Grazie. È coerente con quel che so. Mi ero illuso che tu avessi visto qualcosa nel modello di governance (come lo intendo io: modello istituzionale) che permette di capire se la comunità di sviluppatori è guidata prevalentemente dall'etica e dai valori della comunità hacker o (anche, o esclusivamente) da interessi economici.. :-( Quanto al criterio della valutazione dei "frutti" (indicato dal Grande Hacker) sono d'accordo con te. m.c. In data domenica 2 dicembre 2018 17:17:03 CET, Giacomo ha scritto:
Il December 2, 2018 3:53:46 PM UTC, Marco Ciurcina <ciurcina@studiolegale.it> ha scritto:
Mi interessa capire se tra i due modelli che descrivi c'è una differenza rispetto all'organizzazione dei processi con i quali si prendono le decisioni o solo una differenza nel merito delle decisioni.
Mi sono concentrato sul merito perché un hacker più capace di me usava dire "dai loro frutti li riconoscerete"... :-)
Quanto al metodo della governance, i progetti open source hanno quasi sempre un processo formale in essere al cui vertice può essere una organizzazione (un'azienda, una fondazione, un consorzio) o una persona (che ad esempio accetta pull request su GitHub).
La governance del software libero è moolto più variegata: la stragrande maggioranza dei progetti ha un BOFH.... ehm... un BDFL semplicemente perché è l'unico a scrivere il codice, ma ci sono anche università, organizzazioni come la FSF, comunità di amici distribuite sul pianeta come Cat-v etc...
Che io sappia, nessun modello di governance si è mostrato più efficiente nel raggiungere gli obiettivi degli hacker, per diverse ragioni sociologiche ma probabilmente anche perché gli obbiettivi stessi non soni quasi mai riconducibili ad una singola variabile da massimizzare o minimizzare.
La Curiosità non è misurabile.
Giacomo