Una nuova candidatura della società civile per AGCOM
è Sergio Bellucci
cheers

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“The Net interprets censorship as damage and routes around it.”
– John Gilmore


-----Inoltrato da A Dicorinto/Dip-Psi/Dipartimenti/Didattica/Ateneo/Uniroma1/it il 18/05/2012 11.10AM -----
Per: Frontiere Digitali <digitalfreedomweek@linux-club.org>
Da: francesco tupone
Inviato da: digitalfreedomweek-bounces@linux-club.org
Data: 17/05/2012 11.27PM
Oggetto: [FrontiereDigitali] appoggiamo la candidatura di Sergio Bellucci come Presidente dell'AGCOM

Ciao a tutti e tutte.

Come molti sanno, nei prossimi giorni, dovrebbe essere addirittura il 23 maggio, verrà deciso il futuro dell'Autorità di garanzia della comunicazione (AGCOM). L'assetto di questa Autorità sarà fondamentale per garantire la rottura dei monopoli, la qualità delle libertà digitali, la possibilità di un nuovo modello di sviluppo, un reale pluralismo informativo, la comunicazione come bene comune.


In tanti abbiamo chiesto trasparenza nell'individuazione delle candidature, per qualunque carica importante, sia essa la presidenza della Rai o di qualunque agenzia e/o autorità di controllo. 

Per quanto riguarda l'AGCOM pensiamo che sia giunto il momento di rompere il doppio legame che ha contraddistinto la vita di tale Autorità, quello tra gli interessi delle grandi lobby industriali e i luoghi di garanzia che dovrebbero essere di tutti.


Molti tra noi, in questi giorni avranno anche ricevuto la proposta di appoggiare la proposta di una persona, forse anche valida, ma espressione diretta del gruppo imprenditoriale della Confindustria (Sole24Ore). 

Ed proprio parlando di questa occasione, che è emersa la proposta di presentare una candidatura anche noi, Associazioni, movimenti, singole personalità che sempre si sono interessati e si sono battuti per la libera circolazione della cultura e dell'informazione.


Pensiamo che sia utile e doveroso che le istanze del nostro movimento siano rappresentate, appoggiando persone competenti prima nel metodo e poi nel merito. Nel metodo pensiamo che occorre smettere di guardare agli interessi delle grandi lobby, nel merito pensiamo che sia necessario porre, in certe postazioni, una persona "libera" che consideri la comunicazione come un bene comune. 


Per questo e tanti altri motivi riteniamo che Sergio Bellucci possa ben rappresentarci.


Vi giro un primo appello, e vi invito ad aderire, personalmente e come associazioni del network Frontiere Digitali, attivando il protocollo di assenso alle proposte inviate su questa lista.


Purtroppo il tempo stringe e le altre candidature sono partite molto prima, occorre attivarsi al più presto, servono anche idee e proposte per avanzare con forza la candidatura di SERGIO


fraterni saluti

Francesco Tupone



APPELLO

La crisi che attraversa il nostro Paese necessita di innovazione e responsabilità sociale. Senza innovazione sarà impossibile garantire, nel futuro, la produzione di ricchezza necessaria ad una vita degna, e senza la responsabilità sociale sarà impossibile la costruzione di una società di eguali e liberi.

L’innovazione tecnologica deve essere posta al servizio della responsabilità sociale, non deve essere sviluppata come variabile autonoma.

Per questo serve indicare una strada.

È necessario un nuovo indirizzo nelle politiche industriali, economiche, tecnologiche e culturali del nostro Paese, per trovare la strada di un nuovo modello di sviluppo, ecosostenibile e democratico, che non consideri la crescita del PIL come unico modello possibile. Il cuore di tale innovazione risiede nelle possibilità aperte dall'avvento del digitale. Per questo l'esito degli assetti dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni è una delle principali condizioni per orientare il futuro del nostro Paese.

La rivoluzione digitale che stiamo vivendo può essere subita, sottovalutata o non compresa, come largamente è stata fino ad oggi, o può essere agita, valorizzata e rilanciata, aprendo così la strada a nuovi modelli di economie, di relazioni, di pratiche che possono basarsi sulle logiche aperte della condivisione e della cooperazione, tipiche del modello della rete.

La rete è il nuovo territorio nel quale vanno garantite nuove libertà, vanno evitate nuove forme di esclusione e va combattuto il rischio di una mercificazione asfissiante. La rete è uno spazio sociale costituito da beni comuni materiali e immateriali che necessitano di politiche attive per la loro salvaguardia. Oggi tale tutela implica la ridefinizione dei diritti nell'intero mondo del lavoro. Gli assetti e le libertà nella rete, infatti, descrivono nuove categorie e disegnano nuove forme  della vita sociale e lavorativa. La stessa forma della democrazia può e deve essere ripensata in funzione delle sue nuove potenzialità.

L'impatto della rete riconfigura l'intero sistema dei media, attraversa tutto il sistema culturale, e può essere l'occasione per metterci alle spalle gli attuali assetti oligopolistici che bloccano la libera concorrenza e impediscono la nascita di un pluralismo espressivo che sappia nutrirsi della voce fertile delle minoranze di ogni tipo. Ma non solo. Dobbiamo utilizzare la rivoluzione digitale per aprirci ad un reale pluralismo di voci anche nei media tradizionali, che ancora oggi costituiscono un punto nevralgico del funzionamento della nostra democrazia. La questione delicatissima delle frequenze tv e tlc non è stata affrontata nella prospettiva giusta, a causa del perdurante deficit di “politica mediale” del nostro Paese: chi utilizza l’etere deve essere soggetto al pagamento di un pedaggio adeguato alle dimensioni del business potenziale - trattandosi di un bene della collettività - ed obbligato ad investire in contenuti originali di qualità.

Le politiche delle tlc debbono essere sviluppate in sintonia con le politiche dei media e della cultura, affermando la centralità dei contenuti e l’importanza delle industrie creative come motore di un immaginario innovativo: una “agenda culturale” nazionale (purtroppo ancora inesistente in Italia) non è meno importante di una “agenda digitale” che corre il rischio di celebrare la autoreferenzialità di tecnologie vuote di contenuti, ovvero asservite alle dinamiche del mero consumismo.

Certo tutto questo deve basarsi su scelte che vadano esplicitamente verso il superamento dell’attuale blocco oligopolistico del sistema dei media e delle tlc italiane, eliminando i conflitti di interesse che stringono il Paese alla gola. Gli assetti oligopolistici di ampi settori della comunicazione, a partire da  quello centrale della televisione, non hanno garantito e non potranno garantire per il futuro, una base di sviluppo solida che riguarda non solo il settore della comunicazione, ma l'intero assetto industriale e socio-economico del Paese e la stessa struttura democratica delle sue istituzioni.

Il sistema dei media oggi non lega la propria esistenza alla produzione di senso, ma vuole produrre il senso stesso dell’esistenza: per questa ragione è necessario disporre di strumentazioni che  consentano la rappresentazione della realtà che è l’opposto della reificazione pervasiva tipica delle società contemporanee.

Il settore della pubblicità deve uscire dall'attuale stagnazione, e il servizio pubblico radiotelevisivo non può essere messo sullo stesso piano delle intraprese private: deve essere dotato di autonomia produttiva e garantito nelle risorse necessarie alla missione che la collettività gli affida.

L'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni non può vivere con le risorse fornite dai controllati, ma deve poter contare su risorse pubbliche adeguate alle sfide che si annunciano. Le sue attività debbono caratterizzarsi per la massima trasparenza, il suo organico deve essere formato attraverso selezioni pubbliche trasparenti.

La rete ci suggerisce nuove pratiche e nuove logiche sui diritti e sulla definizione della proprietà. Non è più solo un tema legato alla libertà di scaricare o meno contenuti, ma l'apertura verso un mondo che il digitale si annuncia come nuovo nelle sue logiche e che non può restare invischiato nelle regole di un mondo che sta morendo. Debbono essere messe in atto politiche che, favorendo una maggiore integrazione tra i media tradizionali e i media digitali, garantiscono una più ampia partecipazione attraverso la produzione di nuovi contenuti e una maggiore interazione tra produttori e fruitori, pratiche ormai ampiamente consolidate nella rete internet. I diritti degli autori, dei produttori dei contenuti e degli utenti vanno declinati alla luce delle potenzialità espressive e democratiche di internet.

Per questo, ci vuole una Autorità che sappia cogliere le novità che emergono, le tendenze che si consolidano, guardando alle migliori esperienze nel mondo in materia di “authority” indipendenti e indicare le vie per garantire quel particolare bene comune che è la comunicazione.

Per questo, crediamo che la candidatura di Sergio Bellucci rappresenti un segno di svolta e di rottura:

- perché può vantare una notevole esperienza professionale nel mondo della comunicazione, su differenti versanti;

- perché si caratterizza per la tenacia tipica di un gran lavoratore, che conosce la realtà reale così come quella mediata dai media;

- perché unisce all’esperienza concreta la competenza di un teorico del sistema della comunicazione;

- perché la sua storia personale dimostra la assoluta indipendenza da qualsiasi lobby economico-industriale e dai poteri forti del nostro Paese.

Un candidato libero all’Agcom.

 





biografia Sergio Bellucci

Sono diversi i momenti e i passaggi significativi che delineano la biografia professionale di Sergio Bellucci. Ha iniziato a lavorare nel mondo della comunicazione come operatore, vivendo  dall'interno la nascita delle televisioni libere e successivamente la formazione del monopolio commerciale. A partire da questa esperienza ha avuto l'occasione di gestire la contrattazione sindacale, per conto della CGIL, per le nuove figure professionali che stavano emergendo nell'ambito della produzione radiotelevisiva.

 

Queste esperienze gli hanno permesso di delineare la centralità della comunicazione nei progetti politici e culturali del Paese e di spendersi, quindi, al servizio della politica avendo per diversi anni la responsabilità delle politiche della comunicazione e dell'innovazione per Rifondazione comunista. Un'esperienza politica vissuta senza ricoprire nessun incarico elettivo né a livello locale né a livello nazionale. Un fatto quasi unico nel panorama nazionale. Ha ricoperto, inoltre, l'incarico di consigliere nel C.d.A. di Bagnoli Futura e quello di Presidente di Liberazione. Attualmente è consigliere nel C.d.A della società di innovazione tecnologica della Regione Lazio, Lait S.p.A.

 

Lo studio e la riflessione teorica che lo hanno accompagnato in tutte queste esperienze si sono via via concretizzate in articoli e monografie, tra le quali E-work. Lavoro, rete, innovazione e, successivamente, Lo spettro del capitale. Per una critica dell'economia della conoscenza scritta insieme al Prof. Marcello Cini.

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