Sono d'accordo con te Stefano. Ero consapevole dell'eccezione costituita dal software ma non volevo complicare il ragionamento.

In effetti, forse la comunità "in-the-large" degli informatici dovrebbe smettere di "indossare i calzoni corti" ed assumersi le responsabilità per i propri prodotti come accade negli altri settori tecnologici, per lo meno in quei casi in cui il prodotto software viene venduto o dato in licenza. (Se ti regalo una macchina rotta non ha senso che ti lamenti che sia rotta se ti ho avvisato che potrebbe essere rotta).

Mi è chiaro l'enorme impatto (non solo economico) di un'affermazione di questo genere ma, per stemperare l'osservazione con una battuta, se vogliamo essere chiamati "ingegneri del software" dobbiamo fare gli ingegneri veri, che (normalmente) vanno in galera se il palazzo che hanno costruito crolla perché non hanno verificato adeguatamente i calcoli.

Diciamo che in questo ambito l'arrivo di ChatGPT è stato il bambino è che ha gridato "il re è nudo" ...

Ciao, Enrico

Il 16/04/2023 18:09, Stefano Zacchiroli ha scritto:
On Sun, Apr 16, 2023 at 12:13:20PM +0200, Enrico Nardelli wrote:
QUALUNQUE altro prodotto immesso nell'uso pubblico DEVE soddisfare
requisiti di sicurezza.
... tranne il software. Certamente ci sarà qualche requisito che si
applica in automatico anche al software --- e mi appello anche io ai
giuristi in lista per precisarlo --- ma la barra di accesso al mercato
del software è bassissima. Di default, chiunque può pubblicare prodotti
software su svariati app store senza alcun controllo a monte (salvo
quelli automatici implementati dagli app store dei vari GAFAM).

Il CRA (Cyber Resilience Act) europeo va nella direzione di aggiungere
tali controlli, sotto forma di (auto-)certificazioni e questo ha
provocato una sollevata di scudi da parte del mondo free/open source
software. (Ne abbiamo già parlato separatamente in lista.)

Dico questo non per controbattere al tuo argomento, Enrico, che trovo in
se ragionevole. Ma per osservare che qui siamo anche perché per decenni
l'industria del software (compresa quella FOSS!, fatta anche di
volontari/ non-profit/ etc. che non potrebbero permettersi l'overhead
dei controlli) è fiorita grazie all'assenza dei controlli che ora si
invocano.

Trovare un giusto mezzo tra lo status quo ed il desiderio di
regolamentare prodotti "che contengono AI" non sarà affatto banale.

Saluti a tutti
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Prof. Enrico Nardelli
Presidente di "Informatics Europe"
Direttore del Laboratorio Nazionale "Informatica e Scuola" del CINI
Dipartimento di Matematica - Università di Roma "Tor Vergata"
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