Ciao, JC. Non ci provo neanche, a rispondere "con certezza" alle tue domande... Ma mi permetto una critica secca al discorso in generale: quando un sistema non funziona (o è addirittura "marcio", ...cosa che con molta frutta si vede solo dopo che l'hai aperta in due), NON ha molto senso porsi tanti bei quesiti, restando dentro la logica della situazione in atto. Serve decidersi a cambiare le cose. E lì, solo lì e non nei proclami, vedi quanto la gente voglia, o non voglia / sappia, cambiarle. Non ho esperienza politica diretta, ma sono stato vicino a chi ha provato a cambiare un po' le cose... Dopo riflessioni e rimuginii (cfr. http://www.ybnd.eu/docs/Soc_aper_adul.pdf) e tentativi di quantificare anche le dimensioni del problema (dal lato economico, visto che da quello democratico non è cosa facile, cfr. http://www.ybnd.eu/docs/Sic_est_Iw.pdf), ho capito(?) che le cose si dovessero cambiare dal basso, e ci ho provato per cinque anni (cfr. http://www.ybnd.eu/docs/Mat_fibra.pdf). Ho incontrato dei bei muri di gomma, ma poi ho dovuto ammettere con me stesso che -- in forma diversa -- il vecchio "panem et circenses" ancora vale (poi ripreso in un paio di capitoli da Tocqueville...). Se obnubili la gente con specchietti per le allodole, nani e ballerine, e poi gadget elettronici (il tutto ben segmentato per classe sociale), la tua beata "democrazia" te la puoi anche dimenticare, ESSENZIALMENTE perché la gente NON è più disposta ad alzare un dito e muoversi per prendere il controllo del proprio futuro. Quando ho cercato di proporre qualcosa del genere (un cambiamento tecnologico, che sarebbe divenuto anche democratico) con la "fibra dei cittadini", in quella breve finestra tecnologica in cui la gente l'avrebbe potuta capire, ho compreso che DI FATTO la gente si aspetta di "comprare da altri" l'idea di come possa configurarsi il proprio futuro. Il '68 è morto e sepolto, nella mente delle persone, "vivacchiando" solo in quelle degli anziani che allora c'erano. Persino la liberazione femminile, voluta da tutti, maschi e femmine (a parte quelli che vogliono ancora vietare l'aborto), è diventata la caricatura di se stessa... Dopo che hai elencato le (attualissime) domande che ti poni, e ti sei chiesto chi avrebbe potuto risponderti "con certezza", cerca di vedere di esserti "chiuso" nel panem et circenses di oggi, e quindi di muoverti in un terreno comunque "fangoso", in qualunque direzione tu voglia provare ad andare... E' CERTO che NON ci sono risposte decenti, sensate, attuabili ed efficaci alle tante domande che poni. Il 2024-12-08 09:07 J.C. DE MARTIN ha scritto:
Caro Guido,
a prescindere dal tuo riferimento alle "Giubbe Rosse", che solo tu sai che cosa c'entrino, la questione mi sembra decisamente più complicata di come la poni tu.
Qualcuno che mi sembra colga la complessità (oltre che la delicatezza) del tema è il giornalista Alessandro Gilioli. Riporto un suo post di ieri dal suo profilo pubblico su Facebook.
jc
Se ho capito bene, in Romania le elezioni sono state annullate non per brogli sulle schede ma per una pesante campagna sui social a favore di un candidato attuata con tutti gli strumenti tecnologici possibili, inclusi i bot e i falsi profili; questa campagna, secondo la Corte costituzionale di Bucarest, è stata orchestrata e finanziata da Mosca, di cui questo candidato è simpatizzante.
Propongo, se possibile, di provare a staccarci un attimo dall'immediata simpatia-antipatia tifosa (i filo Putin oggi gridano al golpe, gli anti Putin alle interferenze russe) per ragionare invece sul la questione delle questioni: in democrazia, quali mezzi sono leciti e quali illeciti nella creazione del consenso?
E, soprattutto, sono "democraticamente valide" o no quelle elezioni in cui il consenso popolare è chiaro ma è stato creato anche utilizzando in modo estremo ogni potenziale tecnologia dei mezzi di comunicazione, inclusi bot, gli algoritmi e magari l'AI?
Nel nostro piccolo, in Italia abbiamo avuto un precedente dell'era pre internet: quando il proprietario di tre reti televisive nazionali le mise tutte e tre al servizio del suo nuovo partito, inclusi i Mike Bongiorno, i Raimondo Vianello e le Ambra Angiolini. Noi antiberlusconiani al tempo parlavamo di conflitto di interessi e quindi di iniquità di elezioni in cui uno dei contendenti aveva soldi e soprattutto media per creare il consenso. Ci rispondevano che il consenso popolare vale comunque - se è chiaro ed espresso nell'urna - e che era offensivo verso gli elettori sostenere che fossero quasi degli infermi di mente, incapaci di decidere con la propria testa. In ogni caso quel partito prese il 30 per cento meno di sei mesi dopo la sua creazione e nessuno pensò di invalidare quelle elezioni per l'uso massiccio di media privati a favore di una parte.
Da allora il quadro mediatico è fortemente cambiato, le tivù contano meno, c'è la rete e appunto ci sono i bot.
Nel caso di specie - il vago paragone fra Italia 1994 e Romania 2024 - ci sono poi altre grosse differenze: allora non ci fu alcuna ingerenza straniera, ad esempio; oppure, semplicemente, nel caso di Berlusconi non c'era niente di segreto (la persuasione delle reti Fininvest era trasparente, evidente) mentre nelle elezioni romene sarebbe stata occulta, il che non è una differenza da poco. Tuttavia noi avevamo i falsi sondaggi di Diakron per creare l'effetto band-wagoning: una cosa non molto diversa dai falsi account, e con esiti simili.
(per inciso, aggiungo che l'utilizzo nascosto di bot, algoritmi di rimbalzo e account fasulli non è mancato neppure da noi, basti pensare alla "Bestia" di Salvini, nei suoi tempi d'oro)
Resta comunque la questione di fondo, che ovviamente va ben oltre sia il vecchio caso italiano sia quello attuale romeno: è democraticamente valido o no il voto espresso dagli elettori quando una campagna mediatica ben orchestrata e ben pagata ne ha influenzato una parte magari decisiva?
La questione di fondo investe anche le democrazie occidentali. Non solo per il rischio di campagne occulte orchestrate all'estero ma anche per quello che già da decenni accade, a partire dagli Stati Uniti dove il budget per gli spot è un elemento fondamentale per creare consenso, diventando poi peraltro strumento di ricatto dei donatori verso la politica; oppure per quello che è accaduto di redente, con l'uso del social di Elon Musk a favore di Trump.
Quali sono dunque le regole certe che una democrazia deve darsi perché il voto possa considerarsi "non manipolato" o manipolato il meno possibile? Quali sono i limiti invalicabili, se ce ne sono?
E possono queste regole - se mai volessimo darcele - stare al passo con i progressi rapidissimi delle tecnologie?
E ancora: sarebbero applicabili a livello di elezioni nazionali in un mondo tecnologicamente così interconnesso oppure no? E se sì, come? E quale organo neutrale può essere chiamato a decidere se un'elezione è democraticamente valida o è stata manipolata?
Auguri a chi riesce a rispondere con certezza.