On Wed, 23 Dec 2020 17:52:11 +0100 D. Davide Lamanna wrote:
per me le nostre posizioni sono più che conciliabili: sono di fatto equivalenti.
Per quanto riguarda il breve periodo, sì.
Se parliamo di Cloud, suggerirei di parlare di una "Community Cloud" di proprietà e controllo della PA Italiana.
Sono d'accordo: è urgente, ne abbiamo bisogno entro febbraio 2020. :-) Però Raffaele, se parliamo di un fondo che, come notava Marco Ciurcina, "guarda al futuro, alle prossime generazioni e dovrà essere realizzato attuando i valori dell'UE", allora limitarci a chiedere la realizzazione di una "Community Cloud" basata su software libero... mi sembra un po' miope. Una solida infrastruttura informatica per la PA ci servirebbe come il pane e chi di voi mi conosce può avere un'idea di quanto mi sia battuto per proteggere le scuole delle mie figlie dai GAFAM. Ma vorrei che guardassimo anche più in là. Vi faccio degli esempi concreti. Come vedreste la realizzazione di un grande piano educativo che permetta di integrare l'Informatica nello sviluppo formativo sin dalle elementari? Niente computer alle elementari: gli insegnamo la differenza fra informazione e dato, fra algoritmo e programma, gli insegnamo cos'è un bug, gli insegnamo il routing IP facendoli giocare a fare il router, gli insegniamo come funziona un DNS usando un'agenda telefonica, ed in quinta elementare gli facciamo implementare un filesystem con carta e matita, usando un blocco notes come disco fisso (i fogli sono i settori, sostanzialmente fanno un indice nome file -> numero foglio, dimensione) e gli insegnamo a cifrare i dati in modo sicuro (One Time Pad implementato con l'aritmetica modulare) e magari anche le basi della analisi delle frequenze. Alle medie a quel punto sono pronti per iniziare a capire cos'è un elaborazione, cos'è un processo, cos'è un'applicazione, cos'è una porta TCP, cos'è un kernel... possiamo insegnarli ad usare una shell, telnet (sì lo so... ma è didattica! :-D), HTTP, FTP, SMTP... possiamo permettergli di costruire una pagina HTML (MA MAI JavaScript! >:-( ) sul sito della scuola, possiamo offrirgli un ambiente social protetto dove sperimentare (e sbagliare!) Alle superiori potremmo iniziare ad installare un sistema operativo, a compilare i programmi da sorgente, a pasticciarli, romperli, sistemarli. Per la fine del percorso, avremmo giovani cittadini cibernetici capaci di usare gli automatismi che li circondano senza esserne manipolati. Come vedreste un sistemista Linux in ogni scuola/plesso? I suoi compiti consisterebbero nel: - gestire la rete scolastica: - firewall - DMZ con i servizi raggiungibili dall'esterno (Moodle, Jitsi, Riot, sito web della scuola, registro elettronico, mailing lists etc... tutto software libero) - firewall - intranet scolastica, installando e manutenendo i desktop Linux con il software libero necessario - tenere corsi per i docenti in modo da metterli in condizione di essere autonomi nelle attività che li riguardano - aggiornare il sito con i materiali didattici che realizzano - amministrare le mailing list di loro competenza etc... - tenere lezioni di informatica per gli studenti (anzitutto reti e programmazione) Come vedreste la realizzazione di una rete di insegnanti che si scambiano materiali didattici (Creative Commons) organizzati per ciclo e materia e ospitati su un Community Cloud del Ministero dell'Istruzione (OVVIAMENTE senza Google Analytics ad osservare loro e gli studenti, come avviene oggi sul sito del Ministero: https://www.miur.gov.it/) Come vedreste lo sviluppo di un sistema operativo distribuito libero basato su seL4, sviluppato DA ZERO (tanto poi si possono riusare i driver Linux eseguendolo come un processo) per essere LEGGIBILE. Non dovrebbe essere compatibile con lo schifo che ci circonda, ma nel lungo periodo dovrebbe fornire funzionalità ancora migliori e componibili, comprensibili, leggibili, modificabili. Come vedreste la progettazione di nuovi protocolli di comunicazione, progettati per essere SEMPLICI, comprensibili, debuggabili e sicuri? Insomma, se provassimo davvero a pensare alla prossima generazione di europei ed italiani? Se provassimo a chiederci: "cosa gli servirà?" e ne deducessimo cosa dobbiamo preparare per loro? Proviamo ad immaginare come l'informatica potrà servire i nostri figli? Giacomo