On Mon, 14 Dec 2020 09:33:33 +0100 "J.C. DE MARTIN" <demartin@polito.it> wrote:
In che senso "codice scritto", scusa?
Antonio Iacono stava parlando di grandi scrittori e uomini di cultura...
Parlavo del codice sorgente che determina gli automatismi che veicolano le comunicazioni via Internet, determinando le modalità di interazione delle persone che vi partecipano. Codice che viene scritto, spesso da persone di grande talento e cultura. (sebbene definirli "grandi programmatori" suonerebbe un po' buffo :-D)
che hanno parlato di televisione con mezzi accessibili a moltissime persone.
Sulla leggibilità di tale vasta letteratura eseguibile si pongono purtroppo almeno due tipologie di problemi: - quelli dovuti ai limiti dei linguaggi usati per esprimerla - quelli dovuti all'ignoranza dei potenziali lettori che, non sapendo interpretarla, assumono di poterla ignorare Entrambi i problemi sono di natura storica. E solo il superamento di entrambi permetterà all'informatica di giungere ad una maturità disciplinare che è ancora molto lontana. Il primo dipende dalla convoluta e frettolosa evoluzione dell'informatica stessa, che inizialmente ha dato poco spazio alla riflessione linguistica nella progettazione di questi linguaggi (destinati, nella mente degli autori, a guidare automatismi più che a comunicare con altri esseri umani) e successivamente ha dovuto adattarsi alle famiglie esistenti per non essere irrilevante. Così che quasi tutti i linguaggi esistenti sono ancora riconducibili a poche famiglie originali (C, Lisp, Algol etc...) e per lo più leggibili a chi ha familiarità con ciascuna di tali famiglie ma non agli altri. Il secondo dipende, credo, dall'applicazione inappropriata di modelli culturali precedenti ma profondamente radicati: sostanzialmente si assume di poter ignorare i testi scritti in queste lingue sconosciute e "barbare". Si assume che, imparare a leggere e scrivere questi linguaggi (e leggere effettivamente questi testi) non sia necessario per comprendere il funzionamento degli automatismi che da essi sono descritti e determinati. Purtuttavia una letteratura critica su Internet esiste ed è la stessa che ne determina le diverse modalità di funzionamento automatico. Penso ad esempio ai software che implementano protocolli come GNUnet, Activity Pub, Gemini o 9P2000, esprimendo ciascuno una diversa analisi critica degli altri testi/software (che implementano ad esempio il Web o i social media) e proponendo visione alternative, sperimentabili ed eseguibili, ai problemi stessi. Il problema di questa enorme letteratura è che nessuno la legge. (a parte ovviamente hacker e programmatori interessati...) In altri termini:
Di codice scritto ne abbiamo già molto. Il problema è che mancano i lettori.
Giacomo