Il racconto in [2] è abbastanza fazioso.
Intanto MS-DOS non era stato sviluppato da Gates-Allen, ma era stato sviluppato da Tim Patterson, copiando largamente da CP/M, ed era stato acquisito da Gates in maniera surrettizia.

https://en.wikipedia.org/wiki/MS-DOS

Olivetti a quel tempo aveva già un suo PC (M-20), che girava sia PC/M che il suo proprio PCOS (https://en.wikipedia.org/wiki/Olivetti_M20#PCOS)
Quindi indubbiamente Olivetti era in grado di gestire i propri SO.
A quel tempo quasi tutto il software per PC girava su CP/M, compreso Apple II/
Semmai il problema di Olivetti era di avere troppi OS da gestire, e di non poter stare dietro a tutti, che si rivelò letale quando negli anni successivi si trovò a non saper scegliere tra diverse piattaforme (x86, M68000, Alpha) e SO (DOS, Unix, VMS). Come l’asino di Buridiana, volendo seguirle tutte, finì per digiunare.

Il colpo grosso di Gates fu di convincere IBM ad adottare MS-DOS sui sui nuovi PC, anche questo attraverso un colpo di mano. IBM pensava di farlo proprio sviluppandolo in casa, invece Gates lo vendette agli altri produttori di IBM compatibles, mettendo fuori gioco IBM.
Questo fece la fortuna di Gates e la disgrazia di IBM, e rese MS-DOS vincente, non perché migliore, ma perché lo usavano tutti gli altri, ossia coloro che sapevano fare HW ma non SW.
Anche se Olivetti lo avesse acquisito, non le sarebbe servito a molto.

Olivetti fu invece molto rapida a introdurre un PC IBM compatibile, a partire dall’esperienza dell M-20, del gruppo di Maccari di Pisa in collaborazione con la sede di Cupertino. e per diversi anni fu il leader mondiale dei PC compatibili, prodotti nella fabbrica automatizzata di Scarmagno. E naturalmente adottò anch’esso MS-DOS.
Quindi aver fatto esperienza con un suo proprio prodotto fu indubbiamente utile per conquistare quella leadership.

Quanto al multiuser, "Microsoft omitted multi-user support from MS-DOS because Microsoft's Unix-based operating system, Xenix, was fully multi-user”.
Invece Olivetti aveva già cominciato a lavorare su Unix.
Ho avuto un ruolo personale, in quanto inviati e accompagnai personalmente Bill Joy a installare a Ivrea, per la Direzione Sviluppo Word Processing e Office Automation, diretta da Gianni Granata, la prima versione di BSD 4.1 mai Installata fuori dagli USA, nel 1981.

— Beppe

On 10 Jan 2021, at 12:00, nexa-request@server-nexa.polito.it wrote:

From: Antonio Iacono <antiac@gmail.com>
To: Nexa <nexa@server-nexa.polito.it>
Subject: [nexa] Quando la Olivetti non credette nel linguaggio del
programmatore americano Bill Gates
Message-ID:
<CAPN6PEQAkaNKxCuUZ7yYMg3F+ZTNs6ZwSdwZ9u=3pB3AUUqGBg@mail.gmail.com>
Content-Type: text/plain; charset="UTF-8"

Gli inglesi la chiamano serendipity. Il trovare qualcosa di
interessante mentre si sta cercando altro.
Ed è quello che mi è appena successo scovando, nel maremagnum della
rete, il sito [1]
del Museo dina­mi­co del­la tec­no­lo­gia ?Adria­no Oli­vet­ti? zeppo
di articoli degni di essere segnalati. Come quello in oggetto [2] o il
racconto ("Qua la mano, signor Robot") del celebre psicologo e padre
della psicoanalisi italiana Cesare Musatti [3].

Antonio

[1]
http://museocasertaolivetti.altervista.org/
[2]
http://museocasertaolivetti.altervista.org/quando-la-olivetti-non-credette-nel-linguaggio-dal-programmatore-americano-bill-gates/
[3]
http://museocasertaolivetti.altervista.org/qua-la-mano-signor-robot/