Andrea Glorioso :

>- per motivi professionali e di studio, ultimamente ho letto molto
>materiale su spionaggio/controspionaggio e in particolare sulle attività
>cosiddette di SIGINT (Signal Intelligence), così come messe in pratica
>dalla National Security Agency degli USA, il GHCQ britannico ed
>equivalenti agenzie di altri paesi. Un elemento costante è la necessità
>di analizzare le informazioni acquisite per poter decidere come agire; e
>uno degli elementi costanti di tali analisi è capire chi e perché
>produce determinate informazioni. A volte i "bersagli" si fanno
>intercettare perché *vogliono* che certe informazioni siano
>intercettate: o perché la informazioni sono in realtà erronee e si spera
>che chi le ha acquisite basi le proprie azioni su di esse, o perché sono
>in corso lotte intestine al bersaglio, o perché si vuole misurare la
>capacità di intercettazione del potenziale nemico (per esempio, la
>presenza di una talpa all'interno della propria organizzazione), e via
>discorrendo. Io stesso ho imparato che nella politica (europea, ma sono
>convinto che lo stesso discorso valga in altri ambiti) è molto diffusa
>il "policy-making by leaks", ovvero il forzare la mano al proprio
>potenziale avversario facendo trapelare certe informazioni suppostamente
>segrete.

Come i coltelli/bisturi anche le tecnologie  basate su 0/1 sono usabili parimenti
per azioni pace di guerra [fu Von Meumann,  ricordo d' aver letto da
qualche parte, che che elaboro' e fisso' a qualche centinaio
di metri da terra l' impatto ottimale d' esplosione   per
la bomba di cui ricorre a giorni l' anniversario]

Target istituzionali dell' antagonismo non solo bellico ma
pure politico ecc. sono le fonti di informazione antagoniste
e la creazione diversiva di disinformazione [con 0/1 everyone
puo' riprodurre il vero, manipolare il vero, creare il falso].

---

In una interconnessione di reti protocollarmente agnostica,
e' *parimenti* possibile informare, disinformare, demistificare,
mistificare.

Verificare, falsificare - il nodo per me e' :  i contenuti in rete *non*

sono una *fonte*.

P.S. In rete non c'e' *tutto* - c'e' quello che *ci si mette
dentro* ...

---

Aggiungo solo che a mio avviso andrebbe demitizzato un logo
clamorosamente ambiguo - che vedo riccorrere,  esplicitamente
e per presupposto  : la interconnessione di reti *non* e'
"democratica" - e' "aperta", tutt'altra cosa : in ogni senso,
con ogni implicazione; con ogni conseguenza.

Giorgio

:::::::::::::::

>----- Original Message -----
>From: blengino@penalistiassociati.it
>To: andrea@digitalpolicy.it,nexa@server-nexa.polito.it
>Data: Fri, 30 Jul 2010 12:38:39 +0200
>Subject: [nexa] R: Riflessioni su Wikileaks

>Il silenzio della lista sulle tue riflessioni non dipende credo dall'assenza
>di interesse, ma dalla complessità delle stesse.
>La vicenda tocca aspetti disomogenei ma contigui: concetti antichi,
>pre-digitali, che sono alla base delle nostre apparenti democrazie (penso
>all'Italia ma non solo) sono toccati dall'iper-informazione del nostro
>tempo.
>
>Mi sono chiesto spesso (tra me e me) se le nostre società (tutte, dal niger
>alla svezia) siano mature per internet, se saremo in grado (globalmente) di
>gestire nel lungo termine gli effetti della nuova connettività dell'umanità.
>
>Non mi sono mai dato risposta, ed alla fine son costretto a compiere un atto
>prossimo alla fede: comunque sia, un percorso è stato nei millenni fatto,
>nel bene e nel male. Ad ognuno la sua parte. Se son credente vi sarà un
>disegno intelligente, in difetto ciò che ne verrà fuori dipenderà dal caso,
>ma tanto vale far la nostra parte.
>
>Mi sto perdendo ma penso (e spero) che Wikileaks stia facendo la sua parte,
>il suo mestiere (e questo anche se fosse più o meno inconsapevolmente
>pilotata).
>Anche i censori, in fondo, fanno la loro parte, ed è vero che non tutto ha
>ragion d'esser necessariamente condiviso.
>
>Quante volte, a fin di bene, nel nostro piccolo ricorriamo agli "arcana
>imperii"?
>
>Il punto è aver chiara qual'è la propria parte, ovvero nei mille contrasti
>che il flusso informazionale genera, capire quale sia la linea di difesa
>corretta, al momento e guardando al futuro. E poi ovviamente, spendersi per
>quel che si può.
>
>Penso ! al ddl i ntercettazioni che è e rimane uno scempio, ma che ha sullo
>sfondo un'oggettiva deriva informativa (che per la verità non c'entra nulla
>con le intercettazioni!)
>
>Penso alla proprietà intellettuale e penso ai media audiovisivi in rete che
>sono oggetto di nuovi attacchi.
>
>Insomma, non so risponder alle tue osservazioni. Credo ci sia bisogno di
>visioni globali e di un corretto (e forse naturale) contraddittorio: di una
>dialettica costruttiva e non falsamente irregimentata.
>
>C'è bisogno di tante Nexa.
>
>C.
>
>-----Messaggio originale-----
>Da: nexa-bounces@server-nexa.polito.it
>[mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di Andrea Glorioso
>Inviato: giovedì 29 luglio 2010 17.58
>A: nexa@server-nexa.polito.it
>Oggetto: [nexa] Riflessioni su Wikileaks
>
>Cari tutti,
>
>saprete tutti della recente pubblicazione, da parte del progetto
>Wikileaks, di una imponente quantità di materiale "segreto" (uso le
>virgolette apposta, vedi sotto) relativo alla guerra in Afghanistan
>(http://www.wikileaks.org/wiki/Afghan_War_Diary,_2004-2010).
>
>Seguo Wikileaks da un paio d'anni. Sinceramente credo che finora abbia
>pubblicato materiale anche più scottante del "pacchetto Afghanistan",
>che per altro mi pare (da commenti altrui, non ho ancora avuto modo di
>leggere con attenzione il tutto) non contenga granché rispetto a quanto
>una persona mediamente informata da altri mezzi rispetto alla
>televisione - e qui mi rendo conto di aver escluso di botto una buona
>parte della popolazione italiana :) - non potesse aver già concluso.
>
>Tuttavia, mi pare che quest'ultima uscita di Wikileaks abbia ricevuto
>una copertura mediatica e politica molto più elevata rispetto al
>passato, sia in Italia che altrove.
>
>Da qui alcune considerazioni che mi ! sono pos to e che sottopongo qui in
>lista per un dibattito aperto:
>
>- il ruolo svolto da Wikileaks è positivo o negativo? O un po' positivo
>e un po' negativo? Oppure dipende dal tipo di informazione che viene
>pubblicata? E' innegabile che la mia generazione sia abituata ad un
>livello di trasparenza e condivisione dell'informazione - pilotata o
>meno, vedi sotto - del tutto incompatibile con l'approcio tradizionale
>in materia di "arcana imperii".
>
>- a proposito di "arcana imperii", mi pare che Wikileaks e il suo
>fondatore, Julian Assange, stiano alzando - e di molto - il livello di
>potenziale scontro tra i sostenitori e i detrattori della "condivisione
>dell'informazione". Gli stati sovrani, chi più chi meno, potevano
>chiudere un occhio di fronte a tale tendenza alle condivisione
>nell'ambito della cosiddetta "proprietà intellettuale". Ma quando questa
>condivisione va a toccare aree come le attività militari, i segreti di
>stato e via discorrendo, il discorso cambia. Come pensate che
>reagiranno, nel corto, medio e lungo periodo, gli stati sovrani di
>fronte a questa dimostrazione esplosiva e per certi versi sfrontata del
>(mezzo, quello completo contiene anche la propria antitesi) mantra
>"information wants to be free"?
>
>- per motivi professionali e di studio, ultimamente ho letto molto
>materiale su spionaggio/controspionaggio e in particolare sulle attività
>cosiddette di SIGINT (Signal Intelligence), così come messe in pratica
>dalla National Security Agency degli USA, il GHCQ britannico ed
>equivalenti agenzie di altri paesi. Un elemento costante è la necessità
>di analizzare le informazioni acquisite per poter decidere come agire; e
>uno degli elementi costanti di tali analisi è capire chi e perché
>produce determinate informazioni. A volte i "bersagli" si fanno
>intercettare perché *vogli! ono* che certe informazioni siano
>intercettate: o perché la informazioni sono in realtà erronee e si spera
>che chi le ha acquisite basi le proprie azioni su di esse, o perché sono
>in corso lotte intestine al bersaglio, o perché si vuole misurare la
>capacità di intercettazione del potenziale nemico (per esempio, la
>presenza di una talpa all'interno della propria organizzazione), e via
>discorrendo. Io stesso ho imparato che nella politica (europea, ma sono
>convinto che lo stesso discorso valga in altri ambiti) è molto diffusa
>il "policy-making by leaks", ovvero il forzare la mano al proprio
>potenziale avversario facendo trapelare certe informazioni suppostamente
>segrete. In questo contesto, come posizionare Wikileaks e in particolare
>le ultime "rivelazioni" sull'Afghanistan? Proprio oggi Lucio Caracciolo
>su Repubblica scrive dei suoi dubbi che tutto questo materiale possa
>essere passato per le mani di un soldato ventiduenne che l'avrebbe poi
>passato a Wikileaks, così come vuole la vulgata ufficiale.
>
>Grazie per le vostre riflessioni,
>
>Andrea
>
>
>
>_______________________________________________
>nexa mailing list
>nexa@server-nexa.polito.it
>https://server-nexa.polito.it/cgi-bin/mailman/listinfo/nexa
>