On 18/11/21 23:47, Damiano Verzulli wrote:

[...]

Premesso che concordo pienamente con quanto scritto qui da Damiano (praticamente su tutto), ne approfitto per aggiungere una mia polemica, spero utile.



È in questo senso che va elogiata la capacità del Rettore Saracco di "inquadrare" l'intero scenario e --previa verifica con la parte tecnica (Venuto)-- dare il via ad una operazione di "x10" (+/-): ossia, prendere quello che c'e' e semplicemente "moltiplicarlo" x10, in modo da coprire tutti i corsi. Chiaramente c'era un margine di rischio. Ma era un margine che --evidentemente-- si è ritenuto di accettare in quanto "minore" rispetto al rischio indotto da ogni altra scelta.

La necessità di fare x10 o x100 o x1000 in situazioni come questa dà conto dell'utilità del "Cloud Computing" (o se preferiamo dei "sistemi distribuiti a gestione automatizzata" :-)). Noi li vogliamo Open Source e "Private" (o se preferiamo "non gestiti da terze parti non fidate"). Ma forse siamo disposti (lo siamo?) ad accettare l'"Hybrid" (o se preferiamo "un po' e un po'...") per reggere botta quando non si può fare altrimenti. Vorrei ricordare che Enrico Venuto, molto saggiamente, si era premurato di opzionare un quantitativo di VM su Azure (non so essere più preciso) da annettere alla bisogna, in caso di saturazione delle risorse hw disponibili. Poi non sono servite, per fortuna. Per fortuna.

Si può fare tutto senza il Cloud Computing, sì, certo; si può fare tutto anche senza i compilatori o senza i sistemi di controllo della versione...

Non sono per l'automazione a tutti i costi, ma penso che siamo in grado di definire insieme quando l'automazione è sana e quando invece è produttivismo fine a se stesso. Quando l'automazione porta ad una centralizzazione esasperata e come può invece favorire la decentralizzazione. Ho sentito affermare da persone di questa lista che i microservizi si possono realizzare anche senza container applicativi, vedendo il male nei container applicativi (non ho ancora capito perché, ma non dispero di comprenderlo un giorno). Ricordo che le tecnologie su cui si basano i container applicativi sono i namespace, introdotti nel Kernel Linux nel 2002 [1] e i cgroups, introdotti nel 2006 [2]. Le licenze sono tutte compatibili con le GPL (v2 o v3 a seconda dei casi). L'orchestrazione di container (su cui si basa la computazione distribuita oggigiorno) è un Bene Comune dell'umanità, con potenzialità enormi, tecnologiche e politiche.

D.


[1] Linux kernel version 2.4.19

[2] https://www.kernel.org/doc/html/latest/admin-guide/cgroup-v1/cgroups.html