Buongiorno a tutti,
vi segnalo un articolo di Brunetta sulla governance di Internet, pubblicato stamane su Affari e Finanza de la Repubblica.
vi saluto,
antonella
Perché
Internet ha bisogno di governance
RENATO
BRUNETTA
Ministro per la
Pubblica Amministrazione e l'Innovazione
L'importanza di
Internet è talmente grande che è difficile prescindere dal suo
funzionamento e sviluppo per il progresso dell'economia e della
società. È in questo contesto che, da anni, si è iniziato a
discutere di governance di Internet sul piano globale, anche
nell'ambito di iniziative promosse dall'Ocse o dalle Nazioni Unite,
come l'Internet Governance Forum (IGF), di cui nei giorni scorsi si
è tenuta la quarta sessione a Sharm ElSheikh. In realtà la
discussione non è, ad oggi, molto progredita perché resta poco
chiaro l'oggetto stesso dell'analisi, essendo Internet, sotto
l'azione dei suoi utilizzatori, una realtà in continua
trasformazione. E questo dal punto di vista sia tecnologico che della
sua estensione e trasformazione. Inoltre, la sua non territorialità
pone il problema di chi siano gli attori autorizzati a discutere della
sua governance.
Sul tema, si affrontano due scuole di pensiero. La prima è quella
dei "negazionisti", secondo la quale non esiste un problema
di governance e il solo parlarne è dannoso. I "negazionisti"
si appellano a tre argomentazioni: 1. ogni organizzazione
istituzionale o comportamentale deve nascere, in e da Internet, in
modo spontaneo, attraverso attività non coordinate degli
utilizzatori; 2. Internet non è una singola rete organizzata da una
o più entità, ma un vasto insieme di reti e di fonti di
informazione eterogenee, che condividono una comune tecnologia, cioè
il protocollo IP, e che quindi vi possono essere solo forme di
autogoverno; 3. il concetto stesso di governance è dannoso perché
aprirebbe ai governi e alle loro organizzazioni le porte di un regno
"che non appartiene loro".
La seconda scuola di pensiero critica questa impostazione difensiva
sostenendo che si tratta di una visione vecchia del concetto di
governance, che gli scienziati sociali ormai identificano in un
insieme di regole e procedure condivise o collettivamente
riconosciute, indipendentemente dal fatto che esse siano imposte
dall'alto da qualche autorità o da un insieme di attori, anche
privati. Questo approccio alla governance è posto al centro degli
studi sulle regole di utilizzo dei "commons", cioè dei
beni pubblici di accesso non limitato, come lo spazio esterno, lo
spazio elettromagnetico e, un tempo, i mari. Tutti ambiti che
richiedono una qualche forma di governance per tutelare l'interesse
collettivo alla loro conservazione ed accessibilità universale.
Studi che, come dimostrato dal premio Nobel per l'economia Elinor
Ostrom, affrontano problemi centrali proprio delle economie della
conoscenza. Esiste già oggi un'attività di coordinamento tecnico
e di gestione giornaliera di funzioni chiave di Internet, quali la
gestione dei domini e dei protocolli, affidata all'ICANN (Internet
Corporation for the Assigned Names and Numbers), un'organizzazione
non profit che ha sede negli USA. Questa gestione si basa su un
modello di funzioni affidate al settore privato, gestite dal basso e
che riconosce la molteplicità degli stakeholders. Ma il nodo della
governance di Internet va oltre la sua gestione tecnica, seppur
rilevante ed interconnessa con tutti gli altri temi.
Seguendo la classificazione dell'UN Working Group on Internet
Governance, accettata dall'Ocse, si possono identificare quattro
grandi aree in cui raggruppare i temi rilevanti per le politiche
pubbliche che hanno a che fare con Internet: 1. le infrastrutture
tecniche e la gestione delle risorse critiche di Internet (tema sul
quale si concentra la discussione relativa al ruolo dell'ICANN), 2.
i problemi che riguardano l'uso di Internet (dalla
cibercriminalità, alla sicurezza dei network e dei sistemi
informativi, alle politiche di regolamentazione nazionali), 3. i temi
che hanno un impatto più generale sulla società e sulle economie
al di là di Internet, e sui quali vi sono istituzioni di vigilanza e
di regolamentazione (dalla concorrenza, alla privacy, ai diritti di
proprietà intellettuale), 4. lo sviluppo di Internet, il suo accesso
universale, la sua dimensione sociale e di inclusione attraverso lo
sviluppo di infrastrutture nazionali, l'accessibilità dei
contenuti in modo da tener conto delle diversità culturali e
linguistiche, la difesa dell'approccio opensource.
È chiaro che
l'importanza e la pervasività dei temi connessi alla governance di
Internet pongono tutti di fronte a sfide e problemi di cui spesso è
già difficile la definizione. Tuttavia, proprio il modo, in parte
spontaneo ed anarchico ed in parte centralmente controllato, con il
quale Internet ha fino ad oggi funzionato suggerisce che il primo
passo per armonizzare una regolamentazione condivisa è partire dalle
esperienze di governance di Internet che si possono registrare nel
mondo. Analogamente accadde con il codice internazionale di
navigazione moderno che trae origine dall'opera del giurista sardo
Domenico Alberto Azuni il quale, incaricato nel 1791 da Vittorio
Emanuele I di predisporre il codice della marina mercantile del Regno
di Sardegna, raccolse nella sua opera Sistema universale dei principi
del diritto marittimo in Europa le esperienze di regolazione della
navigazione dei suoi tempi per poi utilizzarle nella redazione del
codice marittimo e commerciale napoleonico. Il dibattito sulla
governance di Internet è aperto a tutti gli interessati nello
spirito della rete. L'importante è l'accordo sui principi
fondamentali: libertà e universalità dell'accesso, libertà di
espressione, sicurezza e stabilità della rete, concorrenza nel
mercato globale dei domini, difesa del diritto alla riservatezza dei
cittadini e della proprietà intellettuale.