a mio avviso c'e' del vero in entrambe le posizioni, ma perche' questa affermazione non sia generica provo ad argomentare meglio un tempo la soglia dell'analfabetismo era "leggere, scrivere e far di conto". Alan Kay, allora allo Xerx PARC, già nel 1977, nel suo articolo su Scientific Amercican "Microelectronics and the Personal Computer" (in italiano su Le Scienze, se non erro nov 1978) scriveva: "se il calcolatore deve essere veramente <<personale>> sia gli adulti che i ragazzi devono poterlo far funzionare al meglio delle possibilità senza ricorrere ai servizi di un esperto." E prosegue: " E così il problema principale sarà costituito dal fatto che i non specialisti dovranno quasi sicuramente scrivere dei programmi per conto loro, se vorranno ricavare un qualche beneficio dal loro calcolatore, al di là di un aiuto momentaneo." Ai ragazzi "che non hanno ancor perso il lor senso del fantastico e del meraviglioso" suggerisce: "se vi piace disegnare, non automatizzate il disegno: programmate piuttosto il vostro calcolatore persnale perchè vi fornisca un nuovo insieme di colori." E conclude con un'analogia con la scrittura: ci sono gli illetterati (pochi, per fortuna), quelli che hanno la "basic literacy" (la massa) e coloro capaci di "artistic creation" (scrittori e poeti). Insomma, i fondamenti di informatica per capire e non subire il mondo digitale (non basta saper "usare" il pc e Facebook ;-)) dovrebbero essere parte della "basic literacy" di chiunque (mentre per fortuna possiamo sperare che non sia altrettanto necessario sapere usare armi ed elemetti ;-)) . Il fatto che OGGI, più di 30 anni dopo, faccia notizia che il sindaco di NY abbia deciso di dotarsi di quegli strumenti conoscitivi di base è segno di quanto siamo ancora indietro (nel sistema scolastico, anzitutto). Se costituisce uno stimolo per spiegare l'importanza della cultura informatica, ben venga. Ma concordo con Giulio che se si dovesse oggi organizzare un master per "sindaci digitali" (quando si fa?) i dettagli di un linguaggio di programmazione forse possiamo ometterli. E concordo con i temi che Giulio elenca, e anche con i docenti ;-)) Ma in testa ne aggiungerei una (una sola!) di lezione: in cui li si fa ragionare su un po' di "visioni", alcune delle quali presenti nell'articolo di Kay: "il calcolatore [] come il più avanzato mezzo di comunicazione a disposizione dell'uomo" oppure "simulation [is] the central property of computing" che faccia riflettere sulla natura profonda di questo straordinario strumento (che forse solo strumento non è). Magari non capiranno tutto, ma le nozioni di algoritmo e sistema, quelle si che le devono avere per governare e non solo il digitale! -- fiorella