Il 16/02/2012 12:19, Blengino ha scritto:
 

ACTA è nato male, e proseguirà peggio. La segretezza nelle trattative e la poca trasparenza (non so se dettate dal timore del”popolo del web”) hanno inquinato la discussione sul trattato, esacerbando i toni in un crescendo mediatico solo parzialmente giustificato, e soprattutto improduttivo e sterile.

Concordo con Te Giuseppe: non riesco a vedere nelle disposizioni di ACTA maggiori pericoli per il web di quanti non se ne annidino nelle normative in vigore o in fieri in Europa. Non per nulla la Corte deve intervenire per bilanciare giudizialmente ciò che legislativamente bilanciato non è. In vero alcuni passaggi di ACTA mi inquietano, e son gli stessi che hanno frenato e stoppato IPRED2: mi riferisco alle possibili “ingerenze” nei procedimenti e in ipotizzabili (e già infruttuosamente tentati) atti di autotutela dei titolari (comprese le associazioni e gli enti esponenziali dei titolari dei dir.connessi). Per il resto, se guardiamo ad es. alla normativa italiana, ACTA è sin più moderato, ad esempio nell’enforcement penale.

Il punto è che stiamo rimestando in un sistema fallimentare e rafforzando una normativa oggi insostenibile. Di ciò ne pagano le maggiori conseguenze proprio gli autori. Però vallo a spiegare....


Ci sarebbe da fare un'ulteriore considerazione. Esiste un profondo equivoco, favorito dalle informazioni purtroppo errate fornite dal Commissario De Gucht al Parlamento nell'estate del 2010, che è stato bene messo in evidenza dagli accademici europei e da FFII all'inizio dell'anno scorso, in occasione della risoluzione concernente ACTA adottata dal Parlamento Europeo nel novembre 2010. Un passaggio importante (trad. it. di Primavera De Filippi):

"Il 13 luglio 2010, nel corso di una riunione della commissione LIBE del Parlamento Europeo, De Gucht ha dichiarato, a riguardo dell’ACTA, del regolamento doganale e del diritto della polizia di frontiera a sequestrare computer portatili, che “la possibilità di sequestro non dipende dall’ACTA ma solo dal diritto europeo. L’oggetto del contendere si riferisce al diritto materiale, mentre l’ACTA si riferisce solo al diritto processuale. Le disposizioni rilevanti non si trovano quindi nell’ACTA, ma devono essere ricercate o nel diritto communitario o nel diritto nazionale. Questo e’ il motivo per cui non si trovano clausole del genere all’interno dell’ACTA, perche l’ ACTA si riferisce solo alle misure processuali ed applicative della legge. Non tratta di quello che si può applicare, ma di come sia possibile applicarlo. Quello che si può applicare non fa parte del diritto comunitario nell’esempio che è stato appena dato. “ (Video, a 18 minuti)

Contrariamente a quanto è stato detto da De Gucht, il raggio d’azione dei funzionari di frontiera non dipende dal diritto materiale, ma dall’applicazione stessa del diritto [enforcement]. Il regolamento doganale e l’ACTA si occupano entrambi di misure applicative. Affermando che il diritto comunitario fa parte di un altro settore, De Gucht ha erroneamente creato l’impressione che l’ACTA non possa incidere sul diritto comunitario. De Gucht ha confuso due concetti legali di base ed il Parlamento ha ripreso questa erronea valutazione"

Ho l'impressione che questo equivoco non solo sia sopravvissuto, ma si sia successivamente esteso ad altre disposizioni di ACTA nel corso del 2011. Dalle dichiarazioni in lista di Mazziotti e anche da alcune conversazioni con alcuni europarlamentari non sono del tutto certo che a tutt'oggi sia stato chiarito, sebbene i ripensamenti di l'altro ieri della Commissione e la sua apertura verso una verifica di compatibilità tramite l'opinione della ECJ in parte mi confortano.

La traduzione completa è disponibile qui:
<http://www.scambioetico.org/?p=7452>

Ciao,
Paolo