Ciao Stefano, On Sat, 23 Jan 2021 11:29:13 +0100 Stefano Quintarelli wrote:
pp.ss. per me non se ne esce, ragionando in questi termini assolutisti bianco/nero.
di solito, quando un modello risulta inadatto a spiegare la realtà ci sono tre possibili approcci: - far finta di niente, ignorare o razionalizzare l'incoerenza fra il modello e le osservazioni della realtà (pensa ai modelli liberali dell'economia capitalista, come la tricke-down theory, la mano invisibile nell'economia globale etc...) - complicare il modello introducendo più regole, in grado di ricomprendere le incoerenze emerse fintanto che non ne emerge una nuova (pensa alle splendide cosmologie medioevali) - cercare un nuovo modello, più semplice ma necessariamente "rivoluzionario" ed incompatibile con le narrazioni preesistenti (pensa a Galileo, Einstein o Heisenberg...) Alla fine solo il terzo approccio produce progresso per l'umanità, ma tipicamente è il più difficile per diverse ragioni: - difficilmente può venire da chi è immerso nella visione dominante che anzi tenterà di ostacolare (in buona fede!) qualsiasi modello troppo lontano dal set di credenze su cui si fonda la propria identità - richiede l'ideazione di un nuovo sistema di assi ortogonali, di dimensioni indipendenti attraverso cui descrivere e spiegare il mondo Oltre alla difficoltà di identificare in modo chiaro e comunicabile questi nuovi sistemi interpretativi ed al coraggio necessario a proporli a chi, in qualsiasi contesto stabile ed integrato, NON LI VUOLE NEMMENO PRENDERE IN CONSIDERAZIONE, c'è il problema che questi sono intrinsecamente incompatibili con le credenze pregresse su cui si sono costruiti i sistemi di potere e di dipendenza pre-esistenti. Dunque attenzione: non è questione di cercare scale di grigi ma di intuire l'idea del colore, spesso senza poterlo percepire. Ieri Enrico Pasini, durante la conferenza AIUCD 2021, citava (se ricordo bene) la sorpresa degli studenti di Filosofia della Musica rispetto al fatto che il proprio professore non sapesse leggere la musica. Si ragionava sulla domanda se si potesse ragionare di Informatica, attraverso la finzione narrativa del "Digitale", senza essere in grado di "farla" (programmare etc..) ovvero studiando la punta dell'iceberg con un cucchiaino. Ho trovato l'osservazione interessante ma credo che nell'ambito di cui parliamo spesso siamo di fronte a qualcosa di diverso: è come se ascoltassimo Professori di Filosofia della Musica.. sordi dalla nascita. Peggio: è come se a loro affidassimo la regolamentazione della materia!
bisogna regolare scala e velocita' (degli utenti). free speech is not free reach; da grandi audience (di un utente) derivano grandi responsabilita'. IMHO
Considerazioni che sento da anni nel fediverse, ma che ritengo ancora ancorate a modelli interpretativi da superare. Se l'incitazione alla violenza è un reato, tale deve essere dentro e fuori un qualsiasi canale comunicativo. Possiamo al limite parlare di aggravanti, ma per chi compie il reato, non per chi gli offre un canale di comunicazione. Il problema è SOLO la dimensione di questi canali, perché se fossero (molto) più piccoli non porrebbero alcun problema. Fingere che con la dovuta regolamentazione, Twitter, Facebook & friends potranno (e dovranno) arginare il prossimo Trump è nascondere la testa sotto la sabbia. Anche senza i GAFAM i problemi e le paure degli statunitensi che li hanno spinti fra le braccia di Trump sarebbero rimasti. Fingere che non userebbero tale regolamentazione per arginare il prossimo Mandela o il prossimo Galileo o il prossimo Malcolm X o il prossimo Garibaldi... è nascondere la testa sotto la sabbia. Promettere di fare i buoni è molto facile quando NESSUNO può comprendere o rivelare cosa fai davvero. E' necessario un nuovo framework interpretativo. Almeno se ci interessa salvare la Democrazia. Giacomo