Di fronte ai piani di
digitalizzazione massiva del paese (e dei relativi fondi
d’emanazione comunitaria), non si può non notare come ci
troviamo di fronte ad un pesante colonialismo digitale di
matrice statunitense:
- TIM si
allea con Google
- Leonardo
si allea con Microsoft
-
Fincantieri si allea con Amazon
Ciascuno
di questi 3 major player italiani, in un modo o in un altro, hanno
stretto partnership molto forte con i rispettivi Cloud Provider,
proprio per i loro Cloud Services.
Facciamoci
una domanda forte:
Queste 3
alleanze sono legali o illegali rispetto a quanto sancito dal caso
Schrems-II su EU-US Data Transfer rispetto ai poteri e obblighi
derivanti dal Cloud Act?
Dipende!
SCENARIO
BUONO:
Google,
Microsoft e Amazon forniscono rispettivamente una “Licenza
Software o Hardware” che viene impiegata su sistemi di proprietà
di e sotto l’esclusiva gestione informatica di TIM, Leonardo e
Fincantieri?
SCENARIO
CATTIVO:
Google,
Microsoft e Amazon erogano un servizio, i cui sistemi informativi
di base sono gestiti remotamente in tutto o in parte dal vendor
statunitense, che il partner italiano con accordi più commerciali
o più industriali rivende?
Ecco,
perché se ci trovassimo di fronte allo scenario CATTIVO, e cioè
Google, Microsoft e Amazon fossero nella “sostanziale” condizione
di dovere adempiere ad un ordine del Governo degli Stati Uniti
D’America secondo quanto stabilito dal Cloud Act…. credo che
l’Italia abbia un grande problema.
Prendiamo
un esempio, spacchettiamolo, TIM e Google costituiscono una
società assieme, creando un datacenter apposito (CAPEX come se
piovesse) con dentro cemento, fibre, server, rack e quant’altro.
Dentro
quella “infrastruttura as a service” ci gira software e tecnologia
proprietaria di Google.
Google
consegna un pacchetto software in licenza a TIM (o alla loro
società di scopo) la quale eroga un servizio, o facendo una DPIA
(Data Privacy Impact Assessment) magari scopriremmo che dipendenti
di Google hanno sostanziale accesso a tutta l’infrastruttura di
erogazione del servizio a più basso livello, e potrebbero quindi
trovarsi ad adempiere ad un ordine del Governo Statunitense?
Ecco,
credo che su questo tema sia necessario un messaggio molto forte,
un confronto molto forte, perché potremmo trovarci dinanzi ai
major player Italiani con strategie illegali e che mettono a
repentaglio la protezione dei dati.
Credo che
questo argomento meriti d’essere condiviso e comunicato ai massimi
livelli affinché il Garante per la Protezione dei Dati Personali
possa aprire una istruttoria, anzi 3 istruttorie, per vederci
chiaro e rispondere ad una domanda molto semplice nei 3 rispettivi
quadri di accordi di partnership TIM-Google, Leonardo-Microsoft,
Fincantieri-Amazon:
Possono,
operativamente e sostanzialmente, le rispettive aziende a
controllo statunitensi trovarsi nella condizione di dovere
eseguire un ordine del Governo Statunitense, riuscendo ad accedere
a dati e informazioni di persone fisiche e giuridiche italiane?
Per
rispondere a questa domanda, non bastano i comunicati stampa,
serve una istruttoria del garante, ed è ben chiaro di fronte a
quali resistenze politiche questi si troverebbe nel mettere a
repentaglio strategie industriali di giganti Italiani e
Statunitensi!
Fabio
* TIM
*
Fincantieri
* Leonardo