Il giorno 21 marzo 2018 12:35, lilo <al3lilo@autistici.org> ha scritto:
quindi ne deduco che parli di hackmeeting.org
Già esattamente: https://www.hackmeeting.org/hackit02/ :-D
Molti dormivano letteralmente sotto il tavolo. Il disordine regnava sovrano. E' stata sicuramente una esperienza molto divertente. Ma dubito che una riga del codice scritto in quella occasione abbia mai visto la produzione... :-)
invece dagli hackit sono nati progetti come il freepto https://github.com/AvANa-BBS/freepto-lb, ad esempio, o il tomb, dyne. e altro.
Felicissimo di essere smentito! :-D
Nella mia esperienza, lavorare così tante ore è incompatibile con qualsiasi forma di creatività, retribuita o meno.
non per gli hackers. il motivo e' che non viene percepito, e figuriamoci adottato, come un "lavoro":
appartiene a quel posticino in noi che si chiama "passione".
Su questo mi permetto di dissentire. Anzittutto "lavorare" non è una parolaccia (non a caso è il fondamento della nostra repubblica), e non è necessariamente legato ad un profitto. Lavorare gratuitamente è comunque lavorare. Lo è nel terzo settore, per esempio. E lo è anche per quando programmo per curiosità. Poi io sono un po' allergico alla retorica della "passione". Il termine deriva dal verbo latino "patior" che significa subire, patire. E' il contrario della azione: è una rinuncia alla libertà e alla responsabilità che questa comporta. Programmare "per passione" dunque non è hacking, perché manca della piena libertà che questa attività presuppone. Infine, concretamente, il cervello di un hacker funziona pressappoco come il cervello di qualsiasi altro sapiens sapiens. Dovendo utilizzare strumenti matematici (fra cui i computer) la creatività di un hacker presuppone calma e lucità. Ora, magari è questione di età, ma nei periodi in cui programmo più di 12 ore al giorno faccio errori banali dalle conseguenze devastanti: sopravvaluto alcuni problemi, me ne sfuggono altri, non riesco a cogliere il sistema nella sua interezza. Ma naturalmente, mentre lo faccio, sono assolutamente confidente della correttezza delle mie valutazioni e della eleganza delle mie soluzioni. Grazie a Dio, i bug mi ricordano che sono un essere umano. ;-) E di solito, quando sono lucido, dopo qualche SETTIMANA di recupero, trovo soluzioni CREATIVE che EVITANO i problemi.
Dunque c'è probabilmente poco di "hacker" quel contesto. Ma che ci vuoi fare, è marketing: fa figo e non impegna.
no guarda, di hacking ci sta sicuro tutto.
Bah... mi fido... ma il nome stesso, "hackathon" puzza di agonismo... Tutti gli hacker che conosco non si curano particolarmente di far vedere i muscoli.
di certo ci sono le persone skillate, giovani a caccia di un lavoro, aziende a caccia di giovani.
Ecco appunto. Uno strumento di marketing per giovani "skillati" e aziende a caccia di giovani (magari un po' ingenui... da pagar poco?) Gli hacker sono semplicemente un'altra cosa...
Magari, siamo solo troppo vecchi. I sociologi poi sono vecchi per definizione. Quelli che... non li fanno più gli hackmeeting di una volta! :-D
li fanno avoglia :) ma NON sono hackaton. distinguere e conoscere le differenze fa capire il thread "hackaton && exoploitation"
Certo che li fanno ancora... :-) Io opponevo scherzosamente gli hacker negli hackmeeting con i "giovani skillati" degli hackaton.
e non si e' mai troppo vecchi per imparare a quotare le mail, soprattutto dentro una mailinglist. lol
Oh caspita... ho sbagliato una citazione? Scusa... Giacomo