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il Resto del Carlino BOLOGNA - Pagina: 14
29 marzo 2015
Gli italiani hanno paura dei terroristi. Ma la privacy vale più della sicurezza
L'analisi Ipr: preoccupati per l'Isis ma contrari alle restrizioni sul web
Antonio Noto (Direttore Ipr Marketing)

GLI ITALIANI non accetterebbero l'intrusione del grande fratello' nelle loro comunicazioni social, anche se questo è funzionale alla lotta al terrorismo. Infatti, l'opinione pubblica evidenzia una certa riluttanza a sacrificare quote consistenti della propria privacy in nome della sicurezza, nonostante la percezione dell'aumentato allarme per l'escalation jihadista. Oltre due italiani su tre (67%) temono che possa verificarsi a breve un attentato all'interno del nostro territorio nazionale. E un cittadino su quattro (25%) è preoccupato che un simile episodio possa riguardarlo personalmente o coinvolgere membri della sua famiglia. LO STATO di allerta investe ovviamente anche la sfera delle abitudini e delle scelte legate alla quotidianità, improntate a una maggiore prudenza e cautela. Per questo motivo anche gli spostamenti e i viaggi sono limitati: più di un individuo su tre (27%) sceglie addirittura di non muoversi affatto dall'Italia per evitare di confrontarsi con situazioni a rischio, siano esse la permanenza all'estero, i trasferimenti aerei o la frequentazioni di luoghi ad alto traffico come stazioni e aeroporti. Eppure, anche in presenza di questa accresciuta angoscia per la propria incolumità e per quella collettiva, il potenziamento di un controllo investigativo che sia lesivo della privacy non appare una contromisura legittima e auspicabile. Oltre la metà degli intervistati da Ipr Marketing (59%) dichiara infatti che la lotta ai fenomeni terroristici non dovrebbe sacrificare la riservatezza delle comunicazioni dei cittadini. Non solo. Più di un italiano su due (57%) è contrario all'eventualità che lo si possa intercettare telefonicamente. La resistenza a possibili intrusioni in ambito web arriva a toccare due intervistati su tre (64%).

QUESTE cifre, connesse ai diversi media, suggeriscono una riflessione sulle trasformazioni maturate negli ultimi anni all'interno del contesto comunicativo in cui ci relazioniamo. Quello telefonico è un ambito comunicativo in qualche modo tipico'. Riparato per definizione e secondo solo all'interlocuzione faccia a faccia in termini di intimità e confidenza. Allo stesso tempo, è lo strumento classicamente associato all'idea di violazione, se compiuta per mano degli organi investigativi. Con il passaggio ai media digitali e alla conversazione in rete, nell'immaginario collettivo i parametri di rilevanza, intimità e pubblicità' dei messaggi risultano ridefiniti entro una nuova scala. Quello della conversazione telefonica non è più il luogo che si pretende più protetto e meritevole di tutela, ma è sostituito da quello che contraddistingue le nuove forme di socialità: la comunicazione istantanea via chat, la conversazione sui social network, la presenza on line.

LA PERCEZIONE che gli utenti hanno dei diversi mezzi di comunicazione e del grado di confidenzialità dei messaggi che li attraversano è un fenomeno interessante, connesso al tema, ampiamente dibattuto, della sicurezza delle comunicazioni in rete e della protezione dei dati sensibili. In questo caso, tuttavia, appare sufficiente per considerare quanto sia mutevole e sensibile la questione della cittadinanza digitale. D'altronde gli ultimi dati Censis ce lo dimostrano: il 71% della popolazione è connesso e tra i giovani questa percentuale arriva al 92%. Dunque, così come indicato dall'opinione pubblica, un provvedimento che inciderebbe in maniera determinante nella percezione dell'utilizzo del web andrebbe realizzato dopo un'attenta riflessione del legislatore in materia. Anche in un contesto drammatico e allarmante come quello della minaccia terroristica globalizzata.

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