di utenze concorrenti?/". Allo stesso 
tempo, avrei chiesto a De Rosa: "/che impatto ritiene che questa 
strategia produrra', sui giovani Italiani che oggi studiano IT, da qui a 
20 anni?/"


In tempi non-sospetti (anno 2017, sempre WorkShop GARR), dissi che 
notavo un "packet-loss in aumento" fra i livelli tecnici e quelli 
decisionali: di fatto, ormai è quasi impossibile, per i tecnici, farsi 
"ascoltare" dai vertici decisionali (siamo passati dal packet-logg al 
"default-deny ; policy-drop").


Dico tutto questo perché sono convinto che è proprio all'interno di 
questo gruppo (NEXA) che siano rimaste le principali competenze in grado 
di focalizzare il problema nel suo complesso e indirizzare un ipotetico 
cambio di rotta.

È certamente difficile. Ma se non lo fate ora.... temo non ci sara' piu' 
occasione di farlo.

My 0.02€

Bye,
DV    // ...e mi scuso per il "rant" che "rant" non vuole essere...

-- 
Damiano Verzulli
e-mail:damiano@verzulli.it
---
possible?ok:while(!possible){open_mindedness++}
---
"...I realized that free software would not generate the kind of
income that was needed. Maybe in USA or Europe, you may be able
to get a well paying job as a free software developer, but not
here [in Africa]..." -- Guido Sohne - 1973-2008
   http://ole.kenic.or.ke/pipermail/skunkworks/2008-April/005989.html