Text is not the same as words. The words involved were formed in the head of the author and remain there. Writing words to say something involves encoding the chosen words in some shared alphabet and shared spelling and grammar. This results in the marks we call text. Text is thus a sequence of signs, and it must be read, by, of course, something that can read these signs, to re-form the words of the author. differenza e connessioni tra pensiero, testo, parole, segni, significato. prima pensavamo che fossero questioni settoriali di area linguistica, critico-letteraria, psicologica o filosofica, o latro ancora; ora gli LLM ci fanno rendere conto che sono questioni trasversali.
3 riflessioni: 1) credo che sia necessario capire se come e quanto la riflessione degli informatici riesca a intercettare e intersecare, modificare la visione degli umanisti - visioni che che mi paiono (ancora) molto separate, molto ignare l'una dell'altra. 2) il passo che ho citato è rilevante però per un altro argomento che non è informatico in senso stretto (e che forse proprio per questo non è stato colto come tale?): 3) da 'umanista' vedo ricorrere molto spesso nei messaggi dei 'non-umanisti' concetti e riflessioni che in area umanistica sono (ultra)consuete e forse anche più complesse, ma trovo interessante e utile capire fino a che punto le riflessioni del mio campo riescono ad arrivare altrove restando integre, e se vengono recepite perché accade e in quali aspetti. viceversa molte cose recenti che passano in lista le guardo e passo oltre perché sono per me ovvie tanto che le insegno da anni, ma non sto a sottolinearlo a chi le propone. o forse dovrei sentirmi ospite, pensare 3 volte prima di parlare, e poi tacere? :-) M Il 22/05/25 19:16, Antonio ha scritto:
The text you make by writing your prompt is simply chopped into a sequence of text tokens which are, in turn, used to build a sequence of vector encodings, together with quite a lot of other stuff added to your prompt text by the always hidden prompt processing ChatGPT has to do. Scusa Maurizio, ma sono "spiegazioni" che gli informatici presenti in questa lista (quanto meno quelli più "critici") cerchiamo di dare, seppure in modo disordinato, già da qualche anno [1]. Forse la "novità" è che anche gli umanisti si stanno rendendo conto dell'inganno nell'uso del termine "intelligenza"? O c'è qualcos'altro che non ho colto?
A.
[1] in questo threadhttps://server-nexa.polito.it/pipermail/nexa/2024-March/052373.html ad esempio si discuteva del "dizionario" di token
------------------------------------------------------------------------ la montagna è la prima che insegna a durare Antonia Pozzi, Lettere ------------------------------------------------------------------------ Maurizio Lana Università del Piemonte Orientale Dipartimento di Studi Umanistici Piazza Roma 36 - 13100 Vercelli