Caro Alfredo,
io sto "facendo" da 10 anni, per la diffusione della consapevolezza dell'importanza di insegnare l'informatica nelle scuola, cioè a tutti i cittadini, col progetto Programma il Futuro (https://programmailfuturo.it), con le attività della coalizione europea Informatics for All (https://informaticsforall.org), con i miei interventi divulgativi (https://www.mat.uniroma2.it/~nardelli/dissemination-articles.html) e, da ultimo ma non meno importante, con le "pillole" di informatica estratte dal mio libro "La rivoluzione informatica" e pubblicate settimanalmente dall'IRPA (https://www.irpa.eu/a-passeggio-con-la-informatica/).
Stanno "avvenendo" le cose? Nel novembre 2023 il Parlamento Europeo ha approvato una raccomandazione a tutti gli Stati Membri affinché l'informatica faccia parte dell'istruzione obbligatoria fin dai primi anni. Ne ho scritto qua https://www.startmag.it/innovazione/la-raccomandazione-europea-insegnamento-informatica-nella-scuola/
Per la prima volta, dopo più di vent'anni in cui
si è parlato solo di "digital skills", il termine "informatica"
è entrato nel lessico della politica europea. Chissà che prima o
poi non lo comprendano anche i politici italiani, ora che
attraverso l'intelligenza artificiale hanno capito che "questa
roba" è importante.
Quindi, sì, dal mio punto di vista qualcosa sta avvenendo. È sufficiente? No, è solo il primo passo, serviranno penso almeno altri dieci o vent'anni per vedere effetti concreti nei singoli paesi.
Mi spiace se non riesco a fare di più, ma penso che sia più efficace - visto che non sono in politica ma nell'accademia - impegnarmi nei temi tecnici sui quali ho competenza invece che su un generico "fare qualcosa di utile insieme".
Ciao, Enrico
Ciao, Enrico, Giacomo e tutti.Odio fare quello che pontifica, ma il problema è far avvenire le cose, non raccontare cosa andrebbe fatto.E in un mondo complesso, la cosa si ottiene -- SE E SOLO SE è arrivato il momento buono... -- agendo "per condizioni necessarie" (= si deve fare quello senza il quale non può avvenire quello che serve, ...sperando che le cose girino nella direzione voluta).Tutto quello che di cui parlate voi -- Enrico e Giacomo -- si chiama "cultura", ...e non è un caso se la gente (salvo i privilegiati) viene mantenuta in una sottocultura consumistica e manipolata, quando non peggio.Mettersi a fare proclami che tutti dovrebbero crescere culturalmente è tanto bello in teoria quanto inutile sul campo.La mia idea di far comunicare la gente, DOPO che avesse impostato un progetto corale di "riappropriarci di qualcosa di nostro" (detto banalmente, paghiamo il canone su qualcosa di nostro, strapagato negli anni, e la transizione da rame a fibra era l'occasione buona), decidendo poi cosa offrire l'uno all'altro, con un livello di intermediazione ridotto / nullo, era in questa direzione: se non c'è quello, tutto il resto manca; se non si cambia il punto chiave, l'intermediazione, il cambiamento neanche parte (la cultura si cambia in 50 anni, e forse neanche: avevo 18 anni nel '68, e mi sentirei di dire che si è più perso che progredito, rispetto a quanto ci si sarebbe potuto aspettare; con la comunicazione -- persino "fisica" -- in mano ai cittadini, si sarebbe potuto vedere cambiare qualcosa in 10).IL PUNTO E' CHE NON ERA ARRIVATO IL MOMENTO: era il momento giusto sul piano tecnico (transizione da rame a fibra), ma non su quello sociale, culturale e politico: praticamente tutti i "cittadini" che ho incontrato, o pensavano a farci sopra del business, o aspettavano di sentire quali fossero le idee altrui, per "comprare" da altri la direzione del proprio futuro, invece di pensare a prendere l'iniziativa nelle loro mani (e questo DI CERTO dal '68 ce lo siamo beatamente perduto).Condizione necessaria, non sufficiente, era e sarà provare a svegliare la gente a fare una cosa utile insieme.E ora si aspetta che arrivi un'altra occasione e la gente abbia capito qualcosa di più (nel trend dal '68 ad oggi, temo di doverne dubitare).Per ribaltare un grosso sasso, si deve attendere una scossa di terremoto e poi spingere tutti insieme (considerato che le macchine movimento terra sono in mano a chi il masso lo vuole lasciare dov'è). Il terremoto era la transizione tecnologica rame-fibra, ma la gente non aveva (più) la cultura politica di fare le cose insieme, e (non ancora) quella tecnica di capire la relazione fra tecnologia (di comunicazione; l'informatica c'entra molto meno) e democrazia.Se parlate di (sola) informatica, o al contrario dell'universo mondo di tutta la cultura, parlate di qualcosa di molto parziale (e/o addirittura ingannevole), oppure di ingestibile nella sua enormità. Non si va da nessuna parte.Si deve attendere il momento, e agire in modo mirato in un punto chiave.Tema più vasto (come problem determination) e più ristretto (come problem solution) di quello che si dibatte qua.E scusate se ho pontificato...In ogni caso, basta guardare all'avventura del Movimento Cinque Stelle, delle vaccinazioni e green pass Covid, e del superbonus 110%, per capire quanto siamo indietro rispetto a 56 anni fa...Non c'è un c...o di cultura socio-politica diffusa, oggi.
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https://www.hoepli.it/libro/la-rivoluzione-informatica/9788896069516.html|
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Prof. Enrico Nardelli Past President di "Informatics Europe" Direttore del Laboratorio Nazionale "Informatica e Scuola" del CINI Dipartimento di Matematica - Università di Roma "Tor Vergata" Via della Ricerca Scientifica snc - 00133 Roma home page: https://www.mat.uniroma2.it/~nardelli blog: https://link-and-think.blogspot.it/ tel: +39 06 7259.4204 fax: +39 06 7259.4699 mobile: +39 335 590.2331 e-mail: nardelli@mat.uniroma2.it online meeting: https://blue.meet.garr.it/b/enr-y7f-t0q-ont ====================================================== |