Vi segnalo questo interessante post di Francesco Paolo Micozzi che può essere di stimolo per la discussione http://www.micozzi.it/?p=312 2011/4/7 Giorgio Spedicato <avv.giorgiospedicato@gmail.com>
Condivido totalmente le osservazioni di Marco e Stefano Quintarelli.
In punto di diritto, chi ha letto la decisione del Tribunale di Milano si sarà accorto che - diversamente da quanto accade fin troppe volte - era corretta e ben argomentata. Non sono pertanto d'accordo con il commento di Guido pubblicato ieri su Punto Informatico, il quale osserva che "[u]na sequenza di tre parole, senza nessun collegamento logico né punteggiatura, su una pagina bianca e poco sotto un campo di ricerca, nel 2011, non costituiscono una frase di senso compiuto né, tantomeno, una frase di contenuto offensivo". E' evidente, al contrario, che tre parole senza punteggiatura come "Tizio Caio truffatore" o "Sempronia Mevia sgualdrina", anche nel 2011, sono offensive e del tutto idonee, in presenza del requisito soggettivo, a fondare una responsabilità penale per ingiuria o diffamazione (detto che, nel caso in questione, si discuteva di responsabilità civile, e non penale).
Quanto all'osservazione di Stefano Quintarelli, sono circa 10 anni che sostengo che la normativa in materia di responsabilità del provider (e, soprattutto, la sua interpretazione ad opera della giurisprudenza) invoglia inevitabilmente i provider a tenere atteggiamenti "pilateschi". Certo è, a mio parere, che l'approccio "prendiamocela con Google" è inaccettabile almeno quanto l'approccio "Google deve essere irresponsabile perché sennò si attenta alla libertà della Rete", che suona un po', questo si, capzioso e strumentale, oltre che infondato.
Giorgio
Il giorno 07 aprile 2011 14:11, Stefano Quintarelli < stefano@quintarelli.it> ha scritto:
Tempo fa avevo fatto una provocazione su "quando l'acqua diventa vino".
È sufficiente dire che una cosa è processata in automatico, ovvero senza un umano che interviene, per invocare una esenzione di responsabilità?
Andando avanti, le capacità semantiche e analitiche dei sistemi saranno superiori a quelle di un umano. Chi e' responsabile se il sistema fa affermazioni apologetiche di reato ?
Se la risposta fosse "nessuno", sarebbe un grande incentivo a realizzare e polarizzare (anche non algoritmicamente, andando avanti) tale sistema.
Pensiamo a politica di regime o a informatica su mercati finanziari.
Per me la questione non è risolvibile se di entra nel merito.
Se entri nel merito e processi il payload e non solo le buste, imho, devi essere responsabile, sia che il lavoro lo faccia tu, che lo faccia un tuo dipendente, sua che lo faccia una tua macchina.
Imho
------- Original message -------
From: Fabio Forno <fabio.forno@gmail.com> To: marcoscialdone@gmail.com Cc: nexa@server-nexa.polito.it Sent: 7.4.'11, 12:23
2011/4/7 marco scialdone <marcoscialdone@gmail.com>:
Ciao Fabio,
al di là delle considerazioni giuridiche, una mia curiosità personale: se digitando Bluendo,Google suggest lo avesse abbinato automaticamente a "fregatura" o "truffa", tu come imprenditore che opera in Rete avresti accettato serenamente la cosa o avresti chiesto a google di rimuovere l'abbinamento?
Ragionamento imho capzioso. La risposta è ovvia, ma ogni principio per quanto buono può portare in determinate condizioni a conseguenze indesiderate con cui bisogna imparare a convivere per salvaguardare il principio stesso
-- Fabio Forno, jabber id: ff@jabber.bluendo.com _______________________________________________ nexa mailing list nexa@server-nexa.polito.it https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
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-- Avv. Marco Scialdone Blog: http://scialdone.blogspot.com Site: www.computerlaw.it PEC: marcoscialdone@ordineavvocatiroma.org Flavors me <http://flavors.me/marcoscialdone> My profile: www.linkedin.com/in/marcoscialdone CC Network: https://creativecommons.net/marcoscialdone/