Caro Giacomo,

il dibattito su un approccio non rappresentazionale della realtà - dal 1991, anno di pubblicazione del volume che ho citato, di Varela, Rosch e Thompson - si è arricchito nel tempo di molti altri contributi e qui cito solo due opere recenti che conosco: Stewart et al 2010 Enaction. Toward a new paradigm for Cognitve Science, MIT Press e Gallgaher e Zahavi La mente fenomenologica, R. Cortina ed. del 2009.
E' vero che grandi successi sono dipesi proprio dal modello rappresentazionale, ma ciò non toglie che qualcuno ne veda i limiti e prospetti altre strade. Nel mio campo, ho certezza empirica che la dimensione simbolica non racchiuda in sè cosa si può intendere per conoscenza. Per ora mi basta questo per procedere nell'esplorare altre vie.
Preciso che Io non mi interesso di AI ma di intelligenza umana in senso ampio, con uno scopo pratico e non teorico: co-progettare ecosistemi socio-economici in cui gli esperti lavorano con i "prosumer" (produmatori?), non solo "utilizzatori".
Sul corpo come device etc... a mio avviso corri troppo in là, perchè le argomentazioni sono molto più articolate ed arrivano ad una definizione di coscienza che necessita di travalicare le discipline sia umanistiche che scientifiche, per far riferimento in forma laica proprio alle tradizioni di saggezza dell'umanità. Non si tratta di una pura riflessione intellettuale sulla vita, implica la coltivazione di una certa sensibilità e la sua sistematica integrazione nella vita quotidiana, con una formazione e metodi ad hoc, come ogni altra cosa: vedi la formazione alla mindfulness come esempio.
L'intelligenza cognitiva va integrata, secondo questa prospettiva, con le tecnologie del sè.

Un saluto,

    vincenzo giorgino


Il giorno sab 16 mar 2019 alle ore 16:33 Giacomo <giacomo@tesio.it> ha scritto:
On March 16, 2019 12:25:59 PM UTC, Vincenzo Mario Bruno Giorgino <vincenzo.giorgino@unito.it> wrote:
>Mi immagino - sbaglio? -  che i lettori di nexa siano perlopiù influenzati
>da un approccio neo-positivista e pertanto non li voglio annoiare
>oltremodo e mando un caro saluto a tutti.

Francamente non so se sono neo-positivista, neo-romantico o semplicemente un neo, ma sarei felice di essere ulteriormente annoiato. :-)

>
>Mi riferisco al lavoro del neuro-biologo Francisco Varela e altri in
>*Embodied Mind*, in cui sostiene - "a suo parere" - che il corpo abbia un ruolo
>nel processo di conoscenza e di definizione del sé individuale e collettivo
>e che vada inteso oltre la scissione corpo-mente che definisce la teoria
>cognitiva sin dalle sue origini, scissione alla base dei modelli impiegati
>nella robotica, nella AI etc..

Molto interessante.

Ad una veloce scorsa su Wikipedia sembrerebbe che la filosofia del corpo non tenga in considerazione alcun fattore genetico-evolitivo.

In pratica, non si allontana poi molto dalla contrapposizione mente-corpo, trattando il corpo semplicemente come un device di input capace di determinare in sé stesso la l'intera conoscenza umana.

Non mi sorprende che piaccia a chi vende le AI.

Personalmente ritengo che la relazione mente-corpo sia più stretta e più complessa, tanto che certe conoscenze e strutture cognitive (come la Matematica) possano essere evolutivamente determinate e cablate nelle nostre menti sin dal concepimento.

Il che significa, per esempio, che certe conoscenze ci sono fisicamente precluse fino al prossimo passo evolutivo (che in effetti non è detto ampi i nostri orizzonti... ma questa è un'altra storia).

>Da un approccio rappresentazionale della
>realtà si passa ad uno incarnato ed enattivo.

La Matematica intanto se la ride sotto i baffi. :-)

Rifiutare un approccio rappresentazionale, significa semplicemente rinunciare uno degli strumenti più potenti della nostra specie (cosa che in effetti i sostenitori della "fine dei modelli" a favore dei dati, fanno).


>La conoscenza risulta
>pertanto incarnata: da qui il dibattito sull'intelligenza artificiale o
>come la si voglia chiamare assume una prospettiva diversa.

Verbum caro factum est.
Diciamo... non proprio un idea nuova... :-D

In effetti (e paradossalmente) in assenza di carne prodotta da un processo evolutivo durato un paio di miliardi di anni, vedere intelligenza in una macchina richiede una gran fede... in chi la costruisce. ;-)

In effetti, come programmatore, questo mi fa chiedere se Dio sia ateo. Ma in fondo Dio è  Amare... che gli importa?

>E naturalmente
>quello sulla "coscienza", come testimonia ad es. il dibattito sul *Journal
>of Consciousness Studies* e quello in *Constructivist Foundations*.

Ahimè non ne sono al corrente.
Hai voglia di condividere quali siano le posizioni più interessanti?

>Ciò ha
>grandi conseguenze pratiche, ad esempio sulla formazione degli esperti
>di diritto a vario titolo che si occupano di questi temi

Questo mi preoccupa molto.

>e nella stessa
>progettazione e co-progettazione di queste tecnologie.

No sulla progettazione no...
Ci sarà sicuramente qualche giovane ingenuo che lavora gratuitamente per la causa, come in ogni setta, ma sono anni che i ricercatori più seri ammettono che i risultati migliori non derivano dal tentativo di emulare il cervello umano.

Le reti neurali convoluzionali (usate in computer vision) non hanno nulla della biologia neurale.

Se invece parliamo della vendita di queste tecnologie... sì questo ha grandi con$eguenz€ pratiche. :-D


Giacomo
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"One of the great liabilities of life is that all too many people find
themselves living amid a great period of social change and yet they fail
to develop the new attitudes, the new mental responses that the new
situation demands. They end up sleeping through a revolution."
- Martin Luther King, Jr., "Remaining Awake Through a Great Revolution"
Vincenzo Mario Bruno Giorgino, Ph.D.
Dept. of Economic and Social Sciences, Mathematics and Statistics
University of Torino - Italy