La SIAE era stata messa sotto il mirino dell'antitrust, come del resto gli ordini di avvocati, notai, farmacisti ecc., quando il presidente dell'antitrust era Giuliano Amato. Sugli ordini si è provato a intervenire ma abbiamo visto in questi giorni com'è andata. Della SIAE neppure se ne parla. Io credo che la sola soluzione del problema SIAE sia la sua soppressione in quanto monopolio (sostituibile semmai da diverse associazioni a libera adesione) e in quanto la sua vita economica si regge su una serie di truffe vere e proprie: per esempio la riscossione lineare dei "diritti" e la loro suddivisione largamente arbitraria.Oltre a norme ridicole ma pesantissime come quella che per decenni ha permesso a chi registrava alla SIAE per primo la traduzione di una canzone straniera di prendere metà dei diritti legati a quella canzone anche se la traduzione non veniva mai eseguita, ma è solo un esempio). Oltre alle truffe legate ai borderò di radio, televisioni, ma anche concerti e sale da ballo, che hanno beneficiato da sempre musicisti e parolieri sconosciuti se non ai loro amici. Oltre al fatto che il modello SIAE, se prima era truffaldino, ora è semplicemente privo di senso per l'economia della rete. Se la SIAE continua a funzionare come ha sempre fatto, per il web è in prospettiva la peggiore delle catastrofi. Loro non chiudono siti, si arricchiscono sull'esazione di soldi di cui agli "autori" andrà pochissimo o nulla, e che intascheranno per spartirli tra parolieri ammanigliati e altri soci di cui (scommettiamo?) nessuno di noi ha mai sentito parlare ma che alla lunga prendono più diritti dei Beatles, o anche di Modugno o Battisti. Discutere il copyright e pensare come riformarlo è sacrosanto; ma in Italia il copyright si chiama SIAE, e qui più che discutere si tratta di chiudere un caro saluto Peppino Ortoleva