No, no :) sono da sempre un grande sostenitore dell'industria indipendente a livello musicale e un fan soprattutto del jazz e della musica classica e sono d'accordo sul fatto che i nuovi scenari digitali offrano molte possibilita' di sviluppo e di visibilita' a chi non e' nei circuiti delle majors e delle star.
Credo pero' che proprio per questi soggesti si sia posto fin da subito il problema di come remunerare le proprie produzioni discografiche in maniera alternativa a quella tradizionale (il c.d. "ownership model", e cioe' la vendita di esemplari tipo CD, DVD o anche downloads), essendosi affermato su Internet il modello della gratuita' dell'accesso a tali produzioni (anche con l'affermarsi di licenze come quelle di Creative Commons).
 
il discorso che fa ANICA lo comprendo perche' - a differenza della produzione musicale - la produzione audiovisiva o cinematografica indipendente non ha la "valvola di sfogo" dei concerti e delle manifestazioni dal vivo, con cui poi alla fine i musicisti indipendenti tendono a campare facendosi pagare i concerti un po' di piu' o vendendo dischi, gadget, etc etc.
La produzione cinematografica e' un'arte non performativa, volendo distinguerla dal teatro, e cioe' e' strettamente legata alla fissazione di immagini e suoni che non possono esser replicati dal vivo...
Certo, esiste sempre il business delle proiezioni in luoghi dove per accedere e' necessario pagare un biglietto, ma credo comunque che la distinzione abbia grande rilevanza.
 
By the way: il disco piu' venduto dell'ultimo decennio e' l'ultimo album di Adele, che e' di XL Recordings (indie).
Buon week end a tutti, g.

Il giorno 23 marzo 2012 17:03, Blengino <blengino@penalistiassociati.it> ha scritto:

Anche il fatto che l’industria musicale indipendente sia stata “distrutta” mi pare osservazione singolare.

Probabilmente alcune etichette tradizionali (indipendenti e non) sono morte, com’è morta l’editoria a stampa della pornografia (non vuol esser ingiurioso il paragone), ma la “produzione” musicale  indipendente con nuove forme di distribuzione mi pare abbia prodotto un aumento di offerta e fruizione. Mio figlio sente robe fichissime che non so dove tiri fuori, ma son distribuite da nuovi aggregatori indipendenti...Gia sento gli strali di Giuseppe...

 


Da: nexa-bounces@server-nexa.polito.it [mailto:nexa-bounces@server-nexa.polito.it] Per conto di J.C. DE MARTIN
Inviato: venerdì 23 marzo 2012 16.10
A: nexa@server-nexa.polito.it
Oggetto: Re: [nexa] Fwd: ANICA INFORMA: Disappunto del Presidente ANICA Riccardo Tozzi per l'audizione al Senato del Presidente AGCOM Corrado Calabrò

 

Si, l'avevo notato. Piuttosto in contraddizione col fatto che in realta'
si tratta di un comunicato di pubblico dominio:
http://www.anica.it/online/index.php/news/395-disappunto-anica-per-laudizione-al-senato-del-presidente-agcom-corrado-calabro.html

Mah.

juan carlos



David Orban wrote (On 03/23/2012 04:03 PM):

Non sono il corretto destinatario di questo messaggio, quindi, come avverte la nota a pie' di pagina, non posso fare uso delle informazioni in esso contenute.

 

Meglio così.

 
David Orban
skype, twitter, linkedin, sl, etc: davidorban

2012/3/23 J.C. DE MARTIN <demartin@polito.it>

"prevale sulla difesa della libertà d'espressione": uh?

juan carlos



-------- Original Message --------

Subject:

ANICA INFORMA: Disappunto del Presidente ANICA Riccardo Tozzi per l'audizione al Senato del Presidente AGCOM Corrado Calabrò

Date:

Fri, 23 Mar 2012 15:38:08 +0100

From:

COMUNICAZIONE ANICA <anica.informa@anica.it>

To:

COMUNICAZIONE ANICA <anica.informa@anica.it>

 

Disappunto del Presidente ANICA Riccardo Tozzi per l’audizione al Senato del Presidente AGCOM Corrado Calabrò

“Farsesca, è il termine che viene spontaneo utilizzare per definire l'audizione del presidente dell'AGCOM presso le commissioni parlamentari del Senato.

Calabrò, dopo aver rivendicato per mesi la competenza dell'Agenzia a regolamentare in materia di diritto d'autore, ha scoperto in extremis di essersi sbagliato. Tutto il lavoro di un ente così costoso e complicato sarebbe dunque stato tempo perso.

La questione è rimandata al Parlamento che, come non se n'è occupato per cinque anni, continuerà prevedibilmente a non occuparsene. La pirateria potrà così continuare indisturbata a distruggere l'industria cinematografica, come ha già fatto con l'industria musicale indipendente.

La diffusa "sensibilità" al voto del "popolo della rete" e agli interessi dei grandi aggregatori (americani) prevale sulla difesa della libertà d'espressione e della sopravvivenza dell'industria culturale nazionale.

A questo punto resta solo da sperare nell'intervento di un Governo che, come quello attuale, sa capire, sa agire e sa farlo nell'interesse del Paese.”

 

 

 

 

UFFICIO STAMPA ANICA
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