Premesso che non credo che le istanze del settore vadano né ignorate né accolte acriticamente, mi sono sempre chiesto come si faccia a escludere che un'industria sia stata "distrutta" o seriamente compromessa dalla propria inefficienza o da un progresso tecnologico che impone mutamenti, o comunque da altri fenomeni, come il fatto che negli ultimi anni sono forse state prodotte più opere che in tutti i periodi storici precedenti.

E quando mi pongo domande del genere mi viene in mente il Red Flag Act e il fatto che da bambino mi chiedevo come fosse possibile creare una legge così strana, considerato che era ovvio che le carrozze e i cavalli non avrebbero mai potuto competere con i veicoli a motore, così come oggi le macchine da scrivere, per quando belle, difficilmente possono competere con i computer e programmi di videoscrittura.

Mi viene anche in mente che il primo ebook di diritto che ho comprato l'altro giorno (http://libreriarizzoli.corriere.it/Compendio-di-diritto-processuale-civile/VHisEWcVs4MAAAEzQdJNfG0z/pc?CatalogCategoryID=RIasEWcWLQsAAAErmb8dhq_J&Root=eBook) è protetto da DRM, è fruibile unicamente su iPad, non è fruibile né su Kindle, né su computer ed è dunque vincolato su un preciso medium elettronico che oggi usiamo ma domani chissà. Ciò, dal mio punto di vista di fruitore che ha remunerato l'autore per il suo lavoro intellettuale e l'editore per il suo sforzo editoriale, è un'inaccettabile imposizione che depotenzia i vantaggi della tecnologia e rischia di indurre a non utilizzarla.

Penso anche alla Sony, trattata nel libro di Isaacson su Steve Jobs, una società d'eccellenza che inventò il Walkman, che aveva una library di opere importantissima, ma che non riuscì a fare ciò che ha fatto Apple con iPod/iPhone/iPad e il suo store, pur avendone tutte le opportunità e capacità tecniche, finanziarie e commerciali.

V

Il giorno 23/mar/2012, alle ore 17.03, Blengino ha scritto:

Anche il fatto che l’industria musicale indipendente sia stata “distrutta” mi pare osservazione singolare.
Probabilmente alcune etichette tradizionali (indipendenti e non) sono morte, com’è morta l’editoria a stampa della pornografia (non vuol esser ingiurioso il paragone), ma la “produzione” musicale  indipendente con nuove forme di distribuzione mi pare abbia prodotto un aumento di offerta e fruizione. Mio figlio sente robe fichissime che non so dove tiri fuori, ma son distribuite da nuovi aggregatori indipendenti...Gia sento gli strali di Giuseppe...
 

Da: nexa-bounces@server-nexa.polito.it [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di J.C. DE MARTIN
Inviato: venerdì 23 marzo 2012 16.10
A: nexa@server-nexa.polito.it
Oggetto: Re: [nexa] Fwd: ANICA INFORMA: Disappunto del Presidente ANICA Riccardo Tozzi per l'audizione al Senato del Presidente AGCOM Corrado Calabrò
 
Si, l'avevo notato. Piuttosto in contraddizione col fatto che in realta' 
si tratta di un comunicato di pubblico dominio:
http://www.anica.it/online/index.php/news/395-disappunto-anica-per-laudizione-al-senato-del-presidente-agcom-corrado-calabro.html

Mah.

juan carlos



David Orban wrote (On 03/23/2012 04:03 PM):
Non sono il corretto destinatario di questo messaggio, quindi, come avverte la nota a pie' di pagina, non posso fare uso delle informazioni in esso contenute.
 
Meglio così.

 
David Orban
skype, twitter, linkedin, sl, etc: davidorban

2012/3/23 J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it>
"prevale sulla difesa della libertà d'espressione": uh?

juan carlos



-------- Original Message --------
Subject:
ANICA INFORMA: Disappunto del Presidente ANICA Riccardo Tozzi per l'audizione al Senato del Presidente AGCOM Corrado Calabrò
Date:
Fri, 23 Mar 2012 15:38:08 +0100
From:
COMUNICAZIONE ANICA <anica.informa@anica.it>
To:
COMUNICAZIONE ANICA <anica.informa@anica.it>

 

Disappunto del Presidente ANICA Riccardo Tozzi per l’audizione al Senato del Presidente AGCOM Corrado Calabrò
“Farsesca, è il termine che viene spontaneo utilizzare per definire l'audizione del presidente dell'AGCOM presso le commissioni parlamentari del Senato.
Calabrò, dopo aver rivendicato per mesi la competenza dell'Agenzia a regolamentare in materia di diritto d'autore, ha scoperto in extremis di essersi sbagliato. Tutto il lavoro di un ente così costoso e complicato sarebbe dunque stato tempo perso.
La questione è rimandata al Parlamento che, come non se n'è occupato per cinque anni, continuerà prevedibilmente a non occuparsene. La pirateria potrà così continuare indisturbata a distruggere l'industria cinematografica, come ha già fatto con l'industria musicale indipendente.
La diffusa "sensibilità" al voto del "popolo della rete" e agli interessi dei grandi aggregatori (americani) prevale sulla difesa della libertà d'espressione e della sopravvivenza dell'industria culturale nazionale.
A questo punto resta solo da sperare nell'intervento di un Governo che, come quello attuale, sa capire, sa agire e sa farlo nell'interesse del Paese.”
 
 
 
 
UFFICIO STAMPA ANICA
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